Written by 12:09 pm Pisa, Attualità

Suolo e sicurezza alimentare: studio su Nature firmato da ricercatori dell’Università di Pisa

PISA- Il suolo è una risorsa non rinnovabile e, secondo le stime, fino al 90% dei terreni del pianeta potrebbe risultare degradato entro il 2050 a causa di pratiche agricole intensive, sfruttamento eccessivo e crescenti pressioni ambientali. È da questa consapevolezza che prende le mosse SoilTech innovations for sustainable soil and food security, contributo scientifico pubblicato sulla rivista Nature Reviews Bioengineering.

Tra gli autori figurano anche due studiosi dell’Università di Pisa: Samuele Risoli, ricercatore e primo autore dello studio, e Giacomo Lorenzini, professore emerito di Patologia vegetale, entrambi afferenti al Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali.

Lo studio analizza le soluzioni tecnologiche più avanzate per affrontare la crisi globale del suolo, individuando tre principali ambiti di intervento: la conservazione dei suoli ancora sani, il miglioramento della produttività agricola e il recupero dei terreni degradati. Al centro della rassegna vi sono le cosiddette SoilTech, un insieme di tecnologie che integrano bioingegneria, strumenti digitali, agricoltura di precisione e approcci biologici basati sul microbioma del suolo.

Dall’impiego di fertilizzanti organici e bio-based ai sistemi di monitoraggio che combinano dati ambientali, sensori e intelligenza artificiale, fino alle tecniche di biorisanamento che utilizzano microrganismi e piante per ridurre la contaminazione dei terreni, lo studio mostra come innovazione tecnologica e sostenibilità possano procedere insieme. L’obiettivo è mantenere produttive le superfici agricole senza comprometterne la salute nel lungo periodo, contribuendo alla sicurezza alimentare in un contesto segnato da cambiamenti climatici e instabilità geopolitiche.

«La crisi del suolo è spesso meno visibile rispetto ad altre emergenze ambientali, ma ha conseguenze dirette e profonde sulla sicurezza alimentare, sul clima e sugli ecosistemi – sottolinea Samuele Risoli –. Mettere a sistema le conoscenze scientifiche sulle tecnologie per la tutela del suolo significa fornire strumenti concreti per affrontare una delle grandi sfide globali dei prossimi decenni».

Secondo il ricercatore, non esiste una soluzione unica, ma un insieme di approcci integrati. «Le SoilTech dimostrano come sia possibile combinare innovazione tecnologica, biologia e gestione sostenibile per proteggere, migliorare e ripristinare i suoli».

Un aspetto centrale, evidenziato nello studio, riguarda il trasferimento delle conoscenze dalla ricerca al mondo produttivo. «È fondamentale – conclude Risoli – che la ricerca non si fermi alla pubblicazione scientifica, ma si traduca in applicazioni reali attraverso la collaborazione con le aziende». In questo percorso, il confronto con Cereal Docks e Grey Silo Ventures è stato indicato come esempio virtuoso di cooperazione tra università e imprese per lo sviluppo di soluzioni sostenibili e ad alto impatto.

FOTO TRATTA DAL SITO DI UNIPI.

Last modified: Febbraio 5, 2026
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