PISA – Oggi parlare soltanto di analisi tecnico-tattica della squadra rischia di essere riduttivo. La vera riflessione, alla luce degli ultimi risultati e soprattutto dopo la pesante sconfitta contro la Juventus, deve necessariamente allargarsi alla dimensione societaria. È lì che vanno cercate molte delle risposte alla stagione complicata che il Pisa sta vivendo.
di Sandro Cacciamano
Prima della gara contro i bianconeri, il presidente Giuseppe Corrado aveva dichiarato ai microfoni di DAZN: “Fare un percorso secondo quelli che sono i nostri principi, per far crescere la società, con la certezza che quando risaliremo in Serie A lo faremo per restarci“. Un concetto condivisibile, quasi una dichiarazione di visione e programmazione. Ma il problema è proprio questo: tra le parole e i fatti, nel corso di questa stagione, sembra essersi aperta una distanza sempre più evidente.
All’inizio del campionato la linea era stata tracciata con chiarezza: stagione difficile, ma squadra pronta a lottare fino all’ultimo per mantenere la categoria. Una salvezza da conquistare magari all’ultima giornata, ma con la convinzione di giocarsela fino in fondo. Oggi però la realtà racconta qualcosa di diverso: la sensazione è che la retrocessione sia ormai un percorso già avviato e che il rischio concreto sia quello di arrivare alla condanna matematica anche prima del previsto. Uno dei passaggi più delicati è stata la scelta tecnica in panchina. Puntare su Hiljemark — allenatore giovane e ancora inesperto per una categoria così complessa — significava assumersi un rischio importante. Inserirlo in un momento così delicato della stagione, per di più alla vigilia di una partita chiave come quella contro il Verona, ha finito per aumentare ulteriormente le difficoltà. Quel pareggio ha “pesato” come una sconfitta. La svolta stagionale non è mai arrivata. A quel punto la domanda diventa inevitabile: era davvero necessario rinunciare a un allenatore esperto, profondo conoscitore della categoria, nella speranza di una scossa immediata o addirittura di un miracolo sportivo?
Nel frattempo la squadra, almeno dal punto di vista dell’impegno, non ha mai dato segnali di resa. I cosiddetti “senatori” si sono assunti le proprie responsabilità, presentandosi davanti ai tifosi per chiedere scusa e cercando, in più occasioni, di spiegare un momento estremamente delicato. Questo dimostra che lo spogliatoio, almeno sul piano umano, non ha mai smesso di provarci. Il vero nodo sembra piuttosto legato alle scelte compiute a monte. La rosa avrebbe avuto bisogno di
innesti pronti, di giocatori di categoria capaci di portare esperienza e certezze in momenti complicati. Invece, molte delle decisioni prese nel corso della stagione non hanno prodotto gli effetti sperati. È qui che inevitabilmente entrano in gioco le responsabilità della direzione sportiva. Giovanni Corrado e Davide Vaira hanno operato con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva, ma i risultati del campo raccontano una stagione in cui troppe scelte si sono rivelate sbagliate o comunque inefficaci.
Conclusioni. Ora, più che cercare nuovi colpevoli, serve una reazione forte. L’ambiente deve ritrovare compattezza e chiarezza. Che si scelga di proseguire con Hiljemark o che qualcuno pensi davvero a un clamoroso ritorno di Gilardino poco cambia: ciò che non può più esserci è la confusione. Il Pisa ha bisogno di una guida chiara, di una direzione precisa e di un messaggio forte verso l’esterno. Perché dietro questa squadra c’è una città, ci sono tifosi che hanno speso tempo, passione e denaro per seguirla ovunque.
A loro, prima di tutto, vanno date risposte. E in questo momento le risposte devono arrivare dalla società.

















