L’analisi tecnica dopo la gara del “Tardini”
PISA – Il 25 aprile 2026 non cambia la storia: Parma–Pisa è l’ennesimo capitolo di una stagione che continua a raccontare sempre lo stesso copione. Mister Oscar Hiljemark, alle prese con le assenze pesanti di Durosinmi, Tramoni e Marin, sceglie il 3-5-2 affidandosi alla coppia Moreo–Stojilkovic.
di Sandro Cacciamano
Una scelta che, almeno inizialmente, sembra dare ragione all’allenatore. Il Pisa parte con personalità, con un atteggiamento finalmente aggressivo e propositivo. Nel primo tempo la squadra costruisce, crea, si fa vedere nella metà campo avversaria. Stojilkovic è il più vivace, attacca la profondità, tiene in apprensione la difesa del Parma; Moreo lavora bene di sponda e si muove con intelligenza. Le occasioni arrivano, due nitide, ma si infrangono sul palo. Ed è proprio qui che si annida il primo grande limite di questa squadra: la mancanza di cinismo. Dietro, la linea difensiva regge. Canestrelli e Caracciolo guidano il reparto con ordine, mentre Bozhinov, pur senza strafare, svolge il compito con attenzione. Sugli esterni Leris e Angori spingono, accompagnano l’azione, danno ampiezza. A centrocampo Akinsanmiro porta dinamismo, Aebischer esperienza e Vural qualità, anche se ancora una volta frenato dai problemi fisici. È, nel complesso, un primo tempo che lascia intravedere qualcosa di diverso: una squadra viva, dentro la partita, con un’idea chiara. Ma il calcio, soprattutto per il Pisa di questa stagione, è una questione di dettagli. E i dettagli, puntualmente, fanno la differenza.
Nella ripresa cambia tutto. Vural alza bandiera bianca per un problema al ginocchio e al suo posto entra Piccinini. Poi arrivano i cambi che, invece di dare nuova energia, spengono la squadra: Touré per Leris e Meister per Stojilkovic. Ed è proprio Meister ad avere l’occasione più clamorosa della partita. Solo davanti al portiere, con il match nelle mani, spreca tutto. Un errore pesantissimo, che non è solo un episodio, ma la fotografia perfetta dei limiti offensivi del Pisa. Da quel momento, la squadra si scioglie. Entrano anche Lorran e Cuadrado, ma l’effetto è opposto a quello sperato. Il Pisa perde compattezza, smarrisce il centrocampo, si allunga in maniera pericolosa.
La fiducia cala, la convinzione sparisce, la squadra si spegne mentalmente ancora prima che fisicamente. E quando il Pisa si spegne, gli avversari colpiscono. Il Parma alza il ritmo, trova spazio e punisce. Ancora una volta. Ancora nello stesso modo. Ancora senza una vera reazione. Le scelte dalla panchina lasciano più di un dubbio. L’ingresso di Lorran, soprattutto in un momento così delicato, non porta nulla, anzi accentua le difficoltà. È una stagione in cui alcune decisioni continuano a non trovare risposte sul campo. E il risultato è sempre lo stesso. Il finale è amaro, ma non sorprende più. È la solita storia: il Pisa gioca, costruisce, illude… e poi crolla. Senza forza, senza cattiveria, senza la capacità di gestire i momenti decisivi.
Tra le poche note positive resta la prestazione di Stojilkovic, uno dei pochi a provarci davvero, a sfruttare tutto ciò che aveva a disposizione. Non basta, ma almeno rappresenta un segnale in mezzo a tante difficoltà. Nel post partita, Hiljemark fotografa perfettamente la situazione: “La rete subita è arrivata in una situazione molto strana, non si può prendere gol così. Mi dispiace, ma sono anche frustrato”. Frustrazione. È questa la parola che descrive meglio il Pisa di oggi. Una squadra che avrebbe anche le possibilità per fare qualcosa in più, ma che continua a buttare via tutto. Errori, scelte discutibili e una fragilità mentale che, giornata dopo giornata, è diventata il vero limite. E intanto il campionato scivola via. Senza reazioni e senza segnali..
Last modified: Aprile 26, 2026

















