PISA – Chi è Francesco Mori? Scoperto da Vittorio Sgarbi, che vide una Madonna di Duccio su pergamena, che non era di Duccio, ma del Mori e da quel momento iniziò un percorso che vide Francesco Mori selezionato per la realizzazione di opere come le vetrate della Cattedrale di Noto, del battistero del Duomo di Pisa, del Duomo di Firenze o per il Palio di Siena.
di Andrea Bartelloni
Martedì 10 marzo alle ore 17 al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi verrà inaugurata una mostra personale dedicata proprio alle opere di Mori, pittore di luce, e realizzata da: Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) e Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa con la collaborazione e il patrocinio dell’Opera della Primaziale Pisana, del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Pisa e della Vetreria Mellini. La mostra, che resterà aperta fino al 3 maggio, vede il supporto di Antiquario Il Borghetto e Pisa ARTinGENIO MUSEUM.
Della mostra ne parliamo con Francesco Corsi che, col progetto ARTinGENIO MUSEUM, ha portato a Pisa le opere di Mori, esposte per gentile concessione del MACC della Camera di Commercio e che incontriamo nel suo stand al Padiglione 7 del quartiere fieristico di Parma. “Sono particolarmente felice – ci dice Corsi – che le qualità di Mori vengano celebrate nella mostra personale al Museo della Grafica di Pisa, diretto dal Prof. Alessandro Tosi. L’artista, definito da Sgarbi il “miracoloso Mori”, ha la colta capacità di far rivivere le arti medievali e rinascimentali, nel minio, nella calligrafia, ma anche traducendole nella contemporaneità, come nel caso dell’opera “Assedio di Milano”. Quest’ultima, opera esposta all’Expo 2015 di Milano, nella importante mostra che sponsorizzò Farinetti, presenta un Sant’Ambrogio che benedice la città afflitta da caotiche disarmonie che violentano il concetto di Kosmos“.
Cosa mette in risalto l’opera di Mori?
“Questa importante opera mette in risalto il contrasto tra un mondo luminoso d’oro, in cui si ricerca l’armonia e un mondo immerso in una estetica del brutto e del disarmonico che evidenzia la tristezza che genera la perdita nihilistica di ogni riferimento sia di stile che morale. Una sorta di mondo rovesciato dove l’umanità è stata indotta da cattivi maestri a perdere il senso interiore della bellezza e della luce. Per fortuna sorgono oggi artisti importanti come Angelo Accardi che sull’ironia costruiscono ulteriore ironia, facendoci riflettere. Mi riferisco alla scultura con la quale Accardi presenta una scarpa che schiaccia la latta di Merda d’artista di Manzoni. L’interpretazione è sempre libera, ma io ci vedo una volontà di far capire che l’arte non deve sostare in tutti quei linguaggi che ormai sono diventati prevedibili. Le solite cose, i soliti lavandini rovesciati in omaggio a Duchamp o i gabinetti d’oro al Guggenheim».
La modernità di Mori si veste di antico?
“Mori, infatti, recupera dal medioevo linguaggi e tecniche smarrite per porle in dialogo con una visione dell’arte un po’ troppo massificata dalle varie Biennali, dove tutto sembrava orientato a voler mettere fuori gioco il mondo figurativo e pittorico. E invece la pittura torna, con gli struzzi di Accardi, ma anche con i Santi di Mori, figure oramai improbabili tanto quanto uno struzzo nella città“.
Allora, vale veramente la pena di vedere le opere di questo artista, pittore, incisore, calligrafo e miniatore, uno degli interpreti più autorevoli dell’arte delle vetrate, laureato nel 2001 in Storia dell’arte medievale all’Università di Siena, esposte nella loro completezza, come grande evento di arte contemporanea.

















