PISA – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Legambiente Valdera.
La scoperta di cromo esavalente in alcuni pozzi della zona di Ceppaiano, nel comune di Crespina-Lorenzana, riaccende le polemiche sul caso Keu e sulla gestione delle bonifiche ambientali in Toscana. A denunciare la situazione è un duro intervento che punta il dito contro Regione, Comuni e istituzioni locali, accusate di aver sottovalutato per anni il rischio ambientale e sanitario.
Secondo quanto riportato, la presenza di cromo nei terreni e nelle falde non rappresenterebbe una novità. Già nel 2021 Arpat, richiamando i risultati dei campionamenti effettuati dal consulente tecnico della Procura, evidenziava “spiccata presenza di cromo totale oltre le concentrazioni soglia di contaminazione” nei siti interessati dallo spandimento di Keu, insieme al superamento dei limiti per altri metalli e idrocarburi.
Nel documento si ricorda come, fin dall’emersione dell’inchiesta Keu, fosse stata avanzata la richiesta di procedere rapidamente alle bonifiche dei siti contaminati. Una richiesta che, secondo i firmatari, sarebbe rimasta sostanzialmente inascoltata, lasciando spazio invece a “tavoli tecnici, conferenze dei servizi, delibere e annunci”, senza interventi concreti sul territorio.
Viene citata come unica bonifica effettivamente realizzata quella dell’area dell’aeroporto militare di Pisa, eseguita nel 2021 dal Ministero della Difesa per evitare ripercussioni sul traffico dello scalo Galilei.
Al centro della denuncia anche lo studio coordinato dal professor Petrini e commissionato dalla Regione Toscana ad Arpat, secondo cui il cromo trivalente presente nel Keu potrebbe trasformarsi in cromo esavalente in presenza di umidità e ossigeno. Una trasformazione considerata particolarmente pericolosa, dato che il cromo esavalente è classificato come sostanza cancerogena.
Nel mirino finiscono anche le amministrazioni locali, accusate di aver privilegiato gli aspetti burocratici e legali rispetto alla tutela della salute pubblica. “I Comuni – si legge – avrebbero dovuto pensare prima di tutto a proteggere la popolazione”.
L’intervento si chiude con una critica severa alla gestione complessiva della vicenda: “I veleni nel terreno e nei pozzi non li ha tolti nessuno”, mentre i procedimenti giudiziari ancora aperti continuerebbero a confermare la gravità delle ipotesi di reato ambientale emerse dall’inchiesta.
Last modified: Maggio 9, 2026



















