L’ex presidente del Consiglio ha presentato al Circolo ARCI di Pisanova il suo libro “Eravamo comunisti”, dialogando con Miguel Gotor e Daniela Preziosi. Dai ricordi della Scuola Normale alle lotte studentesche, dalla Primavera di Praga all’impegno nel PCI pisano: «A Pisa ho imparato a conoscere il popolo, la comunità e la pisanità».
PISA – “Ho vissuto tutto il mio Sessantotto a Pisa. È stato un anno decisivo, quello in cui ho scelto di dedicare la mia vita alla politica e al Partito Comunista Italiano“. Massimo D’Alema torna nella città che ha segnato la sua formazione politica e personale e riannoda il filo dei ricordi, tra gli anni alla Scuola Normale Superiore, le mobilitazioni studentesche, l’attività nel PCI e le amicizie nate in una stagione di grandi passioni e profondi cambiamenti. L’occasione è stata la presentazione del suo nuovo libro, “Eravamo comunisti“, pubblicato da Feltrinelli, che si è svolta martedì 13 ottobre al Circolo ARCI di Pisanova. A dialogare con l’ex presidente del Consiglio sono stati lo storico Miguel Gotor e la giornalista di Domani Daniela Preziosi, in un confronto che ha attraversato la storia del comunismo italiano, intrecciando vicende collettive e ricordi personali.

D’Alema ha ripercorso con particolare partecipazione gli anni della contestazione studentesca, ricordando anche alcuni episodi della vita universitaria. “Fui sospeso da una sessione d’esame. Il direttore della Normale, pur essendo repubblicano, era tollerante nei nostri confronti. Ma sostenere gli esami a giugno o a settembre faceva una bella differenza“.
Tra i ricordi anche quello di un esame di Storia greca, superato con 24, il voto minimo necessario per non rischiare di perdere la borsa di studio. Una stagione vissuta fianco a fianco con Fabio Mussi, amico e compagno di un lungo percorso politico. “Dopo gli esami andammo a Praga”, ha raccontato D’Alema, soffermandosi su un passaggio cruciale del 1968 europeo. Un anno iniziato con le grandi mobilitazioni studentesche, attraversato dall’esperienza di Praga e segnato, in Italia, anche dagli scontri della Bussola di Viareggio. Praga fu il momento in cui emerse la diversità dei comunisti italiani», ha ricordato, riferendosi alla posizione critica assunta dal PCI di fronte all’intervento sovietico in Cecoslovacchia. Un passaggio che contribuì a definire la sua scelta politica.

Diverso il giudizio sugli episodi della Bussola, che secondo D’Alema segnarono un momento di radicalizzazione dell’estremismo. «Il PCI era critico, ma era lì», ha osservato, richiamando le contraddizioni e le tensioni di quella stagione. Nel racconto è riaffiorato anche lo spirito con cui una generazione affrontava la partecipazione politica: «Meglio andare, anche sbagliando, che rimanere a casa».
Il PCI pisano e la scoperta del mondo operaio. Ma Pisa, per D’Alema, non è stata soltanto la città degli studi e delle manifestazioni. È stata soprattutto il luogo in cui ha imparato concretamente che cosa significasse organizzare e far vivere un grande partito popolare: “È stata un’esperienza umana e intellettuale straordinaria. Ho imparato a far funzionare un partito popolare e, soprattutto, ho conosciuto il popolo. Un’esperienza maturata nel rapporto quotidiano con i lavoratori, le fabbriche e le comunità del territorio. Ho conosciuto gli operai della Piaggio, ma non soltanto loro. C’era il mondo delle concerie, un tessuto sociale e produttivo molto particolare. Era il popolo con cui il partito viveva ogni giorno“.
D’Alema ha ricordato anche le difficoltà di un territorio caratterizzato da una struttura produttiva complessa, con migliaia di lavoratori e una moltitudine di piccoli imprenditori. “C’erano trentamila operai, ma anche seimila padroni”, ha osservato, descrivendo una realtà nella quale l’impegno politico richiedeva una conoscenza diretta delle persone e delle loro condizioni di vita: “Ho imparato a conoscere la comunità e la pisanità“, ha aggiunto, sottolineando quanto quell’esperienza abbia inciso sulla sua formazione”.
L’elezione in Consiglio comunale e la chiamata di Berlinguer. Non sono mancati i ricordi legati all’attività istituzionale. D’Alema ha raccontato con ironia la sua elezione in Consiglio comunale a Pisa, quando ottenne un risultato personale superiore alle aspettative: “Presi più voti del previsto e qualcuno cominciò a guardarmi male. Mi dicevano che ero un arrivista“, ha ricordato, sorridendo delle rivalità e delle dinamiche interne al partito.
Il legame con Pisa era diventato così forte che, quando arrivò la chiamata di Enrico Berlinguer per assumere la guida nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana, D’Alema avrebbe preferito restare: “Pisa per me è stata una straordinaria esperienza. Io non me ne volevo andare. Provai persino a chiederlo a Berlinguer, ma non ci fu niente da fare“. La decisione del segretario del PCI segnò l’inizio di una nuova fase della sua carriera politica. “

L’amicizia con Fabio Mussi e il rapporto con Alessandro Natta. Nel corso dell’incontro D’Alema ha ricordato anche i rapporti personali che hanno accompagnato la sua lunga esperienza nel PCI e nella sinistra italiana. Tra questi, quello con Fabio Mussi, amico fin dagli anni della Normale, con il quale avrebbe condiviso molte battaglie ma anche vissuto momenti di divergenza politica. D’Alema ha ricordato, in particolare, che durante uno scontro politico con Walter Veltroni, Mussi scelse di sostenere quest’ultimo.
Un altro ricordo significativo ha riguardato Alessandro Natta, segretario del PCI dopo Enrico Berlinguer, al quale D’Alema era legato da un rapporto di profonda vicinanza personale e politica, definito «quasi filiale». Un legame maturato anche attraverso le responsabilità assunte nell’organizzazione del partito e il confronto con una generazione di dirigenti che aveva contribuito a costruire la storia del comunismo italiano.
Una storia politica fatta di passioni, contraddizioni e appartenenza. La presentazione di Eravamo comunisti è stata così anche l’occasione per riflettere sul significato di un’esperienza politica che ha coinvolto milioni di italiani. Un percorso segnato da grandi ideali, battaglie democratiche, errori, contraddizioni e sconfitte, fino alla svolta che portò alla fine del PCI e alla nascita di un nuovo soggetto politico. Nel dialogo con Miguel Gotor e Daniela Preziosi, i ricordi personali si sono intrecciati con la riflessione storica sul ruolo del partito, sulla formazione dei suoi dirigenti e su un’epoca in cui l’appartenenza politica rappresentava una dimensione fondamentale della vita quotidiana. E proprio Pisa è tornata più volte al centro del racconto. Non soltanto come luogo della formazione universitaria e della militanza giovanile, ma come città nella quale D’Alema ha scoperto il rapporto diretto con i lavoratori, la complessità della società e il significato concreto della partecipazione politica.
Last modified: Ottobre 14, 2026



















