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Navigatori satellitari, quando li usano tutti aumentano traffico ed emissioni

Lo studio di Cnr-Isti e Università di Pisa: con la piena adozione delle app la diversità dei percorsi diminuisce fino al 14%

PISA – Le applicazioni di navigazione come Google Maps e TomTom aiutano ogni giorno milioni di automobilisti a scegliere il percorso più rapido o efficiente. Quando però vengono utilizzate contemporaneamente da migliaia di persone, possono concentrare il traffico su un numero ristretto di strade e, in alcune condizioni, ridurre o persino annullare i benefici ambientali attesi.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications, condotto da Giuliano Cornacchia, Mirco Nanni e Luca Pappalardo dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche, Cnr-Isti, e da Dino Pedreschi dell’Università di Pisa.

La ricerca ha analizzato attraverso simulazioni al computer il traffico di Firenze, Milano e Roma, combinando i dati GPS dei veicoli privati con i percorsi suggeriti da Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox.

«Abbiamo studiato diversi scenari, variando il carico di traffico e il tasso di adozione dei navigatori dallo 0%, quando nessun veicolo segue le indicazioni, al 100%, quando tutti si affidano a un servizio di navigazione», spiega Luca Pappalardo, primo ricercatore del Cnr-Isti, professore associato alla Scuola Normale Superiore e coordinatore dello studio. Le simulazioni hanno consentito di valutare gli effetti sulla distribuzione dei percorsi e sulle emissioni di anidride carbonica.

I risultati mostrano che, con l’aumento del numero di utenti, i veicoli tendono a essere indirizzati verso un insieme sempre più limitato di strade, in particolare autostrade e grandi arterie. Negli scenari di piena adozione, la diversità dei percorsi diminuisce fino al 14% rispetto alla situazione in cui nessun automobilista segue le indicazioni delle app.

«L’obiettivo non è stabilire se i navigatori siano positivi o negativi in sé – precisa Giuliano Cornacchia, primo autore della ricerca –. Questi strumenti possono offrire vantaggi al singolo automobilista, ma quando molti utenti ricevono indicazioni simili possono determinare effetti collettivi indesiderati sulla mobilità urbana».

Anche l’impatto ambientale varia in base alle condizioni. Con un traffico leggero, i navigatori contribuiscono generalmente a ridurre le emissioni. In presenza di una circolazione intensa, invece, i benefici si registrano soltanto quando il tasso di utilizzo rimane contenuto.

«Superata una soglia compresa generalmente tra il 60% e l’80%, variabile in base al servizio e alla città, i vantaggi si attenuano, scompaiono o possono persino trasformarsi in effetti negativi, come osservato in alcuni scenari simulati a Roma», sottolinea Dino Pedreschi, docente del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa.

Lo studio si inserisce nel più ampio progetto City-AI Coevolution, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il programma FIS, dedicato agli effetti degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale sulle scelte individuali e sui comportamenti collettivi.

«I navigatori rappresentano un esempio quotidiano di algoritmo che orienta una decisione personale, come la strada da percorrere, ma che, se adottato su larga scala, può modificare il comportamento di un’intera città», conclude Pappalardo.

La sfida sarà quindi progettare servizi di navigazione capaci non soltanto di ottimizzare il tragitto del singolo automobilista, ma anche di considerare le conseguenze complessive dei propri suggerimenti sulla mobilità e sull’ambiente urbano.

Last modified: Settembre 9, 2026
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