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Violenza di genere: nel 2024 quasi 700 accessi al Codice Rosa nella ASL Toscana nord ovest

PISA- Il 25 novembre richiama l’attenzione di tutti sulla violenza di genere e sulla necessità di un impegno concreto per contrastarla. Nella ASL Toscana nord ovest questo impegno è quotidiano e si riflette anche nei numeri del Codice Rosa, il percorso di accesso al Sistema Sanitario Regionale dedicato alle persone vittime di violenza — donne, minori e persone discriminate.

Nel 2024, sono state 679 le persone che hanno attivato il Codice Rosa attraverso i pronto soccorso dell’Azienda, di cui 506 donne (75%).
«Si tratta di numeri alti», spiega Rosa Maranto, responsabile del percorso Codice Rosa, «ma considerando quanto la violenza sia un fenomeno sommerso e molto più diffuso di quanto emerga, questi dati possono anche rappresentare un segnale positivo di maggiore emersione». Le donne restano le principali vittime, soprattutto di violenza domestica: abusi da parte di padri, partner, fratelli, figli, ex mariti o fidanzati, persone con cui esisteva o esiste un legame affettivo. «La violenza riguarda tutte le età e tutte le fasce sociali», sottolinea Maranto.

I dati mostrano che il 70% delle persone accolte è di nazionalità italiana; il 93% segnala maltrattamenti e il 7% abusi sessuali.
L’11% dei casi riguarda minori. «Si va da bambini con meno di un anno (2 casi) fino a persone oltre i 70 anni (30 casi)» precisa Maranto.

Situazione analoga emerge nei consultori, dove ogni anno vengono attivati circa 700 percorsi legati alla violenza, a cui si aggiungono gli interventi di prevenzione rivolti alla genitorialità, alle famiglie in condizioni di vulnerabilità, ai giovani e alla popolazione attraverso attività di sensibilizzazione.

«Come ASL – continua Maranto – mettiamo in campo interventi di prevenzione, di intercettazione dei casi sommersi e di presa in carico, lavorando in rete con i centri antiviolenza e con tutti i servizi coinvolti: emergenza-urgenza, materno-infantile, consultori, servizio sociale. Ogni anno realizziamo una formazione intensa e continua per gli operatori».

«La violenza contro le donne e contro chiunque la subisca – conclude – non è solo un problema sociale: è un vero problema di salute pubblica. Chi subisce violenza ha un rischio molto maggiore di sviluppare problemi fisici e psicologici, spesso gravi».
E rivolge un appello: «Non voltarsi dall’altra parte. Rompere la solitudine e il silenzio è il primo passo per uscire dalla spirale della violenza. In ogni contesto sanitario ci sono sensibilità, professionalità e competenze per accogliere e aiutare».

Last modified: Novembre 25, 2025
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