PISA- Il centro di ricerca “Ecohesion Collective”, collegato al Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, ha partecipato alla stesura di una delle più articolate proposte internazionali oggi in discussione sul rapporto tra povertà, disuguaglianze, crisi ecologica e modelli economici.
Grazie al lavoro dei ricercatori Simone D’Alessandro, Matthieu Bordenave e Kilian Rouge, il centro pisano è infatti tra i contributori della “Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth”, il documento promosso nell’ambito del mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, Olivier De Schutter.
La Roadmap raccoglie 80 misure di policy, organizzate in diversi pilastri, ed è il risultato di un ampio confronto internazionale che ha coinvolto ricercatori, istituzioni, organizzazioni della società civile, sindacati e attori dell’economia sociale e solidale. Il dibattito è stato rilanciato anche da un intervento pubblicato su importanti quotidiani internazionali, dal Guardian al New York Times, firmato, tra gli altri, da Olivier De Schutter, Joseph Stiglitz, Jayati Ghosh, Thomas Piketty, Kate Raworth e Jason Hickel.
Al centro del documento c’è un cambio di prospettiva: la lotta alla povertà non può dipendere soltanto dall’aumento del PIL, ma deve fondarsi su politiche capaci di ridurre le disuguaglianze, garantire diritti sociali, rafforzare i servizi essenziali e rispettare i limiti ecologici del pianeta.
Per questo la Roadmap invita anche a rendere più trasparenti gli strumenti con cui governi e istituzioni valutano le politiche pubbliche. I modelli economici, infatti, influenzano le decisioni: possono mettere in evidenza alcuni effetti e lasciarne in ombra altri. Il documento propone quindi registri pubblici dei modelli utilizzati, schede chiare su ipotesi e limiti, e un confronto tra approcci diversi, evitando che scelte di grande rilevanza siano basate su un unico punto di vista tecnico.
All’interno della Roadmap, i ricercatori di Ecohesion Collective hanno elaborato un policy profile dedicato alla democratizzazione degli strumenti di modellizzazione macroeconomica. L’idea di fondo è che i modelli economici non siano strumenti neutrali: servono a valutare scenari, riforme e politiche pubbliche, ma possono rendere visibili alcune priorità e lasciarne in ombra altre.
“Quando le decisioni pubbliche vengono valutate quasi esclusivamente attraverso modelli centrati sulla crescita aggregata, rischiano di essere sottovalutati aspetti fondamentali come la distribuzione del reddito, la qualità del lavoro, l’accesso ai servizi essenziali, il tempo di cura, il benessere sociale e i vincoli ecologici”, spiega Simone D’Alessandro, professore ordinario di Economia Politica e direttore del centro di ricerca Ecohesion Collective.
“La proposta dei ricercatori di Ecohesion – aggiunge D’Alessandro – è rendere questi strumenti più trasparenti, pluralisti e aperti al confronto democratico, affinché le decisioni pubbliche siano valutate non solo in base agli effetti sul PIL, ma anche in base al loro impatto su povertà, disuguaglianze, coesione sociale e sostenibilità ambientale”.
Il contributo include anche un’applicazione al caso italiano attraverso il modello EUROGREEN+, mostrando come un diverso modo di valutare le politiche possa aiutare a leggere insieme occupazione, redistribuzione, riduzione della povertà, benessere e impatti ambientali. L’obiettivo non è offrire una previsione puntuale, ma mostrare quali elementi diventano visibili quando gli strumenti di analisi economica sono costruiti per valutare non solo la crescita, ma anche la qualità sociale ed ecologica delle politiche.
“Gli strumenti istituzionali tradizionali si basano spesso su ipotesi difficili da comprendere per i non specialisti e dedicano poca attenzione alle disuguaglianze e ai limiti ecologici. Questo restringe le politiche considerate possibili”, chiarisce Matthieu Bordenave, ingegnere, economista e ricercatore del Centro Ecohesion.
“Proponiamo quindi una governance fondata sul confronto tra modelli diversi, anziché su un unico approccio – prosegue Bordenave –. Ciò è particolarmente importante nei paesi a basso e medio reddito, dove modelli sviluppati localmente possono riflettere meglio le condizioni economiche e le priorità nazionali, riducendo la dipendenza da strumenti importati”.
Il policy profile “Democratising the Macroeconomic Modelling Toolbox” sarà pubblicato nei prossimi giorni sulla piattaforma NEEP – New Economies for Eradicating Poverty, repository ufficiale della Roadmap.
FOTO TRATTA DALLA PAGINA FACEBOOK DEL CENTRO.
Last modified: Giugno 12, 2026



















