Written by 7:30 pm Pisa SC

Fiorentina-Pisa: l’analisi tecnico-tattica


PISA – Il Pisa si presenta con un 3-4-2-1 scelto da mister Henrik Hiljemark, schierando Caracciolo, Canestrelli e Bozhinov in difesa; Marin e Loyola in mezzo al campo, con Touré e Angori sulle corsie; sulla trequarti Moreo e Iling-Junior alle spalle di Stojilkovic.

di Sandro Cacciamano

Fase difensiva. La linea a tre è quella consolidata, con l’unica novità rappresentata da Bozhinov al posto di Calabresi. Nel complesso il reparto tiene l’assetto e la linea con ordine, almeno fino all’episodio decisivo: il gol di Moise Kean nasce da un errore individuale di Canestrelli che, di fatto, spalanca la porta al vantaggio viola. Per il resto, la retroguardia non concede moltissimo a una Fiorentina tutt’altro che irresistibile, ma paga a caro prezzo una disattenzione. Fondamentale la prestazione di Nicolas: il portiere nerazzurro tiene in piedi la squadra con interventi decisivi, evitando un passivo più pesante e mantenendo il Pisa in partita fino alla fine.


Centrocampo e corsie. Marin è il migliore per continuità e intensità: lotta, recupera palloni e prova a dare ordine e impulso alla manovra. Nel primo tempo è spesso l’unico a proporre qualcosa di costruttivo. Loyola fatica a trovare collocazione nel sistema di gioco: il modulo non sembra valorizzarne le caratteristiche e l’inserimento risulta poco incisivo. Touré, schierato sulla corsia destra, soffre i raddoppi e incappa in errori, talvolta banali. Angori, sull’altra fascia, non riesce a garantire profondità né spinta costante. Il risultato è un centrocampo che non gira: mancano ampiezza, inserimenti e qualità nell’ultimo passaggio.

Trequarti e attacco. Iling-Junior appare fuori ruolo e fuori posizione, spaesato e poco lucido. La collocazione scelta non lo mette nelle condizioni ideali per incidere. Moreo prova a gestire una situazione complicata, ma isolato non riesce a creare superiorità.
Stojilkovic corre e pressa, ma spesso a vuoto: è poco servito e finisce per restare ai margini della manovra offensiva. Il 3-4-2-1, nei primi 45 minuti, produce poco o nulla in termini di pericolosità.


Il cambio di modulo: dal 3-4-2-1 al 3-5-2. Con le sostituzioni e il passaggio al 3-5-2, la squadra cambia volto. L’ingresso di Aebischer, Piccinini, Durosinmi e degli altri interpreti porta maggiore densità in mezzo al campo e una diversa occupazione degli spazi. Il Pisa prende campo, alza il baricentro e riesce finalmente a schiacciare la Fiorentina nella propria metà campo, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora. La manovra diventa più fluida, le linee più corte, la pressione più organizzata. Manca però ancora la finalizzazione: anche nei momenti migliori, la squadra non trova la via del gol.

Considerazione finale. La partita suggerisce una riflessione chiara: non sarebbe stato più efficace partire subito con il 3-5-2? Un assetto con Nicolas; Caracciolo, Canestrelli, Bozhinov; Iling-Junior e Touré sugli esterni; Aebischer, Loyola e Marin in mezzo; Durosinmi e Stojilkovic in attacco avrebbe probabilmente garantito maggiore equilibrio e valorizzato meglio le caratteristiche individuali. Il 3-5-2 ha restituito compattezza e identità. Il 3-4-2-1, invece, ha limitato le potenzialità di diversi interpreti. In una fase della stagione in cui servono certezze, forse è il sistema a dover dare stabilità
alla squadra, non il contrario.

Last modified: Febbraio 24, 2026
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