PISA – Finalmente, contro il Bologna, si è visto un cambio di sistema: dal consueto 3-4-2-1 al 3-5-2. Mister Oscar Hiljemark ha scelto una difesa a tre composta da Caracciolo, Coppola e Calabresi; in mezzo al campo Marin, Hojholt e Aebischer, con Leris e Angori sulle corsie; davanti la coppia Moreo–Durosinmi.
di Sandro Cacciamano
Fase difensiva. Il primo dato evidente è la maggiore compattezza. La linea arretrata è apparsa più solida e sicura, anche grazie al sostegno costante del centrocampo, più presente nelle coperture e nei raddoppi. Il Pisa ha concesso poco a un Bologna di qualità, venendo però beffato nel finale: al 90’ la rete di Jens Odgaard ha vanificato una prestazione difensiva nel complesso ordinata. Ancora una volta, una singola disattenzione è costata cara.

Centrocampo e corsie esterne. Il centrocampo ha rappresentato il vero punto di forza della gara. Marin, Hojholt e Aebischer hanno garantito intensità, recupero palla e qualità nella gestione del possesso. La squadra ha mantenuto equilibrio e continuità nella manovra, riuscendo a controllare ampi tratti dell’incontro. Sulle fasce, Leris e Angori hanno spinto con costanza, proponendo cross e soluzioni in ampiezza che hanno dato respiro all’azione offensiva.

Fase offensiva. Dal punto di vista offensivo, il 3-5-2 ha consentito al Pisa di occupare meglio il centrocampo e di servire con maggiore frequenza le due punte. Tuttavia, è proprio in area avversaria che emergono i limiti principali: le occasioni create non sono state sfruttate con la necessaria freddezza. Moreo e Durosinmi hanno lavorato per la squadra, ma serve maggiore incisività sotto porta. È qui che il Pisa deve crescere: trasformare il volume di gioco in reti concrete.

Considerazioni finali. Nel complesso, la squadra è apparsa più fluida, più padrona del centrocampo e, a tratti, anche della partita. Il cambio di modulo ha dato equilibrio e compattezza, elementi fondamentali in questa fase della stagione. Ma il calcio è fatto di episodi e di concretezza: basta una distrazione per compromettere il lavoro di novanta minuti. Il vero nodo resta la finalizzazione. Senza maggiore precisione e determinazione sotto porta, ogni sforzo rischia di rimanere incompiuto. Il tempo stringe: servono gol, e servono subito.
Last modified: Marzo 3, 2026
















