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Robot spaziali, il vuoto diventa un alleato: nuova tecnologia sviluppata a Pisa

PISA – Il vuoto, da sempre considerato uno degli ambienti più ostili per i sistemi meccanici, può diventare una risorsa per la robotica spaziale. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications, coordinato dall’Istituto di Intelligenza Meccanica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Università di Trento e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

La ricerca introduce una nuova generazione di attuatori elettrostatici che sfruttano le proprietà elettriche del vuoto per generare movimento, superando molti dei limiti dei tradizionali motori elettrici utilizzati nello spazio, come il surriscaldamento, la necessità di lubrificanti speciali e l’elevato peso.

I nuovi dispositivi sono leggeri, privi di ingranaggi e lubrificanti, compatibili con i materiali già utilizzati nelle missioni spaziali e capaci di produrre movimenti rapidi e forze significative con un consumo energetico molto ridotto. Un insieme di caratteristiche che li rende particolarmente adatti all’impiego in orbita e nelle missioni di esplorazione.

«Abbiamo dimostrato che il vuoto può diventare un alleato per realizzare sistemi più leggeri, efficienti e affidabili», spiega Ion-Dan Sirbu, primo autore dello studio.

Secondo Marco Fontana, coordinatore della ricerca alla Scuola Sant’Anna, «il peso ridotto degli attuatori è un fattore decisivo, perché ogni chilogrammo in più aumenta in modo significativo i costi di lancio». Giacomo Moretti dell’Università di Trento sottolinea che «l’assenza di aria permette di raggiungere velocità molto elevate, eliminando le perdite per attrito», mentre Virgilio Mattoli dell’IIT evidenzia il ruolo del processo di fabbricazione basato su sottili film isolanti flessibili, che garantisce l’affidabilità dei dispositivi.

Le possibili applicazioni spaziano dalla manutenzione e assemblaggio in orbita all’esplorazione planetaria, fino a meccanismi mobili per satelliti e telescopi spaziali. In prospettiva, la tecnologia potrebbe trovare impiego anche in ambienti estremi sulla Terra, come il fondo oceanico o contesti industriali complessi.

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Last modified: Gennaio 13, 2026
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