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Accadde Oggi: il Processo a Galileo Galilei

di Giovanni Manenti


PISA – Esattamente 390 anni fa, il 12 aprile 1633 si apriva a Roma, presso la Sede della Santa Inquisizione, il processo per eresia nei confronti dell’illustre scienziato pisano Galileo Galilei, la cui “colpa” era da ricondurre nell’aver scritto, tra il 1624 ed il 1639, e successivamente pubblicato, il libro “Dialoghi sopra i due massimi sistemi del Mondo“, mettendo in contrapposizione le teorie tolemaiche e copernicane rispetto al fatto che fosse la Terra al centro dell’Universo invece che ruotare attorno al Sole, attraverso la discussione tra due personaggi realmente esistiti, ancorché all’epoca già defunti, ovvero il fiorentino Filippo Salviati ed il veneziano Gianfrancesco Sagredo, nella cui casa si fingono tenute le conversazioni, mentre il terzo protagonista è Simplico, un personaggio di fantasia che richiama nel nome un noto, antico commentatore di Aristotele, oltre a sottintendere il suo semplicismo scientifico.

Egli è il sostenitore del sistema tolemaico, mentre l’opposizione copernicana è sostenuta dal Salviati. Peraltro, l’autorizzazione alla pubblicazione del Libro fu concessa a Galileo dall’inquisitore di Firenze Clemente Egidi il 24 maggio 1631 su licenza del Maestro del Sacro Palazzo a Roma, Niccolò Riccardi, dopo la revisione del manoscritto operata dal consultore dell’Inquisizione, il domenicano Giacinto Stefani, con la nota condizione di presentare la teoria copernicana solo ex suppositione – in quanto la Chiesa era contraria alla teoria “eliocentrica” di Copernico –  venendo finalmente pubblicato il 21 febbraio 1632, ma già dal successivo mese di agosto si diffusero le voci di una proibizione del libro, in quanto lo stesso Riccardi aveva scritto il 25 luglio ad Egidi che per ordine del Papa il libro non doveva più essere diffuso.

Era accaduto che il Pontefice Urbano VIII non avesse gradito alcuni passaggi che, a suo dire, lo avevano addirittura esposto al ridicolo, unitamente al fatto che l’opera si chiudeva con l’affermazione che agli uomini si “concede il disputare intorno alla costituzione del mondo” a patto di non “ritrovare l’opera fabbricata” da Dio, ritenendo come questa conclusione non fosse altro che un espediente diplomatico escogitato pur di andare in stampa.

Come noto, il processo si conclude il 22 giugno 1633 con Galileo costretto ad abiurare “con cuor sincero e fede non finta” e la proibizione dell’opera, oltre a subire la condanna al “carcere formale ad arbitrio nostro” ed alla “pena salutare” della recita settimanale dei sette salmi penitenziali per un triennio, riservandosi l’Inquisizione di “moderare, mutare o levar in tutto o parte” le pene e le penitenze.

Leggenda vuole che la frase di Galileo, “E pur si muove”, pronunciata appena dopo l’abiura, non fosse altro che la conferma della sua intatta convinzione circa la validità del modello copernicano, pur se la conclusione del processo segnava la sconfitta del suo programma di diffusione della nuova metodologia scientifica, fondata sull’osservazione rigorosa dei fatti e sulla loro verifica sperimentale – contro la vecchia scienza che produce “esperienze come fatte e rispondenti al suo bisogno senza averle mai né fatte né osservate” – e contro i pregiudizi del senso comune, che spesso induce a ritenere reale qualunque apparenza: un programma di rinnovamento scientifico, che insegnava “a non aver più fiducia nell’autorità, nella tradizione e nel senso comune”, che voleva “insegnare a pensare”.

Teorie “rivoluzionarie” ed inaccettabili per quei tempi, ancorché non si possa non sottolineare che – avendo la Chiesa come “termine di riferimento” l’Eternità – solo nel 1968 (!!) Papa Paolo VI fece avviare l’iter di revisione del processo che, bontà sua, si è concluso a fine ottobre 1992 con la cancellazione della condanna riconoscendo che la condanna di Galileo Galilei fu dovuta all’ostinazione di entrambe le parti nel non voler considerare le rispettive teorie come semplici ipotesi non comprovate sperimentalmente e, d’altra parte, alla “mancanza di perspicacia”, ovvero di intelligenza e lungimiranza, dei teologi che lo condannarono, incapaci di riflettere sui propri criteri di interpretazione della Scrittura e responsabili di aver inflitto molte sofferenze allo scienziato.

Last modified: Aprile 12, 2023
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