PISA – “Leggiamo con profondo stupore e un pizzico di incredulità le recenti dichiarazioni del presidente della prima commissione consiliare, il quale definisce incredibilmente “a impatto zero” il nuovo e stravolto assetto di Piazza Manin. Affermare pubblicamente che un simile e repentino aumento delle strutture commerciali non alteri in alcun modo il decoro urbano e non vada a soffocare lo sfondo monumentale di Porta Nuova significa, di fatto, negare palesemente la realtà e mancare di rispetto all’intelligenza dei cittadini”, afferma Marco Biondi.
“Non serve certo essere tecnici qualificati, architetti o esperti di urbanistica per comprenderlo: solo un cieco non vedrebbe la differenza abissale tra il prima e il dopo. Chiunque abbia davvero a cuore questa città e passeggi per quell’area nota benissimo, e con profonda amarezza, il grave danno estetico e funzionale che si sta compiendo a pochi passi da uno dei complessi monumentali più famosi al mondo. Le continue rassicurazioni della maggioranza sul mantenimento del “cono visivo” e sulla presunta natura di “strutture armoniose” si scontrano duramente con la fredda matematica e con i documenti ufficiali che questa stessa amministrazione aveva presentato”.
“È assolutamente doveroso rinfrescare la memoria alla Giunta e ricordare a tutti i cittadini pisani i numeri reali del primo progetto, ovvero quello che è regolarmente andato in gara per ottenere i preziosi finanziamenti del PNRR. Sia chiaro fin da subito, per onestà intellettuale: non stiamo parlando di un piano urbanistico impeccabile o visionario. A nostro avviso, infatti, per potersi definire un vero, moderno e coraggioso intervento di riqualificazione, la piazza avrebbe potuto e dovuto prevedere anche l’inserimento di spazi verdi adeguati, capaci di mitigare le sempre più opprimenti isole di calore estive e rendere l’area realmente vivibile. Tuttavia, pur con i suoi evidenti limiti strutturali, quel progetto originario era sicuramente e di gran lunga migliore di quanto viene proposto ora, proprio perché le volumetrie commerciali erano state calcolate con maggiore decenza, misura e rispetto per il contesto storico. In quella prima versione, infatti, i numeri parlavano chiaro: erano previste solamente 6 bancarelle in totale”.
“La disposizione planimetrica era stata studiata con un minimo di raziocinio per limitare al massimo l’impatto visivo sui monumenti, collocando esattamente 2 banchi sul lato sinistro, guardando verso la porta, e 4 banchi sul lato destro. A queste sei postazioni si aggiungeva esclusivamente un piccolo chiosco. Una soluzione che cercava di restituire un po’ di respiro e dignità all’ingresso della piazza monumentale. Oggi, invece, stravolgendo improvvisamente e inspiegabilmente i piani iniziali, assistiamo a una moltiplicazione ingiustificata dei volumi che ha il sapore dell’ennesima beffa. Le bancarelle raddoppiano clamorosamente passando a 12, andando a saturare e ingombrare nuovamente quello stesso spazio che i fondi europei dovevano servire a liberare. Con quale faccia si può parlare alla stampa di “perfetto equilibrio tra tutela del patrimonio e salvaguardia del tessuto commerciale” quando si raddoppiano di fatto le strutture rispetto a quanto garantito, certificato e sottoscritto in fase di gara pubblica? Raddoppiare i banchi e piazzare un bar sotto le mura storiche non significa fare riqualificazione urbana; significa, molto più banalmente, procedere a un’occupazione massiva degli spazi pubblici”.
“L’amministrazione sta piegando un progetto pubblico, finanziato con i soldi di tutti e nato teoricamente per far respirare l’accesso a Piazza dei Miracoli, a logiche che nulla hanno a che fare con la tutela del nostro straordinario patrimonio. Gli interventi dovrebbero servire a migliorare le città del futuro, non a riproporre gli errori del passato. I cittadini pisani sono stanchi e non si fanno prendere in giro dalle belle e vuote parole scritte nei comunicati stampa della maggioranza: l’impatto visivo e materiale di questa operazione è ormai sotto gli occhi indignati di tutti. Rinnoviamo quindi con ancora più forza e determinazione la nostra formale richiesta: la Giunta si fermi, abbia l’umiltà di ammettere l’errore di valutazione e faccia un immediato passo indietro ripristinando il progetto originale. La dignità, la storia e la bellezza inestimabile di Pisa non possono essere messe perennemente in saldo”, conclude Marco Biondi.
Last modified: Luglio 19, 2026



















