PISA – “La crisi dei salari? Certo che esiste ed è molto acuta, ma a mio modo di vedere è il sintomo di un problema ancora più grave, ovvero una visione distorta del lavoro, considerato sempre di più solo come un mezzo per sopravvivere e non un luogo e un’attività in cui ciascuno realizza, in pienezza, la propria umanità“. È partita da qui la riflessione di padre Saverio Cannistrà, arcivescovo di Pisa, all’incontro annuale con i dipendenti delle Acli provinciali di Pisa e Lucca, che si è svolto venerdì 3 luglio all’auditorium “Toniolo” dell’Opera della Primaziale.
E dai paragrafi della Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, dedicati al “valore del lavoro”. Per ricordare che, nella Bibbia, ”il primo che lavora è proprio Dio, lo fa per sei giorni e il sesto si riposa, anche perché ha creato l’uomo proprio per affidargli il compito di proseguire il lavoro della creazione”. Cita San Benedetto da Norcia e l’ordine dei benedettini, per dire che ”anche negli ordini monastici il lavoro è la modalità con cui l’uomo risponde alla chiamata di Dio”. E poi Erich Fromm “che già negli anni ’70 aveva osservato come, sempre di più, l’esistenza umana fosse centrata sull’avere e non sull’essere, un modo di concepire la vita umana che, spesso, implica il conflitto per il possesso delle cose. Le guerre sono il sintomo più acuto di tutto questo, ovvero di quanto sia deformato il nostro modo di vivere, centrato sul possesso”. Ma cita pure anche Hannah Arendt, ”la quale sosteneva che la forma più alta di attività umana è l’azione con cui si entra in relazione con gli altri”. Per arrivare al punto: “Come chiesa facciamo molta assistenza, che spesso è necessaria, ma l’obiettivo ultimo è promuovere l’uomo e la sua dignità”.
Da qui quasi una richiesta: “C’è bisogno di luoghi e spazi dedicati al pensiero e all’elaborazione, io almeno ne sento il bisogno – ha sottolineato padre Cannistrà -. Si va consolidando una struttura di società in cui le disuguaglianze diventano sempre più marcate ed è l’esatto contrario di ciò che ci indicano il Vangelo e la Costituzione, ma questa è l’aria che respiriamo. C’è bisogno di purificarla e per questo sono necessari luoghi e spazi di analisi e di elaborazione“.
Ad Andrea Valente, presidente delle Acli provinciali di Pisa e Lucca, invece, il compito di tracciare, dati alla mano, un bilancio dei primi 6 mesi di lavoro del 2026. “Siamo una realtà giovane, dato che l’età media di chi lavora con noi è di 45 anni, e con una particolare attenzione al lavoro femminile poiché 59 dei nostri 77 dipendenti sono donne – ha detto-. Abbiamo tredici presidi nella provincia di Pisa ( dal capoluogo, con le due sedi di via da Buti e Cisanello, a Santa Croce sull’Arno, passando per Cascina, Castelfranco di Sotto, Castelnuovo Val di Cecina, Ghezzano nel comune di San Giuliano Terme, Ponsacco, Pontedera e San Miniato) e tre in quella di Lucca (il capoluogo e poi Viareggio e Pietrasanta). Soprattutto siamo una realtà in crescita se è vero che, a fine giugno, siamo già a 6.276 soci, il 14% in più rispetto ai 5.509 di un anno fa. Continuando così, a fine anno, dovremmo riuscire a superare gli 8.503 iscritti con cui abbiamo chiuso il 2025“.
Numeri che sono necessari anche per sostenere un volume di attività crescente: “Soltanto il patronato, in questi primi sei mesi, ha effettuato 33.618 interventi a cui vanno aggiunti i 22.157 del Caf per un totale di 55.774 – ha proseguito Valente-. Sono dati che raccontano la necessità, anche sul nostro territorio, di servizi come quelli che svolgiamo quotidianamente, fondamentali anche per promuovere inclusione e integrazione nelle nostre comunità: basti dire che circa un quinto (19%) delle persone che si rivolgono ai nostri servizi è un cittadino straniero, percentuale che sale al 22% per quanto riguarda le domande Isee e, addirittura, il 42% per quanto riguarda il modello redditi“.
Poi gli interventi di monsignor Antonio Cecconi, assistente spirituale delle Acli provinciali: “In 52 anni di sacerdozio – ha detto – qualche mi è capitato di raccogliere la confessione di molti credenti, ma solo quattro volte mi è capitato che qualcuno di loro confessasse il peccato di evasione fiscale”. E del presidente nazionale Acli Emiliano Manfredonia: “Oggi sembra che l’umanità sia bella solo se è perfetta e che, se una persona a un diritto, lo tolga a qualcuno altro: viviamo in una società impregnata d’individualismo in cui viene prima di tutto l’io. Proprio per questo, però, il nostro impegno ha un senso ancora più profondo: curare l’umanità ferita, aiutarla a rimettersi in piedi, è una missione fondamentale. Oggi ancora più di ieri”.
La giornata si è conclusa con la visita al Museo delle Sinopie e una cena e un momento di condivisione.
Nella foto sopra i dipendenti delle Acli davanti alla Cattedrale
Last modified: Luglio 6, 2026


















