PISA- Il 98% delle grandi imprese multinazionali europee monitorate ha commesso almeno un presunto abuso dei diritti umani o ambientali tra il 2000 e il 2020. È quanto emerge dal nuovo database BRAVE, ora disponibile online, realizzato nell’ambito del progetto europeo Horizon Europe REBALANCE, coordinato dall’Università di Pisa.
Il dataset sarà presentato ufficialmente il 23 gennaio alle 16 con un evento online su Teams (BRAVE dataset Launch event).
BRAVE documenta 4.314 casi di presunti abusi che coinvolgono 83 grandi multinazionali europee quotate in borsa, in 145 Paesi. I dati, raccolti a partire dal Business & Human Rights Resource Centre, classificano le violazioni per tipologia, Paese, vittime, responsabilità aziendale (diretta o indiretta) e livello di gravità, consentendo analisi comparative e longitudinali su scala globale.
I picchi più alti di violazioni si registrano in Brasile e Stati Uniti (6% ciascuno), seguiti da Nigeria e Colombia (5%). Le tipologie più frequenti riguardano impatti ambientali e salute, seguite dalle violazioni dei diritti del lavoro. Nel database compaiono anche abusi estremi, come schiavitù, torture e traffico di esseri umani.
L’analisi temporale mostra una forte crescita degli abusi nei primi anni Duemila, seguita da un calo dopo il 2015, segnale di un possibile rafforzamento dei meccanismi di responsabilità e controllo. Le violazioni risultano più contenute in Europa, mentre sono più diffuse nei Paesi extraeuropei, evidenziando l’impatto extraterritoriale delle attività delle multinazionali.
Per quanto riguarda l’Italia, il database registra 27 presunte violazioni che coinvolgono 12 imprese, di cui 3 italiane. Le principali vittime sono i lavoratori (52%) e le comunità locali (41%). Allargando l’analisi, 4 imprese italiane risultano coinvolte in 167 presunte violazioni, per lo più ambientali e sanitarie, avvenute prevalentemente fuori dall’Europa e nel 78% dei casi con responsabilità diretta.
Il database mette in luce anche il ruolo delle catene globali del valore: oltre la metà degli abusi indiretti coinvolge fornitori e partner internazionali, mentre un terzo riguarda collusioni con soggetti terzi, inclusi Stati o agenzie pubbliche. Nell’83% dei casi le aziende risultano coinvolte in violazioni di diritti non derogabili dal diritto internazionale.
«Questi dati mostrano come il potere economico delle grandi imprese possa trasformarsi in un rischio sistemico per i diritti fondamentali e per la qualità delle democrazie», sottolinea Elisa Giuliani, professoressa al Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa e responsabile scientifica del progetto REBALANCE.
Il database BRAVE è stato realizzato presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa da Federica Nieri, con la collaborazione di Elena Assenza, Verdiana Morreale, Sanna Ström ed Elisa Giuliani, e il contributo di oltre 50 tra ricercatori e ricercatrici, inclusi studenti dell’Ateneo.
FOTO TRATTA DAL SITO DI UNIPI.
Last modified: Gennaio 16, 2026

















