È la seconda volta che ho il piacere di intervistare Stefano Falorni, titolare della storica Falorni Ortoflorovivaistica ed è stata un’occasione per fare il punto su un’azienda che da circa 70 anni rappresenta un’istituzione del verde nel territorio pisano. In questo nuovo dialogo abbiamo esplorato come cambiano i tempi, le abitudini delle famiglie e le prospettive di un mestiere che vive in simbiosi con i ritmi della natura.
di Benedetta Rubini
Il vostro lavoro segue molto i ritmi della natura: c’è un periodo dell’anno che sentite più “vostro” e perché? Assolutamente sì, il nostro lavoro è dettato dalla stagionalità. Il periodo che sentiamo più nostro è senza dubbio quello primaverile: è il momento in cui il lavoro è più completo. La coltivazione raggiunge il suo apice, specialmente per quanto riguarda l’ortaggio – dalle insalate ai pomodori, fino ai meloni – ma anche per i fiori. In primavera c’è molta più scelta per il cliente che vuole abbellire giardini e balconi. È il momento in cui, letteralmente, riparte tutto.
Negli anni avete notato un cambiamento nel tipo di clientela o nel modo in cui le persone si avvicinano al verde? Sì, abbiamo notato un cambiamento netto. Se in passato la nostra clientela era composta prevalentemente da persone anziane, oggi vediamo avvicinarsi a questo mondo sempre più giovani, sia per curare il giardino che per creare piccoli orti domestici, magari sul balcone. Un aspetto molto bello è vedere intere famiglie che vengono ad acquistare piante da orto: lo fanno per avvicinare i figli alla natura, per permettere loro di “sporcarsi le mani” e stare all’aria aperta.
C’è una pianta, una storia o un episodio che rappresenta particolarmente l’identità di Falorni? Più che una singola pianta o un aneddoto specifico, la nostra identità è rappresentata dalla costante ricerca della qualità. È questo il nostro tratto distintivo: cerchiamo da sempre, soprattutto nel settore dell’ortaggio che ci tocca da vicino, di proporre ai clienti varietà molto valide. Non ci limitiamo a prodotti prettamente hobbistici, ma puntiamo a offrire varietà quasi semi-professionali per garantire risultati eccellenti.
Se doveste descrivere Falorni con tre parole o tre valori, quali sarebbero? La prima parola è sicuramente “famiglia”: non solo perché siamo un’attività a conduzione familiare che si tramanda tra generazioni, ma perché consideriamo i nostri dipendenti e operai parte di questa famiglia allargata. La seconda è “disponibilità”: ci impegniamo al massimo per consigliare il cliente, tenendoci sempre aggiornati per rispondere a ogni domanda. Infine, ricollegandomi a quanto detto prima, la terza parola è “qualità”, intesa come ricerca continua di varietà nuove e performanti da offrire al pubblico.
Quanto conta oggi l’educazione al verde (bambini, famiglie, scuole) nel vostro lavoro e nel futuro dell’ortoflorovivaistica? L’educazione è fondamentale, direi addirittura vitale per la sopravvivenza futura del nostro settore. Credo che dovrebbe partire molto di più dalla scuola, perché spesso le famiglie non hanno le conoscenze tecniche per formare le nuove generazioni. Fortunatamente ci sono scuole nei paesi vicini che organizzano piccoli orti didattici per mostrare ai ragazzi lo sviluppo delle piante: è parlando di più di queste tematiche e partendo dalle piccole cose che riusciremo ad avvicinare le persone al mondo del verde.
Guardando al futuro: come immaginate l’evoluzione della vostra ortoflorovivaistica nei prossimi 5-10 anni? Ci immaginiamo sempre più orientati verso il settore “Garden” e meno verso quello professionale all’ingrosso, che sta pian piano scomparendo. La visione è quella di una struttura più grande, sempre più specializzata e fornita, pensata su misura per la clientela al dettaglio. Vogliamo che chi viene da noi sappia di poter trovare, nell’immediato, tutto ciò di cui ha bisogno per la cura del proprio verde.
Last modified: Gennaio 26, 2026

















