Lavoro: il 20,7% ha un’occupazione, spesso stabile, ma deve
comunque rivolgersi ai centri d’ascolto e agli altri servizi. Casa: il 19,7% è
senza dimora o vive in baracche, ruderi, garage e altre situazioni di fortuna.
PISA – Un paese come Buti o Calci. Forse anche un pochino più
grande. Tante sono le persone seguite e sostenute dalla Caritas di Pisa nel 2024.
Per la precisione 6.739.

Nel dettaglio 1.830 sono quelle che hanno bussato direttamente alle porte di uno dei centri d’ascolto e dei servizi dell’ufficio diocesano per la pastorale della carità. A cui, però, vanno aggiunti anche i familiari conviventi dato che le richieste di sostegno riguardano quasi sempre l’intero nucleo familiare: quindi i 1.497 figli (1.067 dei quali minori) e i 3.412 altri familiari conviventi, mariti o mogli e compagne e compagni soprattutto.
Il totale fa appunto “una comunità delle dimensioni dei due paesi del Monte Pisano, tutta composta da persone fragili e in difficoltà o, comunque, che vivono in contesti caratterizzati da una marcata deprivazione economica e sociale” spiegano i curatori de “Il grido silenzioso”, il 18esimo rapporto sulle povertà nella diocesi di Pisa presentato stamattina (sabato 22 novembre) durante il convegno diocesano Caritas ospitato negli spazi del Pala Todisco (San Giuliano Terme).
In lieve calo rispetto al 2023. Un dato imponente ma anche in lieve calo rispetto al
2023 dato che le persone incontrate sono diminuite del 6,9% (da 1.961 a 1.830).
Conseguenza soprattutto di un anno “normale”, successivo a un triennio di crisi
quasi ininterrotte: prima il biennio della pandemia con le sue pesanti conseguenze
economiche e sociali, poi le crisi internazionali e la guerra in Ucraina, con il
massiccio esodo di rifugiati. Anche i dati Inps per le tre zone socio-sanitarie in cui è,
più o meno, diviso in territorio diocesano (Pisana, Alta Val di Cecina-Valdera e
Versilia) e riferiti alle dichiarazioni Isee inferiori ai sei mila euro, del resto, fotografano
un andamento simile. In tutte e tre le zone, infatti, la quota di questi iultimi è
diminuita: nella Pisana dall’8,8 al 7,8%, in Versilia dal 7,5 al 6,2% e in Alta Val di
Cecina-Valdera dal 6,8 al 5,8%.
“Sono tendenze che dovremo monitorare con attenzione nei prossimi anni per capire se si tratta di un dato contingente o, invece, si è in presenza di un’inversione di tendenza” spiegano ancora i curatori del rapporto. Prematuro, insomma, trarre conclusioni. Semmai la questione rilevante per la Caritas diocesana è un’altra: “Il dato complessivo rimane, comunque, tra le 1.800 e le duemila persone, la fascia entro cui si colloca il numero di coloro che ogni anno si rivolgono ai servizi dell’ufficio per la pastorale della carità della diocesi di Pisa dopo il picco del 2020, record assoluto da quando è iniziata l’attività dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse – scrivono -. Vuol dire che le conseguenze sociali ed economiche della crisi sanitaria da Covid 19 sono ben lungi dall’essersi riassorbite dato che, prima della pandemia, si rivolgevano ai servizi Caritas fra le 1.500 e 1.600 persone l’anno”.
I tre campanelli d’allarme. In uno scenario di questo tipo i campanelli d’allarme fatti
risuonare nelle 114 pagine del rapporto sono soprattutto tre. Il primo riguarda il
mondo del lavoro. Certo, anche perché più di una persona su due (55,6%) delle
1.830 incontrate ha dichiarato di non avere un’occupazione. Ma ancor di più perchè
una su cinque (20,6%) ha detto, invece, di lavorare, spesso regolarmente, ma di
aver comunque bisogno del sostegno della Caritas per arrivare a fine mese o, per far
fronte a una spesa imprevista. E’ una quota in aumento costante da più di 15 anni:
fra il 2016 e il 2024, infatti, sono cresciuti del 38,2% (da 241 a 333), ma se si amplia
il periodo d’osservazione tornando indietro fino al 2008, l’incremento è addirittura del
116,2% (da 154 a 333 persone). Sono i lavoratori poveri. L’elenco delle professioni
svolte è più che eloquente e interessa principalmente quattro comparti: il lavoro di
cura soprattutto (assistenza agli anziani, ma anche colf e lavoro domestico), ma
anche le strutture ricettive con numerosi camerieri e aiuto cuochi, il piccolo
commercio che include molti venditori ambulanti e poi operai e muratori.
Il secondo campanello d’allarme riguarda la condizione abitativa. Anche nel 2024,
infatti, è proseguita la crescita delle situazioni di marginalità abitativa, ossia di chi è
senza dimora o, comunque, vive in sistemazioni di fortuna (ruderi, baracche, garage,
etc) che, pure in questo caso, è arrivata a coprire circa un quinto (19,7%) delle
persone incontrate. Un incremento esponenziale se si considera che si erano
fermate al 14,8% nel 2023 e al 10,7% l’anno precedente. E, “almeno in parte
inevitabile dato l’aumento costante dei canoni e la diminuzione di alloggi disponibili
in conseguenza del fenomeno dei cosiddetti ‘’affitti brevi’’ – si legge nel rapporto-
poiché l’affitto rimane la soluzione abitativa più ricorrente, in modo particolare fra gli
stranieri anche in considerazione delle loro maggiori difficoltà nell’accedere
all’edilizia residenziale pubblica: abita in una casa popolare il 7,8% degli immigrati e
il 20,5% degli italiani”.
Il terzo campanello, infine, risuona soprattutto alla “Cittadella della Solidarietà’’,
l’emporio di generi alimentari e beni di prima necessità del Cep. Qui nel 2024 sono
state sostenute 1.531 persone e più di un terzo di esse (34,2%) è un minore. Al
netto di lievi oscillazioni, è un’incidenza costante fin dai primissimi anni di apertura
del servizio e racconta soprattutto delle difficoltà di bambini e adolescenti che vivono
e crescono in nuclei familiari fragili. La novità del 2024, è l’incremento notevole dei
‘’piccolissimi”: circa 170 dei 524 under 18 seguiti dalla Cittadella, infatti, ha meno di
sei anni (32,4%). L’anno prima erano 116, pari al 19,7% del totale.
I servizi. Ciascuna delle persone incontrate, nel corso del 2024, in media, si rivolta
ai servizi Caritas fra le 4 e le 5 volte. Trovando risposta soprattutto alle necessità
alimentari e ai bisogni primari. Al netto del servizio di ascolto preliminare e
propedeutico all’attivazione di qualunque intervento, oltre la metà (57,9%) degli interventi effettuati, infatti, si colloca nell’area dei beni e servizi materiali, ossia
nell’erogazione di beni che rispondono a necessità alimentari e ad altri bisogni
primari (es. la distribuzione di vestiario, bombole del gas, l’acquisto di
apparecchiature sanitarie, etc), sostanzialmente in linea con l’incidenza dell’anno
precedente (56,3%). Seguono i c.d. “orientamenti” (verso i servizi e le realtà del
territorio) che nel 2024 sono arrivati al 14,5% (+4,4% rispetto al 2023) e “scuola e
istruzione” (9,5%), anch’essi in lieve crescita (+2,6%) nel confronto con i dodici mesi
precedenti.
Nel dettaglio le mense hanno incontrato 450 persone diverse e preparato 40.493
pasti mentre il servizio docce ne ha incontrate 150 e erogato 1.522 servizi.
Il valore complessivo delle prestazioni offerte dal c.d. “sistema Caritas”, nel 2024 ha
sfiorato gli 800mila euro (per la precisione 769.449), oltre la metà dei quali generati
dalla “Cittadella della Solidarietà”, ed è un valore senz’altro sottostimato perché non
quantifica il costo del lavoro degli operatori, né il risparmio reso possibile dall’opera
di tanti volontari.
L’arcivescovo. Proprio sui campanelli d’allarme si sofferma la riflessione
dell’arcivescovo padre Saverio Cannistrà: “E’ importante portarli all’attenzione della
comunità e dei governanti – scrive nell’introduzione -. È importante sapere, ad
esempio, che il problema non è solo la mancanza di lavoro, ma la qualità del lavoro,
dal momento che negli ultimi anni un quinto delle persone che si rivolge ai servizi
della Caritas dichiara di avere un’occupazione stabile. Ed è altresì importante sapere
che la quota di persone che vivono in una situazione di marginalità abitativa è
arrivata nell’ultimo anno al 19,7 % del totale, perché i canoni di locazione sono, per
una serie di ragioni (come, ad esempio, la crescita esponenziale degli affitti brevi), in
costante aumento e per molti sono diventati insostenibili. In crescita sono pure gli
interventi per sopperire alla povertà educativa, che comprende aiuti di vario genere
per permettere ai bambini e adolescenti di usufruire di servizi e di esperienze
educative di cui beneficiano i loro coetanei più fortunati”
Il direttore. Don Emanuele Morelli, invece, sposta l’accento sui servizi pubblici del
territorio e, in particolare, sulla chiusura della Società della Salute della Zona Pisana
“che – scrive nelle conclusioni – potrebbe portare con sé una maggiore precarietà nei
servizi, passi indietro sull’offerta dei servizi essenziali, una diminuzione di attenzione
nei confronti delle problematiche emergenti e la possibilità concreta che le persone
fragili non abbiano interlocutori certi a cui riferirsi per comunicare e vedere accolti i
loro bisogni. Viviamo in un tempo in cui, anche dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi sociali, non possiamo fare a meno degli altri, per questo rimaniamo convinti che una gestione associata dei servizi sociosanitari sia da preferire ad una gestione
autonoma degli stessi e questo per il chiaro vantaggio di avere una visione di
insieme nell’identificazione dei bisogni e nell’erogazione delle attività, affinché questi
bisogni vengano affrontati e soddisfatti”.


















