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Nel 2026 la spesa degli italiani supera il picco del 2007 ma cambiano le abitudini, il terziario guida la ripresa

Confcommercio Pisa: “Serve sostegno ai negozi fisici e integrazione digitale invcentivando il potere d’acquisto del ceto medio

PISA – Dopo quasi vent’anni e il superamento delle ripercussioni delle recenti crisi economiche, la spesa reale pro capite delle famiglie italiane torna finalmente a crescere, toccando i 23.261 euro pro capite e superando sia i livelli pre-Covid sia il record storico del 2007.

I dati dell’Ufficio Studi di Confcommercio tratteggiano un Paese in cui l’aumento dell’occupazione e dei redditi sta spingendo i consumi, ma rivelano anche un cambiamento profondo nelle scelte delle famiglie: gli italiani riducono gli acquisti di beni materiali tradizionali per orientarsi sempre più verso i servizi, la tecnologia (+3.200% negli ultimi trent’anni) e le esperienze legate al tempo libero, al turismo e alla cultura.

Analizzando la fotografia scattata dall’Ufficio Studi nazionale, il Direttore generale di Confcommercio Provincia di Pisa, Federico Pieragnoli, sottolinea la centralità del comparto terziario ma anche la necessità di guidare questa fase di transizione con interventi mirati a tutela delle imprese e dei consumatori.

«I numeri ci descrivono un clima di rinnovata fiducia e di ripartenza, trainato soprattutto dai servizi, dalla ristorazione e dal turismo, che beneficia del ritorno a pieno regime della domanda estera. Tuttavia, la ripresa non viaggia alla stessa velocità per tutti. Se da un lato crescono le spese per la gestione della casa e per il tempo libero, dall’altro settori fondamentali per il commercio tradizionale come l’abbigliamento, le calzature e l’arredamento continuano a registrare una spesa contenuta, segnale di un atteggiamento ancora molto prudente da parte delle famiglie. Il terziario di mercato — che racchiude commercio, turismo e servizi — si conferma il vero motore dell’economia e dell’occupazione, ma per mantenere viva la rete delle nostre attività commerciali sui territori servono scelte strategiche coraggiose. Penso a incentivi per le filiere del commercio tradizionale, a misure di rilancio dedicate ai settori in sofferenza come moda, abbigliamento e arredamento, ad esempio attraverso la proroga o l’introduzione di bonus per l’acquisto di prodotti ad alto valore artigianale e locale.»

In questo scenario, il Direttore Federico Pieragnoli invita a superare una contrapposizione ormai superata tra commercio di vicinato e mondo digitale, promuovendo un’evoluzione integrata del modello di vendita: “Intanto occorre arrivare ad una web tax uniforme per riequilibrare il carico fiscale tra i grandi colossi delle vendite online e la rete dei negozi su strada. Poi, prendiamo atto che la straordinaria crescitadell’ICT e della tecnologia in questi trent’anni dimostra che il consumatore èirrimediabilmente cambiato. Non dobbiamo vedere l’online come un nemico, bensì come un’opportunità da integrare nei nostri negozi di vicinato. Serve una forte spinta
per aiutare i commercianti tradizionali a sviluppare strumenti di omnicanalità, affinché la forza del negozio fisico — fatta di relazione, fiducia e presidio del territorio — si unisca alla flessibilità delle piattaforme digitali
”.

Infine, il Direttore di Confcommercio Provincia di Pisa pone l’accento sulla tenuta economica delle famiglie e della classe media: «I dati macroeconomici ci confermano una stima di crescita del PIL dello 0,9% e un’occupazione ai massimi storici, ma non possiamo ignorare l’impatto dell’inflazione e delle spese obbligate, a partire da quelle per l’abitazione che oggi assorbono quasi il 29% del budget familiare. Per dare ulteriore slancio all’economia reale e garantire la tenuta del tessuto sociale ed economico del nostro territorio, è prioritario proteggere e incentivare il potere d’acquisto del ceto medio. È la classe media a costituire l’ossatura dei consumi e a far girare l’economia locale: sostenere i redditi delle famiglie e valorizzare le imprese del terziario significa garantire il futuro dei nostri territori.»

I PRINCIPALI DATI DELLO STUDIO (1995-2026):

Spesa Pro Capite: Nel 2026 tocca quota 23.261 euro (+314 euro sul 2025),
superando i livelli del 2007 (22.975 euro).

Tecnologia e Digitale: Crescita “monstre” vicina al +3.200% della spesa per beni e
servizi d’informazione e comunicazione rispetto al 1995.
Tempo Libero e Cultura: I consumi per i servizi culturali e ricreativi aumentano del
+137% dal 1995.

Turismo e Ristorazione: In forte ripresa grazie anche alla domanda estera
(ristorazione +25,3%, viaggi +17,2% dal 1995), ma con volumi che devono ancora
colmare del tutto le perdite dell’era pandemica.

Beni Fisici Tradizionali: In flessione l’alimentazione domestica (-3,5% in 30 anni,
condizionata dalla demografia e dai pasti fuori casa); deboli l’abbigliamento (+6,2%)
e l’arredamento (+5,9%), condizionati dall’orientamento verso capi a minor valore e
dall’atteggiamento cauto delle famiglie.

Peso della Casa: Le spese obbligate legati alla casa passano dal 25,8% del totale
consumi del 1995 al 28,9% nel 2026.

Last modified: Agosto 11, 2026
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