PISA – Quattro persone con una lesione midollare toracica cronica e senza capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe sono riuscite a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore grazie a una nuova modalità di controllo della stimolazione elettrica epidurale.
La strategia utilizza un gesto semplice: una lieve estensione volontaria del tronco. Il movimento del busto modifica la risposta alla stimolazione, favorendo il passaggio dall’estensione della gamba, necessaria per sostenere il peso, alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia che permette di avanzare.
I risultati sono descritti in uno studio pubblicato sulla rivista Med – Cell Press, condotto dal laboratorio MINE – Modular Implantable Neuroprostheses, nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna e attivo all’Irccs Ospedale San Raffaele. La ricerca è stata guidata dai professori Pietro Mortini e Silvestro Micera.
Dopo l’impianto di uno stimolatore midollare disponibile in commercio e quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti i partecipanti sono riusciti a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale o sistemi di sostegno del peso. Uno di loro ha percorso 132 metri in 42 minuti, mentre tutti hanno affrontato curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Tre sono riusciti anche a restare in piedi sostenendosi con una sola mano.
«Non si tratta di un recupero della capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe, che è rimasta assente – precisa Mortini –. Abbiamo utilizzato una funzione preservata, il movimento del tronco, per controllare gli effetti della stimolazione e permettere alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo».
«Il corpo stesso diventa parte dell’interfaccia di controllo – aggiunge Micera –. Non servono segnali cerebrali decodificati o sensori esterni: viene sfruttata l’interazione tra movimento volontario residuo, biomeccanica del corpo e stimolazione del sistema nervoso».
I ricercatori sottolineano il ruolo decisivo del percorso riabilitativo, quotidiano, progressivo e personalizzato. Lo studio ha coinvolto finora soltanto quattro persone: i risultati sono promettenti, ma dovranno essere confermati su un numero maggiore di pazienti.
Last modified: Settembre 8, 2026



















