PISA- Sono 201 le colonne di granito presenti a Pisa, concentrate soprattutto negli edifici medievali tra XI e XII secolo. Un numero che colloca la città al secondo posto in Europa dopo Roma e Istanbul e ben al di sopra di Genova, che ne conta appena 32. Un patrimonio architettonico che racconta la forza politica, economica e marittima della Pisa medievale.

A ricostruirne origine e significato è uno studio pubblicato sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences, firmato da Claudia Sciuto (Università di Pisa), insieme a Valérie Andrieu e Pierre Rochette (Université Aix-Marseille e CNRS).
Il cuore di questo patrimonio è Piazza dei Miracoli: nel Duomo si trovano 108 colonne di granito, mentre sei fusti sono stati censiti alla base della Torre pendente. I materiali provengono in parte da cave delle isole tirreniche (Elba, Corsica, Sardegna), in parte da edifici romani riutilizzati, arrivati anche da Anatolia ed Egitto.
«Il reimpiego delle colonne aveva un forte valore simbolico – spiega Sciuto –: legava Pisa all’eredità di Roma e mostrava la capacità della città di controllare rotte, risorse e competenze tecniche. Il granito era difficile da estrarre e trasportare, e proprio per questo rappresentava un potente segno di prestigio».
Le colonne prodotte per i cantieri pisani sono omogenee per dimensioni e materiale, mentre quelle di reimpiego si distinguono per forme e misure irregolari, testimonianza della loro diversa provenienza. La ricerca, condotta sul campo nel 2022, ha utilizzato tecniche analitiche non distruttive per identificare con precisione l’origine dei graniti, applicate per la prima volta su scala urbana.
Lo studio rientra nel progetto “Le città invisibili”, finanziato dal Dipartimento di Eccellenza del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, con la collaborazione dell’Opera del Duomo e della Soprintendenza Archeologica di Pisa e Livorno.



















