L’Università di Pisa protagonista del progetto europeo MOXY: l’ossigeno atomico permette di rimuovere fuliggine e depositi neri con una pulitura senza contatto
PISA – Un gas noto per la sua capacità di corrodere i materiali delle navicelle spaziali diventa uno strumento per la conservazione delle opere d’arte. È l’ossigeno atomico, al centro del progetto europeo MOXY, che dopo quattro anni di ricerca ha sviluppato una tecnologia per utilizzarlo a pressione ambiente nei laboratori di restauro.
Uno dei tre prototipi realizzati si trova all’Università di Pisa, unico partner italiano del consorzio internazionale. Gli altri due sono a Gand e a Eindhoven. Il sistema indirizza sulla superficie dell’opera un flusso di ossigeno atomico, consentendo una pulitura senza strofinare, bagnare o applicare solventi.
«L’intuizione alla base del progetto è legata a Bathtub, un celebre dipinto di Andy Warhol danneggiato con del rossetto: negli anni Ottanta due scienziati della NASA, Sharon Rutledge Miller e Bruce Banks, riuscirono a pulirlo con l’ossigeno atomico senza compromettere l’opera», spiega Ilaria Bonaduce, docente del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale e responsabile di MOXY per l’Ateneo pisano.
Quell’esperienza richiedeva però apparecchiature complesse e camere sottovuoto. «Con MOXY siamo riusciti per la prima volta a renderla utilizzabile a pressione ambiente in un normale laboratorio di restauro», sottolinea Bonaduce.
La sperimentazione ha coinvolto gesso, pietra, dipinti a olio e a tempera, tessuti, carta, rivestimenti e plastiche. I risultati più promettenti riguardano la rimozione della fuliggine e dei depositi neri provocati dall’inquinamento, dal fumo e dagli incendi, spesso difficili da eliminare con i metodi tradizionali.
L’ossigeno atomico agisce sul deposito carbonioso trasformandolo in anidride carbonica. Secondo i risultati del progetto, il processo non lascia residui e non genera materiali contaminati da smaltire. I test hanno riguardato anche i veli biancastri che possono affiorare sui dipinti moderni e i segni lasciati da atti vandalici.
«È sorprendente, bastano pochi istanti per vedere il nero scomparire dalla superficie», racconta Bonaduce. «Il sistema non sostituisce le tecniche già utilizzate nel restauro, ma mette a disposizione uno strumento completamente nuovo».
La tecnologia può essere utilizzata da sola oppure insieme ai trattamenti tradizionali. Nel caso dell’argento annerito, per esempio, modifica la patina rendendola più facilmente eliminabile con acqua. «La tecnologia è ancora giovane, ma può offrire una risposta a problemi di pulitura finora molto complessi», aggiunge la docente.
Martedì 6 ottobre Pisa ospita la presentazione dei risultati, durante il simposio internazionale “Science as a Driver of Green Innovation: Advancing Materials Research and Practice in Cultural Heritage Conservation”.
Finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dall’Università di Gand, MOXY si è svolto dal 2022 al 2026. Il gruppo pisano comprende Ilaria Bonaduce, Celia Duce, Ilaria Degano, Alessia Andreotti, Silvia Pizzimenti, Erika Ribechini e Jacopo La Nasa.





















