L’adesione allo sciopero è stata dell’8,5% della forza lavoro il resto dei dipendenti è rimasto all’interno: “Noi siamo la Biancoforno, Voi non ci rappresentate”
FORNACETTE – In una fase delicata per l’azienda Biancoforno, segnata da una forte contrapposizione sindacale e da un confronto che negli ultimi tempi ha assunto anche una dimensione pubblica, alcuni dipendenti dell’azienda hanno deciso di raccontare la propria esperienza e di esprimere il loro punto di vista sulla situazione.

Sono testimonianze personali, che non pretendono di rappresentare la totalità dei lavoratori e che si inseriscono in un quadro nel quale possono naturalmente esistere valutazioni ed esperienze differenti. Dalle loro parole emerge, tuttavia, una richiesta comune: ridurre il livello dello scontro e riportare al centro il confronto tra azienda, lavoratori e rappresentanze sindacali, con l’obiettivo di arrivare a risultati concreti.
Una delle testimonianze arriva da una dipendente amministrativa, in azienda dal 2013, che ha chiesto di mantenere l’anonimato. Per il ruolo che ricopre: “In questo periodo stiamo vivendo una situazione che, personalmente, mi dispiace molto. Da tempo assistiamo a una forte contrapposizione con la CGIL e ho la sensazione che ormai ogni situazione diventi motivo di scontro. Quando leggo quello che viene raccontato pubblicamente, anche sui social, faccio fatica a riconoscere la Biancoforno nella quale lavoro da oltre dieci anni. Biancoforno è una realtà importante del nostro territorio, che oggi dà lavoro a circa 200 persone, escluso l’indotto. Non voglio dire che sia un’azienda perfetta: i problemi esistono, come esistono in qualsiasi ambiente di lavoro, ed è giusto affrontarli. Quello che mi dispiace è vedere che spesso all’esterno emerge soltanto il conflitto, con conseguenze negative sull’immagine di un’azienda costruita attraverso il lavoro quotidiano di tante persone. Rispetto il diritto di ogni lavoratore di iscriversi al sindacato che preferisce, di protestare e di scioperare. Ma, da lavoratrice, mi pongo anche una domanda: dopo tanti anni di contrapposizione, quali risultati concreti ha prodotto questa strategia per i lavoratori? Ho sempre pensato che il compito di un sindacato fosse quello di confrontarsi con l’azienda, anche duramente quando necessario, ma con l’obiettivo finale di trovare accordi e ottenere risultati concreti per le persone. Oggi, invece, personalmente ho la sensazione che troppo spesso prevalgano lo scontro e la ricerca di visibilità rispetto alla volontà di trovare una soluzione. È la mia opinione e non pretendo che rappresenti quella di tutti. Altri lavoratori possono avere esperienze e punti di vista diversi dal mio e devono essere rispettati. Ma chiedo lo stesso rispetto per chi, come me, vive Biancoforno ogni giorno e non si riconosce nell’immagine che viene rappresentata all’esterno. Sono qui dal 2013. Conosco questa azienda, le persone che ci lavorano, le difficoltà e anche le cose positive. Per questo vorrei meno contrapposizione e più dialogo. Meno parole e più risultati concreti. Perché alla fine, al di là delle sigle e delle polemiche, ciò che dovrebbe contare davvero sono le persone che ogni giorno entrano in Biancoforno per lavorare“.

A raccontare la propria esperienza è anche Concetta Torregrossa, dipendente di Biancoforno Spa dal luglio 2024: “Personalmente non posso dire di essere stata trattata male in questi due anni, anzi, al contrario. I problemi sono tanti, ma parlandone con la direzione, nei limiti del possibile, hanno sempre cercato di venirci incontro. Sono tanti anni che lavoro nelle fabbriche e ho conosciuto realtà, sempre in questa zona, nelle quali davvero si può parlare di maltrattamenti, diritti calpestati, mobbing, stipendi non adeguati e orari di lavoro massacranti. In confronto a quelle esperienze, Biancoforno mi sembra quasi il paradiso. Questo non significa che qui vada tutto bene, anzi: ci sono aspetti che devono essere migliorati. Significa, per me, lavorare in un’azienda che considero solida dal punto di vista economico, puntuale nel pagamento degli stipendi e disponibile al confronto per cercare di migliorare. L’obiettivo deve essere quello di continuare ad avere uno stipendio sicuro anche nei prossimi anni”.
Tra le voci raccolte c’è anche quella di Federico Montagnani, operaio addetto alla manutenzione, che conosce Biancoforno dal 1999, inizialmente come lavoratore esterno, e che è stato assunto dall’azienda nel 2008. “Vengo subito ai punti che considero fondamentali. Noi lavoratori che non facciamo parte della CGIL non riusciamo più a capire se il sindacato stia portando avanti una battaglia contro la famiglia Lami, proprietaria di Biancoforno, oppure se l’obiettivo sia ottenere risultati per tutti i lavoratori dell’azienda. Nello specifico, le richieste avanzate e le vertenze promosse, a oggi, secondo il mio punto di vista, non hanno portato ai risultati sperati. Inoltre, la scelta di non effettuare straordinari in alcuni periodi dell’anno ha avuto, a mio avviso, conseguenze anche per quei lavoratori che avevano necessità o volontà di svolgerli. Per questo non ritengo che la posizione della CGIL rappresenti tutti i lavoratori di Biancoforno. Ho piuttosto la sensazione che rappresenti una parte dei dipendenti e che lo scontro con la proprietà stia diventando predominante rispetto alla ricerca di risultati condivisi. Noi che ci troviamo nel mezzo di questa contrapposizione siamo stanchi. Per ottenere risultati servono confronto e, soprattutto, buon senso e disponibilità reciproca. Non possiamo neppure dimenticare ciò che sta accadendo ad alcune aziende vicine, tra licenziamenti e cassa integrazione. La mia preoccupazione è che un clima di conflitto permanente possa finire per avere conseguenze sui clienti e, quindi, sul lavoro. È questo che dobbiamo evitare. Credo che l’interesse di tutti debba essere quello di tutelare il lavoro e cercare soluzioni attraverso il confronto“.

Nel frattempo nella giornata di giovedì 1 ottobre davanti ai cancelli dell’azienda sciopero indetto dalla Flai Cgil Pisa e Toscana col supporto della Cgil Toscana, ha visto la partecipazione di Giovanni Mininni (segretario generale Flai Cgil nazionale). A sostegno dell’iniziativa anche Uil, esponenti di Pd, M5S, Avs, Prc, esponenti dell’amministrazione locale, il consigliere regionale Massimiliano Ghimenti e l’assessora regionale Alessandra Nardini. Venticinque i partecipanti che fuori hanno aderito alla manifestazione pari all’8.5 per cento dei lavoratori come comunicato dall’azienda.
Ma c’è chi non era per niente d’accordo sull’azione di protesta della Cgil e l’ha fatto capire a chiare lettere dall’interno dell’azienda con uno striscione appeso davanti ai cancelli: “Noi siamo la Biancoforno. Voi non ci rappresentate” con la maggioranza dei lavoratori della Biancoforno che sono usciti dai propri reparti e sono rimasti all’interno della struttura vestiti di bianco.
Questo è il clima che si vive oggi all’interno di Biancoforno: i lavoratori che, pur riconoscendo l’esistenza di problemi e questioni ancora da affrontare, chiedono che il confronto non si trasformi in una contrapposizione permanente e ci si sposti al tavolo per dialogare serenamente dei problemi esistenti.
Last modified: Ottobre 2, 2026



















