PONTEDERA – Pontedera ospita dal 4 al 7 aprile 2026, al Teatro Era, il progetto artistico e culturale “Pietà”, un evento che intreccia arte contemporanea, teatro, fotografia e riflessione civile, promosso dal Comune di Pontedera e dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, da un’idea di Federico Quaranta e Filippo Tincolini.
Il programma si snoderà su tre eventi. Si parte il 4 aprile, alle ore 18, con il Monologo “Pietà” nella sala grande del Teatro Era.
Si tratta di un monologo teatrale scritto e interpretato da Federico Quaranta, affiancato dagli interventi di Andrea Pezzi e dello scultore Filippo Tincolini, con una introduzione del sindaco Matteo Franconi. (Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite già a partire da sabato 21 marzo alle ore 18)
Il 5 e 6 aprile, dalle ore 17 alle ore 19, l’Esposizione “Pietà”. Sarà visibile, sempre a teatro, l’opera di Filippo Tincolini, accompagnata dalle fotografie di Laura Veschi, che documentano e interpretano il processo creativo e il significato simbolico dell’opera( Ingresso libero ).
Il 7 aprile, alle ore 18 “Parole di pace”. L’opera resterà esposta in occasione dell’incontro con il Cardinale Matteo Maria Zuppi, in dialogo con la giornalista Agnese Pini, nell’ambito del festival letterario Ponte di Parole (Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite a partire dal 30 marzo dalle ore 15).
Il progetto parte da un interrogativo di fondo. E’ possibile che non siamo più capaci di provare pietà?
È questa la domanda, semplice e drammatica allo stesso tempo, che Federico Quaranta, Andrea Pezzi, Filippo Tincolini e Laura Veschi, provenienti da percorsi diversi ma uniti da una stessa sensibilità, si sono posti insieme.
Una domanda maturata davanti alle immagini e agli eventi del nostro tempo, con l’ispirazione che deriva anche dalla fotografia di Mohammed Salem, scattata a Khan Younis e vincitrice del World Press Photo of the year 2024.
“Pietà nel suo significato più profondo: la capacità di riconoscersi nel dolore dell’altro. La capacità di sentire che quella vita spezzata potrebbe essere la nostra, che le persone senza voce potremmo essere noi, che potremmo vivere anche noi le ingiustizie che ora sembra non ci riguardino perché lontane”, viene spiegato.
Da qui nasce il percorso che ha condotto a “Pietà”: trasformare un’inquietudine personale in un gesto condiviso, capace di attraversare linguaggi diversi – arte, parola, immagini – per raggiungere altri sguardi, altre coscienze, creando le condizioni perché quella domanda possa essere ascoltata.
L’opera stessa, la scultura in marmo di Filippo Tincolini, diventa strumento di questo percorso: una forma capace di incarnare quella domanda accompagnata dalle parole di Federico Quaranta e Andrea Pezzi e dalle immagini di Laura Veschi.
Un’opera dove i volti sono completamente negati allo sguardo, solo le mani e i piedi restano gli unici elementi pienamente visibili. L’artista elimina ogni riferimento narrativo esplicito. Rimane solo ciò che conta davvero, in ogni tempo: un corpo che regge e un corpo che non può più farlo. È qui che la pietà smette di essere iconografia e diventa una domanda radicale sull’umanità.
L’assenza di volti riconoscibili rende l’opera universale. Non siamo davanti a una madre e un figlio, ma a una relazione archetipica, in cui chi guarda può riconoscersi senza mediazioni. In questo senso, l’umanità invocata dall’opera non passa attraverso l’empatia emotiva, ma attraverso il riconoscimento di una comune esposizione: tutti siamo, prima o poi, mani che tengono o piedi che vacillano.
L’opera invita a sostare, chiede silenzio, raccoglimento, ascolto. Il messaggio è semplice e radicale: la vita umana merita rispetto, sempre.
“Sarà uno straordinario momento di riflessione, con gli strumenti che l’arte ci offre per costruire visioni condivise di futuro – spiega il sindaco di Pontedera Matteo Franconi. Ringrazio l’artista Filippo Tincolini, pontederese di nascita, per l’immediata adesione e disponibilità ad un progetto che racconta l’essenza della vita umana, Laura Veschi, Andrea Pezzi e Federico Quaranta. Tincolini ha scelto proprio la sua città nativa per far uscire in pubblico, per la prima volta, questa opera. L’invito è quello di partecipare, per testimoniare, con la propria presenza, il messaggio forte che l’arte, ancora una volta, ci consegna”.
Last modified: Marzo 21, 2026
















