Scritto da 10:53 am Pisa, Eventi/Spettacolo

“Ir Milione… a aveccelo”, al Teatro Verdi un pieno di risate in vernacolo pisano

“Ma che davvero si tratta di Attori non professionisti?”, perché è questa la domanda che la maggior parte degli spettatori che sabato sera hanno riempito in ogni ordine di posti il Teatro Verdi di Pisa per lo spettacolo in vernacolo pisano Ir Milione … a aveccelo si sono sicuramente posti all’uscita, o, per meglio dire, avrebbero potuto porsi, visto che i protagonisti non sono altro che persone della nostra città che possiamo quotidianamente incontrare nello svolgimento delle loro “vere” professioni, le più trasversali possibili, dall’avvocato al commercialista, dal medico all’insegnante, uniti anche da un nobile scopo, in quanto sarà devoluto un sostanziale contributo al Centro Nina, importante realtà pisana frutto della collaborazione fra la Neonatologia del nostro Ospedale e la Scuola Superiore Sant’Anna.

di Giovanni Manenti

Armati di una sola, grande e comune passione, questi “dilettanti” (ma solo di nome) hanno allietato il pubblico con un’esilarante parodia del celebre libro che racconta le avventure del veneziano Marco Polo (interpretato da Paolo Oliva) e dei suoi congiunti nel viaggio in Cina, poi raccontato al pisano Rustichello (al quale ha dato il proprio volto Miriano Vannozzi) nel corso di un “soggiorno obbligato” dei due nelle carceri genovesi, con quest’ultimo a narrarlo in forma scritta.

La vicenda de “Il Milione” è nota praticamente a tutti, ma averla proposta in chiave di commedia teatrale, nonché goliardica, ha fatto sì che se ne conoscessero i “lati oscuri”, ovvero dalle iniziali difficoltà di comunicazione tra Marco Polo e Rustichello, con il nostro concittadino a voler insegnare al veneziano il “colorito” vernacolo pisano, salvo poi venire a sapere che il celebre viaggiatore aveva una discendenza proprio nella città della Torre Pendente, così come parte centrale della recita è dedicata ad una certa “benevolenza” di Marisa, moglie di Rustichello, verso l’altro sesso nel periodo in cui il consorte era costretto in galera, con ovvie e logiche battute boccacesche che in questi frangenti si sprecano.

Il tutto con un tempismo ben graduato tra dialoghi, balletti e cori ad introdurre i vari episodi delle vicissitudini di Marco Polo, assieme al padre Niccolò ed allo zio Matteo, in un mondo talmente lontano che gli amici pisani di Rustichello stentano a credere possa essere davvero esistito, viceversa narrate anche con l’ausilio di rivisitazione a tema e con esilaranti testi curati da quella mente fervida di Miriano Vannozzi, di celebri canzoni contemporanee, fra cui, oltre alla scontata “Samarcanda” di Roberto Vecchioni, ne fanno parte anche “Azzurro” di Paolo Conte e “La Fisarmonica” di Gianni Morandi, con quest’ultima ad esaltare la celebre Luminaria della sera del 16 giugno per la Festa del Patrono San Ranieri … In conclusione, uno spettacolo di una gradevolezza unica, il cui merito va innanzitutto agli autori dei testi Michele Barbieri (che ricopre il ruolo di Matteo, zio di Marco Polo) e Miriano Vannozzi, ma che non avrebbe potuto avere un tale successo senza il contorno di spettacolari scenografie ideate da Rodolfo Fiordalisi e la fondamentale collaborazione del Coro del “Teatro dell’Alambicco” diretto da Cecilia Zaccagnini e composto da ben 56 cantanti e 12 ballerini, le cui coreografie sono state curate da Elisa Gandini ed accompagnati dall’Orchestra Sinfonica Città di Grosseto, diretta dal Maestro Riccardo Cavalieri.

In parole povere, una di quelle occasioni che si rimpiange di averle perse, con la speranza che si possano in ogni caso replicare come si conviene ad una Compagnia facente parte della “Associazione Il Retone” che oramai si sta facendo largo nell’ambiente, visto che è giunta alla sua terza rappresentazione, dopo i successi delle precedenti commedie, “Correva l’anno 1492 ma Colombo ‘un ciaveva artro da fa’ ??”, risalente al 2015 e “Penelope, arrivo !!, butta la pasta”, viceversa del 2017, mentre la messa in scena dell’attuale opera buffa sarebbe dovuta avvenire nel marzo 2020, data che, peraltro, riporta a tutti noi alla mente un periodo non facile da dimenticare.

E non crediate che mi sia dimenticato del vero artefice di tutto questo, ovvero il regista Giorgio Di Presa, il quale ha avuto l’ingrato, ma meraviglioso compito di coordinare questo meraviglioso Gruppo di “Dilettanti allo sbaraglio” (per ricordare il famoso programma radiotelevisivo “La Corrida”), lasciando allo stesso la parola: “Ammetto che non sia stato facile, ma tengo a precisare che sono stato aiutato dalla grande disponibilità e collaborazione da parte di ognuno dei 36 attori, poiché altrimenti non sarebbe stato possibile allestire uno spettacolo di queste proporzioni, il che ci fa divenire degli amici fraterni accomunati dalla medesima finalità di divertirci ed, ovviamente, far divertire anche il pubblico, rappresentando per me un’esperienza di vita e che ha certificato una volta di più quanto sia importante la passione in ogni attività che si svolge, senza il timore di mettersi in gioco, in ciò aiutati dal fatto che il teatro unisce, perché sul palco siamo tutti uguali, come dimostra l’eterogeneità di questa Compagnia, dall’operaio al Primario, avvocati, ingegneri ed anche disoccupati, vale a dire di una estrazione sociale diversissima“.

Chiosa finale, fa le centinaia di battute argute e divertenti, mi piace ricordare quella conclusiva in cui Marco Polo, giunto a Pisa assieme ai parenti per incontrare Rustichello ed ammirare la luminaria, si domanda perché abbia scelto come titolo della pubblicazione proprio “Il Milione” e Miriano (Vannozzi), caustico replica: “Ma perché s’è scritto un Milione di cazzate!!” …

Chapeau!

 

Last modified: Novembre 22, 2022
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