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Salviamo la farnia, simbolo del Parco


Studi, progetti e attività, coinvolti anche i volontari. A San Rossore un esemplare monumentale di oltre 300 anni

SAN ROSSORE – Presenza storica nella Tenuta, la farnia è una quercia tipica dei climi freschi e umidi del nord Europa, che si è diffusa in Italia migliaia e migliaia di anni fa durante il periodo glaciale per poi ridursi progressivamente quasi dappertutto. È rimasta a San Rossore, dove c’è la superficie ospitante boschi di farnia tra le più ampie del sud Europa: questo albero è così caratteristico da essere rappresentato nel simbolo del Parco insieme alla garzetta. 

La rinnovazione naturale della farnia è sempre stata molto scarsa ed è peggiorata negli ultimi decenni, per salvare questa specie, l’Ente ha intrapreso una serie di iniziative: «Grazie alla collaborazione con la professoressa Iduna Arduini dell’Università di Pisa stiamo indagando per capire le cause del mancato rinnovo spontaneo di queste piante e dei crolli di alcuni degli esemplari secolari – così il presidente del Parco Lorenzo Bani fa il punto della situazione nel periodo in cui si celebra la Giornata Nazionale degli Alberi – inoltre, con la collaborazione dei ‘Volontari del Parco’ e dei ragazzi del ‘Servizio Civile’ abbiamo messo a dimora 40 nuove piantine in punti specifici, ed infine faremo domanda per l’inserimento di una grande farnia di oltre 6 metri di circonferenza tra gli alberi monumentali tutelati dalla Regione».

Lo scorso ottobre sono state messe a dimora 40 piccole farnie provenienti da ghiande  raccolte nel bosco di San Rossore e allevate per un anno nel vivaio di Camp Darby. In aggiunta sono state protette con recinzioni 20 farnie nate spontaneamente – spiega la professoressa Arduini illustrando le attività in corso – L’attività di trapianto è accompagnata da una sperimentazione scientifica volta ad individuare le aree del bosco più adatte al ripopolamento sulla base delle caratteristiche del suolo e della vegetazione“. 

Tutte le attività, dal progetto ‘Edera’ per lo studio degli effetti di questo rampicante sulla stabilità delle piante, alla piantagione di pini e lecci con il progetto ‘Viale dei Legami’ fino alle azioni di contrasto alla cocciniglia tartaruga sono seguite dalla dottoressa Francesca Logli, responsabile dell’ufficio biodiversità del Parco ed esperta forestale: “Abbiamo un piano forestale redatto dopo attenti studi ed analisi, con il parere del comitato scientifico del Parco, che parte dalla fotografia dell’esistente ed individua le azioni da fare per la gestione di questo complesso boscato ricco di biodiversità“.

Se è vero che per alcune zone del Parco andiamo verso una gestione sempre più naturale, dall’altro per alcune aree è necessario un approccio più attivo, sempre dentro la cornice del piano forestale – conclude il consigliere del Parco Maurizio Bandecchi – approccio scientifico, rimboschimenti mirati, gestione più attenta dei canali e della risorsa idrica, insieme al coinvolgimento dei cittadini e alla diffusione di conoscenza ed informazione, sono alcuni dei punti chiave per salvaguardare questi boschi di grande pregio naturalistico e paesaggistico“.

Last modified: Novembre 22, 2025
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