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Incendio alla Delca Energy, Legambiente Valdera: “Preoccupazione per ambiente e salute, servono dati trasparenti e più controlli”

VICOPISANO– Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Legambiente Valdera.

In merito al grave incendio divampato nella mattinata di oggi presso il capannone della società Delca Energy, a Vicopisano, Legambiente Valdera esprime “profonda preoccupazione per l’impatto ambientale e sulla salute pubblica generato dalla densa colonna di fumo nero che ha interessato l’area”.

L’impianto, ricorda l’associazione, si occupa della selezione, triturazione e trasformazione di materiali plastici in materie prime seconde e Combustibile Solido Secondario, destinato a usi industriali, come ad esempio nei cementifici.

Questo episodio – afferma Legambiente Valdera – non può essere considerato in modo isolato. Nell’area pisana, e in Valdera in particolare, si trattano e smaltiscono oltre il 50% dei rifiuti dell’intera Toscana. Una tale concentrazione di impianti comporta inevitabilmente un maggiore rischio di incidenti e incendi rispetto ad altre aree della regione, rendendo il tema della sicurezza industriale una priorità assoluta per il territorio”.

L’associazione pone quindi una questione di fondo: “È sensato concentrare grandi quantità di materiali combustibili in aree così vicine alla vita quotidiana, come scuole, case, campi e strade? A chi giova realmente il business dei rifiuti?”.

Legambiente richiama anche alcuni precedenti che hanno interessato il territorio, a partire dall’incendio che colpì la stessa Delca Energy nel giugno 2020, fino al rogo di vaste proporzioni avvenuto nel 2024 presso l’impianto Geofor di Pontedera.

Il ripetersi di tali eventi a distanza di pochi anni – prosegue la nota – solleva interrogativi non più rinviabili sulla tenuta del sistema di prevenzione”.

La preoccupazione principale riguarda la tutela della salute. Secondo Legambiente Valdera, la combustione di materiali plastici può generare sostanze tossiche, come diossine e furani, classificate come cancerogene e interferenti endocrini, capaci di accumularsi nei tessuti degli organismi viventi e di persistere a lungo nell’ambiente.

È fondamentale – sottolinea l’associazione – che i monitoraggi di ARPAT forniscano dati certi e trasparenti sulla qualità dell’aria e sulle ricadute al suolo”.

Legambiente Valdera auspica inoltre che le autorità competenti facciano piena luce sulle cause dell’innesco. Pur restando in attesa degli accertamenti ufficiali, l’associazione ritiene “tecnicamente improbabile l’ipotesi di una pura autocombustione del materiale plastico, che richiederebbe temperature superiori ai 300 gradi, a meno di condizioni ambientali o di stoccaggio molto specifiche”.

È pertanto necessario – si legge ancora – verificare se l’origine del rogo sia da attribuire a malfunzionamenti degli impianti, a un eccessivo stoccaggio dei rifiuti o ad altre cause ancora da accertare”.

L’associazione evidenzia come, negli ultimi tempi, si siano verificati episodi analoghi in Toscana, citando l’incendio di gennaio nel deposito Alia a Campi Bisenzio e quello della scorsa settimana nel deposito di Salinetti, a Capannori.

Questi eventi – osserva Legambiente Valdera – si inseriscono in una forte crisi del mercato delle plastiche riciclate eterogenee, che porta all’accumulo nei depositi di grandi quantità di materiali che non trovano sbocco. Forse, per alcuni materiali difficilmente riciclabili, l’economia circolare non è sufficiente: occorre pensare a una riduzione a monte, evitando o tassando la produzione di manufatti realizzati con materiali problematici e privilegiando invece materiali realmente riciclabili o compostabili”.

Legambiente pone infine il tema dell’adeguatezza delle misure di prevenzione e protezione antincendio.

Ci chiediamo – afferma l’associazione – se quanto previsto dal Certificato di Prevenzione Incendi sia stato pienamente rispettato e, soprattutto, se tale certificato fosse aggiornato rispetto ai carichi di incendio effettivamente presenti nel capannone”.

Per Legambiente Valdera è necessario passare da una “prevenzione amministrativa” a una pratica industriale rigorosa, che includa sensori termici, distanze realmente efficaci tra i cumuli, sistemi automatici di spegnimento calibrati sui rifiuti plastici e controlli più incisivi da parte delle autorità competenti.

Dopo il rogo arriveranno analisi, comunicati e rassicurazioni – conclude Legambiente Valdera –. Confidiamo in un approccio di massima trasparenza da parte della società e delle istituzioni, con la diffusione di tutti i dati raccolti attraverso le analisi effettuate, affinché la sicurezza ambientale non resti un concetto teorico ma diventi una garanzia tangibile per i cittadini della Valdera”.

Last modified: Giugno 9, 2026
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