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Il Comitato Avvocati per il NO del Foro di Pisa

Il Comitato Avvocati per il NO del Foro di Pisa ritiene opportuno esporre, in termini tecnici e non polemici, le principali criticità della riforma costituzionale sulla giustizia sottoposta a referendum, illustrate dal punto di vista dell’esercizio della professione forense e delle garanzie costituzionali del giusto processo.

L’avvocato non svolge un mero servizio privatistico, ma è par te essenziale della funzione giurisdizionale, in quanto soggetto che rende effettivo il diritto di difesa riconosciuto dall’art. 24 della Costituzione. La piena libertà e indipendenza dell’avvocato presuppongono un giudice indipendente da ogni condizionamento esterno, in particolare di natura politica o gerarchico istituzionale. Un assetto che incida sull’indipendenza del giudice incide, in via mediata ma diretta, anche sulla effettività del diritto di difesa dei cittadini. La riforma prevede la duplicazione del Consiglio Superiore della Magistratura, con l’istituzione di un secondo organo di governo autonomo, con conseguente incremento di costi stimabile in decine di milioni di euro annui a carico della finanza pubblica, senza comprovata esigenza funzionale. I dati disponibili indicano che, già oggi, il giudice si discosta in quasi la metà dei casi dalle richieste del pubblico ministero, il che non consente di affermare l’esistenza di una sistematica soggezione del giudice alla pubblica accusa tale da giustificare un intervento così radicale sull’assetto costituzionale del governo autonomo della magistratura.

La composizione del nuovo organo prevede una componente estratta a sorte, modello che non trova riscontro negli ordinamenti democratici comparabili, e una componente di nomina parlamentare sorteggiata sì, ma a partire da un elenco di nominativi (il cui numero verrà definito sono con i futuri decreti attuativi) votato dal Parlamento in seduta comune, non a maggioranza qualificata, bensì a maggioranza semplice, e quindi predisposto con il concorso decisivo delle forze politiche, ed in particolare di quelle espressione della maggioranza. Tale configurazione determina un rafforzamento dell’influenza politica sull’organo di governo della magistratura, in contrasto con l’obiettivo dichiarato di ridurre la politicizzazione. La riforma istituisce, inoltre, un’Alta Corte Disciplinare con competenza sulle vicende disciplinari dei
magistrati. Questo organo presenta profili di assimilabilità a un giudice speciale, in potenziale contrasto con il divieto costituzionale di giudici straordinari o speciali. Le pronunce dell’Alta Corte risultano impugnabili unicamente dinanzi alla stessa, con esclusione del ricorso alla Corte di cassazione previsto, in via generale,
dall’art. 111 della Costituzione, con conseguenti problemi di coerenza con il principio di uguaglianza nel godimento delle garanzie giurisdizionali.

La riforma non interviene su profili che rilevano direttamente per i cittadini e per l’efficienza del sistema giustizia, quali l’organizzazione e le risorse degli uffici giudiziari nonché la ragionevole durata dei processi, aspetti che restano sostanzialmente estranei al testo sottoposto a referendum. Alla luce dei profili esposti – relativi all’indipendenza della magistratura, alle garanzie costituzionali del giusto processo, alla coerenza con il divieto di giudici speciali e alla mancata incidenza della riforma sui
principali fattori di inefficienza del sistema – il Comitato Avvocati per il NO del Foro di Pisa ritiene non condivisibile l’impianto della riforma costituzionale sulla giustizia e invita gli elettori a esprimere voto NO al referendum sulla giustizia, quale scelta volta alla tutela dell’indipendenza della giurisdizione e dell’effettività del diritto di difesa dei cittadini.

Last modified: Febbraio 28, 2026
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