PISA- Ci sono eventi che si raccontano con i numeri e altri che si raccontano con le persone. La Sagra del Pinolo di San Piero a Grado, arrivata alla sua 45ª edizione, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Da oltre quattro decenni non è soltanto una festa gastronomica, ma il simbolo di una comunità che continua a riconoscersi nei valori della collaborazione, della solidarietà e dell’appartenenza.
La storia della Sagra inizia nel 1980, grazie all’intuizione di don Giuseppe Guerri, che insieme a un gruppo di storici sanpieresi, tra cui Renzo Barsotti, Giorgio Gorreri, Loriano Melai, Giuliano Giannessi, Romano Paolicchi, Inaco Santocchi e Giuseppe Rossi, diede vita a un progetto nato attorno al Circolo Acli del paese. L’obiettivo era semplice e concreto: raccogliere fondi per aiutare San Piero a Grado e sostenere le attività della comunità.
Serviva però un elemento capace di identificare la manifestazione. La risposta era a pochi passi: la Pineta di San Rossore, da sempre parte integrante del territorio. Molti abitanti erano pinolai e conoscevano bene il valore di quel piccolo frutto prezioso. Fu così che nacque la Sagra del Pinolo, dedicata a un prodotto simbolo del territorio.
Le prime edizioni si svolgevano nel prato accanto alla Basilica di San Piero a Grado. Tutto era realizzato grazie al lavoro dei volontari. Ogni famiglia contribuiva come poteva: chi portava i prodotti dell’orto, chi preparava i tavoli, chi cucinava. Le griglie venivano accese con le pigne raccolte nella pineta e perfino l’acqua per cuocere la pasta veniva presa alla fontanella del cimitero. Erano anni fatti di semplicità, sacrificio e voglia di stare insieme.
I piatti erano quelli della tradizione contadina: la zuppa, la carne alla brace, la torta coi bischeri, cotta nel forno del panaio del paese, e naturalmente la celebre pasta al pinolo.
Ed è proprio qui che si custodisce uno dei segreti della Sagra. La pasta al pinolo non è un pesto, come molti pensano, ma una ricetta unica, tipica di San Piero a Grado, tramandata dalle anziane del paese e custodita con orgoglio da generazioni. Una preparazione che ha reso celebre la cucina della Sagra e che deve molto alle donne del paese, tra cui la storica Ester, considerata una delle depositarie della ricetta originale.
La vera forza della Sagra del Pinolo, però, è la capacità di riunire un’intera comunità. Persone che durante l’anno magari si incontrano poco, ma che, quando arriva il momento della festa, tornano a lavorare fianco a fianco con lo stesso entusiasmo di sempre. C’è chi è presente fin dalla prima edizione e chi, dopo anni lontano dal paese, rientra appositamente per dare il proprio contributo.
Perché, in fondo, questa non è soltanto una sagra: è San Piero a Grado che si ritrova.
La manifestazione è un grande progetto corale, dove ognuno ha il proprio ruolo e nessuno resta spettatore. I bambini iniziano ad aiutare osservando genitori e nonni, i giovani imparano il valore del volontariato, gli adulti mettono a disposizione tempo ed energie e gli anziani rappresentano il patrimonio più prezioso: sono loro i custodi della memoria, delle tradizioni e di quel modo di fare comunità che si tramanda da oltre quarant’anni.
Accanto a loro c’è una figura che negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento: don Bryan, parroco di San Piero a Grado, instancabile animatore della vita del paese e motore della Sagra. Con il suo entusiasmo e la sua capacità di coinvolgere persone di ogni età, continua a mantenere vivo lo spirito originario immaginato da don Giuseppe Guerri nel 1980.
La Sagra del Pinolo è anche un omaggio a uno dei tesori più preziosi del territorio: il pinolo del Parco di San Rossore, eccellenza locale dal sapore delicato e inconfondibile. È proprio questo ingrediente a rendere unico il piatto più atteso della festa, gli spaghetti al pinolo, preparati secondo una ricetta esclusiva tramandata nel tempo e capace ancora oggi di richiamare visitatori da tutta la provincia.
Accanto al piatto simbolo, un posto d’onore spetta alle grigliate di carne, altra specialità della Sagra. Dietro la brace ci sono i volontari storici della manifestazione, figure conosciute e amate da tutti che, anno dopo anno, trasformano la cottura della carne in un rito collettivo fatto di esperienza, passione e sapienza.
L’organizzazione è il risultato di settimane di preparativi e di centinaia di ore di lavoro volontario, spesso silenzioso e invisibile agli occhi del pubblico. Fatica, sacrificio e dedizione vengono ripagati dalla soddisfazione di vedere il paese animarsi ogni sera, con famiglie, amici e visitatori attratti non soltanto dalla qualità della cucina, ma dall’atmosfera autentica che si respira.
La manifestazione è cresciuta anche grazie a chi l’ha guidata. Il primo storico presidente è stato Renzo Barsotti, che ha condotto la Sagra per oltre trent’anni, contribuendo a renderla uno degli appuntamenti più importanti del territorio. Dopo di lui hanno raccolto il testimone Giuseppe Bozzi e l’attuale presidente Alberto Ciampi, mantenendo vivi gli stessi valori e lo stesso spirito.
Negli anni la Sagra è entrata anche nella cultura popolare del paese. Nicola Gorreri e Valerio Simonelli hanno composto canzoni dedicate alla manifestazione che ancora oggi vengono insegnate e cantate dai bambini delle scuole di San Piero, segno di una tradizione che continua a vivere e a essere tramandata.
C’è poi un altro elemento che rende questa manifestazione ancora più significativa: la solidarietà. Come accadeva nel 1980, anche oggi il ricavato della Sagra viene reinvestito nella comunità, sostenendo opere, iniziative e progetti sociali. È la dimostrazione concreta che il volontariato, quando nasce da un autentico spirito di servizio, riesce a trasformarsi in bene comune.
In un’epoca in cui si parla spesso di individualismo, la Sagra del Pinolo racconta una storia diversa: quella di un paese che sa ancora fare squadra, custodire le proprie radici e trasmettere ai più giovani il significato più autentico del volontariato.
È questo il vero segreto del suo successo. Non soltanto ciò che arriva in tavola, ma tutto ciò che nasce dietro le quinte: un patrimonio umano costruito in 45 anni di passione, impegno e amicizia, che rende la Sagra del Pinolo molto più di una festa. La rende l’anima e il cuore pulsante di San Piero a Grado.





















