PISA- A pochi giorni dal terremoto che il 4 agosto ha interessato l’area pisana e dopo le nuove scosse registrate questa mattina, Marcello Brugioni, presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, interviene sulla percezione del fenomeno, sulla prevenzione e sul ruolo della ricerca.
«Un terremoto è difficile da accettare: la terra e le nostre case iniziano a tremare e ciò che fino a un istante prima ci dava sicurezza diventa improvvisamente fonte di paura e smarrimento – osserva Brugioni –. L’Italia è uno dei Paesi con la maggiore probabilità di eventi sismici e dobbiamo imparare a convivere con questo fenomeno e ad affrontarlo».
Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, dall’inizio dell’anno in Italia e nelle aree immediatamente limitrofe si sono verificati circa 1.200 terremoti di magnitudo superiore a 2. In un raggio di 50 chilometri da Pisa ne sono stati registrati 12, compresi il sisma del 4 agosto, le scosse successive e altri eventi non percepiti dalla popolazione.
«In determinate aree l’attività sismica è un fatto normale – spiega il presidente –. Ciò che destabilizza è la natura improvvisa del terremoto, che, diversamente da frane e alluvioni, non offre segnali premonitori tali da permetterci di prepararci».
La ricerca ha comunque compiuto importanti progressi nella conoscenza delle zone maggiormente esposte, delle faglie e dei sistemi tettonici, oltre che nella stima delle accelerazioni e degli effetti prodotti dalle onde sismiche sui diversi terreni. Questi studi consentono di stabilire criteri rigorosi per la costruzione e la ristrutturazione degli edifici.
«La Toscana si sta muovendo con lungimiranza e attenzione – sottolinea Brugioni –. Quasi tutti i Comuni hanno definito analisi di microzonazione sismica di primo livello, mentre più di 150 amministrazioni possiedono o stanno completando gli studi di secondo e terzo livello».
Queste analisi permettono di individuare le aree nelle quali un terremoto potrebbe produrre gli effetti più gravi e di orientare le scelte urbanistiche e costruttive. Resta tuttavia impossibile prevedere con certezza quando si verificherà un sisma.
Il terremoto del 4 agosto, ricorda Brugioni, ha consentito ai ricercatori dell’Università di Pisa di studiare un sistema di faglie situato a circa dieci chilometri di profondità sotto la pianura pisana, al quale sarebbe verosimilmente collegata l’origine dell’evento.
In assenza di previsioni attendibili, diventano fondamentali la prevenzione e la conoscenza dei comportamenti corretti. Durante una scossa occorre ripararsi sotto un tavolo robusto, vicino a un muro portante o sotto l’architrave di una porta, senza precipitarsi all’esterno né utilizzare l’ascensore. Prima di lasciare l’edificio, una volta terminata la scossa, è inoltre opportuno chiudere il gas.
«Dobbiamo conoscere e applicare le norme di sicurezza e continuare ad avere fiducia nella scienza e nella ricerca – conclude Brugioni – che potranno consentirci di affrontare con una preparazione sempre maggiore la normalità dei terremoti».
Last modified: Agosto 12, 2026



















