PISA- Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Enrico Bruni, Consigliere comunale (PD), sul regolamento per le botteghe storiche approvato ieri in Consiglio comunale a Pisa. Nel comunicato si sottolinea il valore positivo del regolamento, ma anche il ritardo con cui arriva rispetto alla crisi del commercio di prossimità e alla progressiva perdita di identità commerciale del centro storico.
«Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati rischia di diventare il metodo di governo di questa città». È dura la presa di posizione sul futuro del commercio pisano e sulla tutela delle attività storiche, alla luce della progressiva trasformazione del centro e della chiusura di molte realtà riconoscibili del tessuto cittadino.
«In questi anni Pisa ha visto una vera e propria moria di attività storiche – si legge nella nota –. Per completezza: questa situazione non nasce oggi e prima non era stata risolta. Se oggi i buoi sono scappati, prima la stalla non era stata certo rinforzata abbastanza. Dopo il Covid, però, abbiamo assistito a un’accelerazione evidente».
A confermare il quadro, vengono richiamati i dati del Rapporto economia 2025 dell’ISR, su elaborazione Infocamere, secondo cui tra il 2019 e il 2024 la provincia di Pisa ha perso circa 1.100 localizzazioni tra commercio al dettaglio e pubblici esercizi, con una riduzione del 9%, peggiore della media regionale, pari al -6%, e di quella nazionale, pari al -5%.
Il commercio al dettaglio fisso cala del 10%, l’alimentare del 13%, l’abbigliamento del 16% e i bar del 13%, mentre il commercio online e per corrispondenza cresce del 54%.
«Sono numeri che raccontano una trasformazione profonda del tessuto commerciale – prosegue la nota – con meno negozi di prossimità, meno attività riconoscibili e un centro storico sempre più esposto alla standardizzazione e al turismo mordi e fuggi».
Il tema, secondo la denuncia, riguarda non solo l’economia cittadina, ma anche l’identità stessa del centro storico.
«Il nostro centro è stato piegato sempre di più alle esigenze di un turismo mordi e fuggi. Con importanti eccezioni, abbiamo visto proliferare attività standardizzate, arredi tutti uguali, spazi pensati per consumare in fretta e lasciare subito il posto al cliente successivo».
Il riferimento è alla cosiddetta “McDonaldizzazione della società”, teorizzata dal sociologo George Ritzer: efficienza, standardizzazione, omologazione.
«È esattamente ciò che rischiamo di vedere anche a Pisa: luoghi sempre meno riconoscibili, merci sempre più uguali, qualità sempre più bassa».
Nel mirino anche la distanza tra le dichiarazioni di principio e gli strumenti concreti messi in campo per sostenere le botteghe storiche e artigiane.
«Le botteghe artigiane e storiche vengono celebrate a parole come una ricchezza, ma quando chiediamo strumenti concreti per tutelarle, ad esempio attraverso una rimodulazione delle imposte comunali, le risposte arrivano spesso vaghe, lente, insufficienti».
L’arrivo di un regolamento sulle botteghe storiche viene definito un passo positivo, ma non sufficiente.
«Oggi arriva finalmente un regolamento sulle botteghe storiche. Bene. È un passo positivo e va riconosciuto. Ora, però, dobbiamo capire quante botteghe storiche restano davvero da tutelare e quali strumenti concreti avranno in più rispetto a ieri».
La chiusura e la rimozione delle insegne di attività storiche, come nel caso di Salsa, viene indicata come un segnale particolarmente doloroso.
«Le insegne strappate di Salsa sono una ferita simbolica. Raccontano una città che perde pezzi della propria identità commerciale e sociale, mentre l’amministrazione continua a intervenire quando i danni sono già visibili».
Da qui la richiesta di un cambio di passo nelle politiche cittadine.
«Serve una politica capace di prevenire, proteggere e scegliere da che parte stare: dalla parte di chi la città la abita».
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Last modified: Giugno 26, 2026


















