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Pisa e i primati della storia: 25 marzo 2024 s.p., Capodanno

PISA – Storia e obiettività sono sinonimi? La storia è costituita dai fatti che la compongono nel tempo e i fatti sono realtà, accadimenti realmente avvenuti che non possono essere nient’altro che obiettivi. 

di Leonardo Miraglia

Eppure, a volte la storia evita l’obiettività e scrive le sue pagine travalicando i principi che regolano la mera realtà. Si dice ad esempio, che la storia la scrivono i vincitori e questo è decisamente vero; vero ma non sempre obiettivo perché non sempre chi vince dovrebbe avere il diritto di scegliere cosa scrivere sul libro della storia con la esse maiuscola, il libro che raccoglie tutti gli eventi nel tempo, perché i vincitori possono avere la necessità di trasmettere i fatti avvenuti attraverso una loro lente conformata alla loro visione degli avvenimenti e quindi modellare i risultati a loro pro, come se non bastasse che risultano obiettivamente vincitori. Ma, a ben guardare, la storia è fatta anche da chi perde perché se non ci fosse uno sconfitto non ci sarebbe neppure un vincitore, perciò, solo sul nero si vede il bianco o viceversa e nel decantare le lodi del vincitore necessariamente si deve descrivere anche il vinto.

Il tempo poi, da galantuomo qual è, darà ragione a chi realmente ce l’ha e riabiliterà anche chi magari non è mai arrivato primo e sopravvive sul limitare del burrone dell’oblio.

Si parla dei primati della storia: chi è stato il primo a scoprire che la terra non gira intorno al sole, chi ha attraversato per primo l’Oceano, quale popolo ha riunito per primo terre lontanissime sotto un unico vessillo e così via. La storia è colma di primati e di medagliati, di “recordmen” degli eventi; eppure, ci sono anche i vinti: tutti coloro che la storia la subiscono (perlomeno da un momento in avanti o per un certo periodo), tutti quelli che nella gara della storia arrivano dopo i primi e che per questo possono ambire al massimo a sorreggere il foglio su cui i vincitori descriveranno i fatti accaduti.

Pisa in tutto ciò ha una parte da protagonista ma, come nei film western di un tempo, impersona gli indiani che sono sistematicamente sconfitti dai cowboys portatori di luce e civiltà.

In realtà non è andata così e questo lo abbiamo scoperto nel tempo. Indiani e cowboys non sono concorrenti in una gara, non devono stabilire un primato, ma i risultati ottenuti dal loro confronto annoverano i cowboys come vincitori e quindi la penna alla fine della gara l’hanno tenuta loro; poi, il tempo ha decretato che i fatti raccontati dai cowboys designati vincitori non erano accaduti proprio come loro li avevano descritti, fino a riabilitare la figura dei pellerossa.

Pensate a cosa sarebbe successo se Pisa non avesse perso la battaglia della Meloria o se avesse potuto difendersi dall’invasione di Firenze: la storia adesso sarebbe diversa e Pisa, famosa ma perdente, magari sarebbe stata la capitale del Granducato e non una delle tante città sottomesse.

A parte il what if che, per quanto sia affascinante, resta solo fantasia, sicuramente si possono esporre alcuni primati che Pisa ha stabilito nel tempo e che inevitabilmente restano record, dato che negli annali della storia solo i primi possono scrivere il loro nome (se con diritto o meno ne abbiamo già parlato).

Uno di questi primati e, a parere mio, uno di quelli memorabili, riguarda il computo del tempo, la creazione di un calendario.

Pisa ha una storia di grandi e numerose vittorie, di successi militari, politici e sociali e questi risultati fissati nel tempo scaturiscono da un’unica fonte: l’intelligenza diplomatica e comunicativa che Pisa possiede da sempre.

Dopo che l’Impero Romano si frammentò e la penisola italica venne invasa dalle orde dei popoli che provenivano dall’oltralpe le città italiche si ritrovarono loro preda e molte di esse furono sottomesse ai predatori.

Pisa, tuttavia, rimase indipendente, unico faro nel nuovo mare barbaro come ci raccontano Michael Mitterauer e John Morrisey nel loro libro “Pisa nel Medioevo”: “Mentre già dopo poco l’invasione dei Longobardi Lucca era divenuta sede di un ducato(longobardo), Pisa conseguì un ruolo autonomo…”, “all’inizio del VII secolo i pisani potevano presentarsi come una potenza marittima che operava in maniera indipendente”.

L’indipendenza gettava le basi per le scelte diplomatiche della città e una fra tutte la necessità (oltre che volontà) di riappropriarsi di un vettore fondamentale per la conduzione della vita quotidiana: il tempo.

Scomparsa Roma e con i conquistatori presenti poco avvezzi a concentrarsi su questioni intellettuali Pisa si ingegnò per crearsi un proprio computo del tempo. La devozione della città verso la Beata Vergine e la logica dettarono la creazione del calendario pisano che fece cadere il Capodanno al 25 marzo, data dell’Annunciazione della Vergine (detta anche Incarnazione).

Concettualmente la scelta è corretta e indiscutibile dato che il concepimento di Nostro Signore avvenne come da specifiche mediche nove mesi prima della sua nascita che, per chi non ne fosse a conoscenza, fu il 25 dicembre (dopo tutto questo parlare di storia e diplomazia una risata non dispiace).

Da allora il calendario pisano dettò uno stile che fu detto “pisano” e che venne adottato da molte città della penisola ma anche da svariate località del mediterraneo e anche dell’Europa continentale. In cronologia per descrivere i calendari che fanno iniziare l’anno dall’Incarnazione della Vergine si usa l’acronimo s.p. ossia “in stile pisano”, il che è tutto dire.

Questo risultato è significativo per riconoscere la potenza di Pisa nell’alto medioevo e per non far dimenticare che anche i vinti possono essere a loro volta vincitori pur non avendo avuto la possibilità di scrivere sul libro della Storia.

Tutto questo “maggior gloria di Dio, e invocando l’intercessione della Beata Vergine Maria e di San Ranieri nostro Patrono, salutiamo l’anno” come recita il Sindaco a mezzogiorno in punto del 25 marzo quando, meteo permettendo, il sole, entrando da una delle finestre del Duomo detta Sammarchina, colpisce l’uovo posizionato al di sopra del pilastro del Pergamo e inaugura il nuovo anno in Stile Pisano.

Buon 2024.

Last modified: Marzo 24, 2023
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