PISA – Le Associazioni: Amici della Terra Versilia, Comitato Difesa Alberi Pisa, Comitato Permanente per la Difesa di Coltano, Italia Nostra Pisa, LIPU Pisa, WWF Alta Toscana, vista l’emergenza legata alla cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis), parassita alieno invasivo che sta devastando le pinete litoranee e i pini domestici (Pinus pinea) in ambito urbano portandoli a rapido disseccamento, accolgono favorevolmente la richiesta avanzata dal presidente Bani. Ci auguriamo che il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) disponga presto dei dati necessari per accelerare l’immissione su scala regionale di Thalassa montezumae.
Questo coccinellide predatore, originario dei Caraibi e selezionato dal CREA per la lotta biologica classica, è stato recentemente oggetto a Napoli della prima liberazione sperimentale in campo al mondo per valutarne l’insediamento e l’impatto ecologico. Nell’attesa, è indispensabile che sia i privati sia gli enti pubblici facciano la loro parte. In ambito urbano ed extra-forestale è fondamentale intervenire, laddove agronomicamente fattibile, con l’endoterapia (iniezione di insetticidi sistemici o biostimolanti direttamente nel xilema della pianta). Pur non rappresentando una soluzione definitiva né applicabile a livello forestale, l’endoterapia costituisce un fondamentale strumento di mitigazione per contenere il deperimento e la produzione di melata e fumaggini, guadagnando tempo prezioso. Contemporaneamente, occorre sospendere con urgenza le operazioni di taglio nei
boschi.
Non si comprende infatti come, in piena emergenza fitosanitaria, si possa proseguire con tagli selvicolturali massicci. Tali interventi provocano un grave stress microclimatico ed ecologico al bosco e aumentano drasticamente il rischio di dispersione passiva (phoresy) di neanidi di cocciniglia ed ecotopi del parassita, veicolati dal passaggio e dalle vibrazioni dei macchinari e dal trasporto del legname non scortecciato. Questa criticità era già stata evidenziata nel gennaio 2025, quando lo stesso Servizio Fitosanitario Regionale
raccomandò massima cautela nell’ingresso con mezzi pesanti nei complessi boscati. Di fronte a soprassuoli forestali fortemente compromessi, s’impone una pausa di riflessione per valutare la sostenibilità di interventi così impattanti. Un richiamo specifico va rivolto alle opzioni di prevenzione AIB (Antincendio Boschivo). Sebbene la prevenzione sia prioritaria , l’attuale pianificazione AIB non appare adeguata al contesto d’emergenza. I tagli antincendio tendono infatti a eliminare indiscriminatamente il sottobosco e la rinnovazione naturale di latifoglie (come lecci, ornielli e roverelle).
Dal punto di vista ecofisiologico e microclimatico, questo diradamento:
Aumenta l’evapotraspirazione e la radiazione solare al suolo, innalzando la temperatura sottochioma e rendendo la necromassa residua più infiammabile;
Semplifica la struttura del bosco, riducendolo a un mono-piano arboreo fragile, senescente e già sotto stress per l’azione sinergica di T. parvicornis e della cocciniglia della corteccia (Matsuococcus feytaudi, parassita specifico del pino marittimo Pinus pinaster), con conseguente crollo della biodiversità e della resilienza dell’ecosistema.
Quanto già accaduto nelle pinete litoranee laziali (dove la scomparsa dei pini non è stata compensata da alcuna pianificazione di successione) dimostra che rischiamo di perdere per sempre questi ecosistemi. La rinnovazione spontanea di latifoglie rappresenta un processo di successione ecologica e rinaturalizzazione a costo zero: specie più idrofite e meno infiammabili sono destinate a sostituire gradualmente i pini destinati al deperimento.
Risulta altresì incomprensibile la scelta dell’Ente Parco di autorizzare tagli a raso delle pinete. Tali interventi lasciano suoli spogli e soggetti a erosione e inaridimento, bloccando ogni dinamica naturale, specie alla luce delle normative fitosanitarie che vietano il reimpianto di nuovi pini nelle aree infestate per evitare il perpetuarsi dell’infezione. Al contempo, assistiamo all’espansione spontanea di nuovi boschi mesofili di latifoglie in aree ex-agricole o marginali. Emblematico è il caso dei terreni rinaturalizzati presso le proprietà dell’Università di Pisa a San Piero a Grado (Centro Avanzi): neo-ecosistemi ad elevato valore ecologico ed erogatori di servizi ecosistemici che, non essendo catastalmente e pianificatoriamente censiti come “bosco” su carta, rimangono privi di qualsiasi tutela giuridico-ambientale.
Per fronteggiare l’emergenza fitosanitaria e tutelare l’evoluzione del paesaggio forestale, si chiede alla Regione di:
Stanziare fondi straordinari destinati al monitoraggio, alla ricerca applicata, alla lotta biologica con Thalassa montezumae e agli interventi di endoterapia sulle alberature di pregio;
Sospendere e rivedere i piani di taglio selvicolturali e AIB, inserendo protocolli fitosanitari vincolanti che vietino i tagli a raso e la rimozione della rinnovazione naturale durante le epidemie;
Censire e tutelare la rinaturalizzazione spontanea, garantendo vincoli di salvaguardia per i nuovi boschi di latifoglie (a partire dalle aree del Parco e dai terreni demaniali e universitari) quali pilastri della futura resilienza forestale del territorio
Last modified: Agosto 27, 2026



















