PISA – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Consigliere Enrico Bruni sul nuovo assetto di Piazza Manin e sul piano del commercio dell’area di Piazza del Duomo, con alcune riflessioni sulla tutela del sito UNESCO, sulle condizioni dei commercianti e sulle scelte dell’Amministrazione comunale
“Le nuove bancarelle del duomo hanno mostrato fin da subito tutti i loro limiti. Alle prime piogge sono emersi problemi evidenti trasformandosi in dei grandi colabrodo, mentre d’estate diventano veri e propri forni. Per rendere praticabili spazi troppo piccoli e inadeguati, gli operatori sono stati costretti a ricorrere a tende e coperture di fortuna che finiscono inevitabilmente per incidere anche sul decoro di un contesto monumentale unico – afferma Bruni – Oggi sentiamo giustamente invocare rispetto per chi lavora e trae da quell’attività il proprio reddito. È una richiesta sacrosanta. Ma proprio per questo mi chiedo perché quelle stesse voci non si siano levate con uguale forza quando venivano realizzate strutture evidentemente inadatte a garantire condizioni di lavoro dignitose. Il rispetto per i commercianti dovrebbe partire dal mettere loro a disposizione spazi funzionali, sicuri e all’altezza del luogo in cui operano“.
“Il problema, tuttavia, è ancora più grave. Il piano del commercio voluto dalla Giunta Conti, dalla prima alla seconda amministrazione, si dimostra incapace di tenere insieme gli interessi della città, dei residenti e degli stessi operatori. Non offre una prospettiva credibile ai commercianti e, allo stesso tempo, ha trasformato l’area adiacente alle mura e al cimitero ebraico, anch’essa sottoposta a vincoli artistici e paesaggistici, in un susseguirsi di bancarelle prive di identità e di qualità urbana. Oggi si aggiunge anche il raddoppio delle postazioni in Piazza Manin e un nuovo bar. Eppure Piazza Manin non è uno spazio qualsiasi: è l’area buffer, il cuscinetto di protezione del sito UNESCO di Piazza dei Miracoli. Avrebbe meritato un progetto capace di valorizzarla con più verde, più ombra e una maggiore qualità dello spazio pubblico, non un ulteriore incremento delle strutture commerciali. Questa vicenda delle bancarelle racconta meglio di qualunque altro dossier la totale assenza di una visione del commercio da parte di questa amministrazione. È una concezione primitiva del commercio, dove vale soltanto la logica del “chi prima arriva meglio alloggia”. Non esiste una regia pubblica capace di organizzare le attività, di differenziare l’offerta commerciale, di valorizzare le produzioni del territorio o di definire criteri merceologici coerenti con uno dei luoghi più importanti d’Italia. Si finisce così per avere decine e decine di bancarelle che vendono sostanzialmente gli stessi prodotti, collocate a pochi metri l’una dall’altra, in una competizione che danneggia prima di tutto gli stessi operatori. L’obiettivo sembra essere soltanto intercettare il turista nel punto in cui è più probabile che apra il portafoglio, non costruire un sistema commerciale ordinato e di qualità. È la logica dello “spremere il turista”, non di governare il turismo. E infatti questo piano non soddisfa nessuno: non soddisfa i commercianti, costretti a lavorare uno accanto all’altro in un numero sproporzionato di postazioni, e non soddisfa la città, che vede trasformarsi aree di straordinario pregio storico, paesaggistico e monumentale in un mercato permanente. Ancora più grave è che, in tutti questi anni, l’amministrazione abbia ignorato qualsiasi proposta alternativa. Si poteva ragionare su una distribuzione più equilibrata delle postazioni, valorizzando i principali percorsi turistici e i parcheggi scambiatori, nonché l’area dell’ex Santa Chiara, evitando di concentrare ulteriormente attività commerciali nell’area buffer del sito UNESCO e nelle vie residenziali già pesantemente investite dalla pressione turistica, come via Cardinale Maffi. Non si è voluto farlo. Alla fine resta una sola certezza. Dal 2018 a oggi questa vicenda è stata gestita interamente dalla destra. Prima con promesse elettorali che era evidente non potessero essere mantenute, poi con continui cambi di rotta e infine con un piano del commercio che non risolve i problemi di nessuno. Dopo otto anni di governo, il risultato è sotto gli occhi di tutti: tanta propaganda, una strategia di città basata sull’accontentare interessi particolari e una città che continua a pagare il prezzo della mancanza di una vera visione“, conclude la nota stampa.
Last modified: Agosto 7, 2026



















