PISA – La farmacia italiana sta attraversando una profonda trasformazione. Da tradizionale luogo di dispensazione dei medicinali sta diventando sempre più un presidio sanitario di prossimità, nel quale si effettuano vaccinazioni, screening, prestazioni di telemedicina, prenotazioni e numerosi altri servizi rivolti ai cittadini. Un’evoluzione positiva, soprattutto in una società che invecchia e nella quale cresce il bisogno di assistenza territoriale, ma che non può essere sostenuta esclusivamente aumentando compiti, responsabilità e carichi di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori.
«L’ampliamento dei servizi offerti dalle farmacie deve comportare un pieno riconoscimento delle professionalità impiegate – dichiarano Alessandro Gualtieri, Segretario generale della Fisascat CISL Toscana e Giorgia Bumma Segretaria UST Pisa –. Le nuove competenze, le maggiori responsabilità e la crescente complessità del rapporto con i cittadini devono trovare una corrispondenza concreta nella classificazione professionale e nella retribuzione».

Secondo la Fisascat CISL , non è accettabile che la farmacia assuma progressivamente nuove funzioni sanitarie e sociali senza che venga riconosciuto il valore del lavoro necessario a garantirle. Occorrono salari adeguati, organici sufficienti, formazione continua durante l’orario di lavoro e un’organizzazione capace di prevenire sovraccarichi, stress e burnout.
A questa trasformazione si accompagna inoltre la progressiva acquisizione delle farmacie indipendenti da parte di società di capitali e grandi gruppi. La tradizionale farmacia familiare, spesso trasmessa da una generazione all’altra e profondamente legata alla comunità, lascia sempre più spazio a strutture organizzate e gestite centralmente.
«Non esprimiamo una contrarietà pregiudiziale alle aggregazioni e agli investimenti – prosegue o Gualtieri e Bumma – ma chiediamo che l’innovazione non trasformi la farmacia in un semplice punto vendita e il personale in uno strumento per raggiungere obiettivi esclusivamente commerciali. La farmacia deve conservare la propria funzione sanitaria, sociale e di prossimità, tutelando l’autonomia e la dignità professionale di chi vi lavora».
La crescita dei grandi gruppi rende ancora più importanti il contratto collettivo nazionale, la rappresentanza sindacale, la contrattazione aziendale e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alle decisioni che incidono sull’organizzazione del lavoro.
Il CCNL delle farmacie private, scaduto il 31 agosto 2024, deve essere rinnovato con risposte economiche e normative coerenti con l’evoluzione del settore. Il rinnovo non può limitarsi a recuperare una parte del potere d’acquisto perduto: deve riconoscere il nuovo ruolo assunto dalle lavoratrici e dai lavoratori nella farmacia dei servizi.
La distanza tra le parti resta ampia. Le organizzazioni sindacali chiedono un adeguamento salariale che recuperi l’inflazione accumulata dal 2024 a oggi e avvicini il trattamento economico a quello già riconosciuto in altri comparti del terziario. Alcune proposte avanzate finora da Federfarma sono state articolate distinguendo un incremento maggiore per i soli farmacisti laureati e uno inferiore per il restante personale. Una differenziazione che la Fisascat CISL Toscana giudica inaccettabile: dividere il fronte dei lavoratori tra categorie professionali non risolve il problema del rinnovo, lo aggrava, e ignora che l’intero personale di farmacia – laureato e non – ha sostenuto lo stesso carico di trasformazione del settore.
Alla mancata risposta datoriale si è accompagnata una stagione di mobilitazione che dura ormai da oltre un anno: lo sciopero nazionale del 6 novembre 2025, la procedura di raffreddamento conclusasi con esito negativo l’11 febbraio 2026, e la nuova giornata di sciopero del 13 aprile 2026. Una sequenza che testimonia quanto la vertenza sia tutt’altro che risolta e quanto la disponibilità datoriale, finora, sia rimasta al di sotto delle aspettative dei lavoratori.
Un appuntamento importante riguarda anche le farmacie comunali. Il prossimo 15 settembre si riunirà a Roma la delegazione trattante con Assofarm per proseguire il confronto sul rinnovo del Contratto collettivo nazionale del comparto. Un negoziato che, pur avendo registrato passi avanti nelle ultime settimane, presenta ancora distanze sostanziali sul piano economico: la Fisascat CISL Toscana chiede che l’incontro segni la svolta decisiva verso la chiusura dell’accordo, senza ulteriori rinvii.
Ben diversa, e più preoccupante, resta la situazione sul fronte delle farmacie private, dove il confronto con Federfarma è tuttora fermo dopo l’ennesima interruzione dei mesi scorsi. La Fisascat CISL Toscana chiede a Federfarma di accelerare i tempi e di presentarsi ai prossimi incontri con una proposta economica e normativa all’altezza della trasformazione che il settore sta vivendo, senza continuare a scaricare sui lavoratori il costo di un rinnovo contrattuale rinviato ormai da oltre due anni.
Il tema della corrispondenza tra responsabilità e retribuzione trova oggi anche una sponda normativa: dal 7 giugno 2026 è in vigore il D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e sulla parità di trattamento economico. Una norma che impone alle aziende maggiore chiarezza sui criteri di inquadramento e retribuzione, e che la Fisascat CISL Toscana considera un ulteriore strumento a sostegno della richiesta di un rinnovo contrattuale che renda finalmente trasparente e coerente il legame tra funzioni svolte e trattamento economico riconosciuto.
«Ci auguriamo che prevalgano il dialogo e la responsabilità – conclude Gualtieri – e che sia possibile raggiungere un’intesa che riconosca concretamente il valore delle professionalità, recuperi il potere d’acquisto delle retribuzioni e rafforzi le tutele normative. Difendere il lavoro nelle farmacie significa anche difendere un servizio essenziale per i cittadini e per le comunità locali».
Per la CISL il principio è chiaro: a maggiori competenze e responsabilità devono corrispondere un inquadramento appropriato e una retribuzione più elevata, riconosciuta a tutto il personale di farmacia senza distinzioni strumentali. La qualità dell’assistenza offerta ai cittadini passa necessariamente dalla qualità, dalla stabilità e dalla giusta remunerazione del lavoro.
PISA – La farmacia italiana sta attraversando una profonda trasformazione. Da tradizionale luogo di dispensazione dei medicinali sta diventando sempre più un presidio sanitario di prossimità, nel quale si effettuano vaccinazioni, screening, prestazioni di telemedicina, prenotazioni e numerosi altri servizi rivolti ai cittadini.
Un’evoluzione positiva, soprattutto in una società che invecchia e nella quale cresce il bisogno di assistenza territoriale, ma che non può essere sostenuta esclusivamente aumentando compiti, responsabilità e carichi di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori.
«L’ampliamento dei servizi offerti dalle farmacie deve comportare un pieno riconoscimento delle professionalità impiegate – dichiarano Alessandro Gualtieri, Segretario generale della Fisascat CISL Toscana e Giorgia Bumma Segretaria UST Pisa –. Le nuove competenze, le maggiori responsabilità e la crescente complessità del rapporto con i cittadini devono trovare una corrispondenza concreta nella classificazione professionale e nella retribuzione».
Secondo la Fisascat CISL , non è accettabile che la farmacia assuma progressivamente nuove funzioni sanitarie e sociali senza che venga riconosciuto il valore del lavoro necessario a garantirle. Occorrono salari adeguati, organici sufficienti, formazione continua durante l’orario di lavoro e un’organizzazione capace di prevenire sovraccarichi, stress e burnout.
A questa trasformazione si accompagna inoltre la progressiva acquisizione delle farmacie indipendenti da parte di società di capitali e grandi gruppi. La tradizionale farmacia familiare, spesso trasmessa da una generazione all’altra e profondamente legata alla comunità, lascia sempre più spazio a strutture organizzate e gestite centralmente.
«Non esprimiamo una contrarietà pregiudiziale alle aggregazioni e agli investimenti – prosegue o Gualtieri e Bumma – ma chiediamo che l’innovazione non trasformi la farmacia in un semplice punto vendita e il personale in uno strumento per raggiungere obiettivi esclusivamente commerciali. La farmacia deve conservare la propria funzione sanitaria, sociale e di prossimità, tutelando l’autonomia e la dignità professionale di chi vi lavora».
La crescita dei grandi gruppi rende ancora più importanti il contratto collettivo nazionale, la rappresentanza sindacale, la contrattazione aziendale e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alle decisioni che incidono sull’organizzazione del lavoro.
Il CCNL delle farmacie private, scaduto il 31 agosto 2024, deve essere rinnovato con risposte economiche e normative coerenti con l’evoluzione del settore. Il rinnovo non può limitarsi a recuperare una parte del potere d’acquisto perduto: deve riconoscere il nuovo ruolo assunto dalle lavoratrici e dai lavoratori nella farmacia dei servizi.
La distanza tra le parti resta ampia. Le organizzazioni sindacali chiedono un adeguamento salariale che recuperi l’inflazione accumulata dal 2024 a oggi e avvicini il trattamento economico a quello già riconosciuto in altri comparti del terziario. Alcune proposte avanzate finora da Federfarma sono state articolate distinguendo un incremento maggiore per i soli farmacisti laureati e uno inferiore per il restante personale. Una differenziazione che la Fisascat CISL Toscana giudica inaccettabile: dividere il fronte dei lavoratori tra categorie professionali non risolve il problema del rinnovo, lo aggrava, e ignora che l’intero personale di farmacia – laureato e non – ha sostenuto lo stesso carico di trasformazione del settore.
Alla mancata risposta datoriale si è accompagnata una stagione di mobilitazione che dura ormai da oltre un anno: lo sciopero nazionale del 6 novembre 2025, la procedura di raffreddamento conclusasi con esito negativo l’11 febbraio 2026, e la nuova giornata di sciopero del 13 aprile 2026. Una sequenza che testimonia quanto la vertenza sia tutt’altro che risolta e quanto la disponibilità datoriale, finora, sia rimasta al di sotto delle aspettative dei lavoratori.
Un appuntamento importante riguarda anche le farmacie comunali. Il prossimo 15 settembre si riunirà a Roma la delegazione trattante con Assofarm per proseguire il confronto sul rinnovo del Contratto collettivo nazionale del comparto. Un negoziato che, pur avendo registrato passi avanti nelle ultime settimane, presenta ancora distanze sostanziali sul piano economico: la Fisascat CISL Toscana chiede che l’incontro segni la svolta decisiva verso la chiusura dell’accordo, senza ulteriori rinvii.
Ben diversa, e più preoccupante, resta la situazione sul fronte delle farmacie private, dove il confronto con Federfarma è tuttora fermo dopo l’ennesima interruzione dei mesi scorsi. La Fisascat CISL Toscana chiede a Federfarma di accelerare i tempi e di presentarsi ai prossimi incontri con una proposta economica e normativa all’altezza della trasformazione che il settore sta vivendo, senza continuare a scaricare sui lavoratori il costo di un rinnovo contrattuale rinviato ormai da oltre due anni.
Il tema della corrispondenza tra responsabilità e retribuzione trova oggi anche una sponda normativa: dal 7 giugno 2026 è in vigore il D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e sulla parità di trattamento economico. Una norma che impone alle aziende maggiore chiarezza sui criteri di inquadramento e retribuzione, e che la Fisascat CISL Toscana considera un ulteriore strumento a sostegno della richiesta di un rinnovo contrattuale che renda finalmente trasparente e coerente il legame tra funzioni svolte e trattamento economico riconosciuto.
«Ci auguriamo che prevalgano il dialogo e la responsabilità – conclude Gualtieri – e che sia possibile raggiungere un’intesa che riconosca concretamente il valore delle professionalità, recuperi il potere d’acquisto delle retribuzioni e rafforzi le tutele normative. Difendere il lavoro nelle farmacie significa anche difendere un servizio essenziale per i cittadini e per le comunità locali».
Per la CISL il principio è chiaro: a maggiori competenze e responsabilità devono corrispondere un inquadramento appropriato e una retribuzione più elevata, riconosciuta a tutto il personale di farmacia senza distinzioni strumentali. La qualità dell’assistenza offerta ai cittadini passa necessariamente dalla qualità, dalla stabilità e dalla giusta remunerazione del lavoro.
Last modified: Settembre 12, 2026



















