CASCIANA TERME LARI– Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell’Unione PD Casciana Terme sulla problematica del rifiuto multimateriale.
“Che la qualità del rifiuto multimateriale stesse peggiorando non è una sorpresa. È, purtroppo, la conseguenza diretta di scelte politiche precise, fatte dall’amministrazione comunale di Casciana Terme, che hanno di fatto introdotto un vero e proprio “libera tutti” sul multimateriale. Oggi Comune e Geofor lanciano l’allarme, parlano di controlli, di rimproveri ai cittadini e di possibili sanzioni. Ma la verità è che questa situazione era ampiamente prevedibile, e noi lo avevamo già detto quando sono state prese decisioni che privilegiavano il consenso immediato rispetto alla sostenibilità reale del sistema.
I dati parlano chiaro: si è passati da una media del 30% di frazione estranea nel multimateriale al 40%, con punte del 50%. Numeri pesanti, che significano meno ricavi dalla vendita dei materiali riciclabili e, inevitabilmente, il rischio concreto di un aumento della Tari per i cittadini“.

Ma la domanda vera è un’altra: di chi è la responsabilità di questa deriva?
“Non dei cittadini che oggi vengono richiamati all’ordine.
La responsabilità è di chi ha scelto scientemente di allargare le maglie della raccolta multimateriale, trasformandola di fatto in un contenitore sempre più permissivo, con l’obiettivo evidente di rendere il sistema più “facile” e più gradito nel breve periodo. Una scelta che aveva il sapore della campagna elettorale più che quello della pianificazione ambientale.
Era facile prevedere che un sistema meno rigoroso avrebbe portato ad abusi, errori e comportamenti opportunistici. Era prevedibile che qualcuno, pur di non consumare sacchi dell’indifferenziato, avrebbe iniziato a mescolare rifiuti non conformi nel multimateriale. E oggi ciò che viene presentato come emergenza non è altro che la conferma di un errore politico annunciato.
Ancora più grave è il tentativo, nemmeno troppo velato, di scaricare la responsabilità sui cittadini, parlando di comportamenti scorretti e annunciando possibili sanzioni. Certo, chi sbaglia deve essere corretto. Ma non si può prima creare un sistema confuso e permissivo e poi accusare chi lo utilizza.
Le scelte populiste, fatte per inseguire il consenso e semplificare artificialmente la raccolta, oggi si pagano. Si pagano in termini ambientali, perché la qualità del riciclo peggiora. Si pagano in termini economici, perché minori ricavi significano maggiori costi per la collettività. Questa vicenda dimostra ancora una volta che le politiche ambientali non possono essere piegate alla logica del facile consenso. Servono regole chiare, controlli costanti e soprattutto scelte coerenti, non slogan. Perché quando si gioca con l’ambiente e con i conti pubblici, il prezzo — prima o poi — arriva. E purtroppo, a pagarlo, sono sempre i cittadini.

















