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Alessandra Orlanza (FDI): “Che brutto accanimento della sinistra contro Paolo Crepet”

PISA – “Che brutto accanimento quello della sinistra contro lo psichiatra Paolo Crepet. Un accanimento che rispecchia il mancato rispetto delle regole e un buonismo esasperato che hanno portato la scuola oggi al punto di ritrovarsi con giovani fuori controllo, incapaci di gestire i confini imposti dalle famiglie. Non parlo solo come rappresentante di una forza politica, ma soprattutto come insegnante di scuola superiore di secondo grado, con vent’anni di esperienza sulle spalle, che ha visto con i propri occhi la scuola cambiare – e, purtroppo, peggiorare – nel tempoAd affermarlo è Alessandra Orlanza di Fratelli d’Italia.

Chi è davvero responsabile di questa situazione? Non certo i ragazzi. La colpa, va detto forte e chiaro, ricade in gran parte sui genitori e sulle famiglie. Oggi la società sembra aver perso la capacità di dire “no”, di imporre limiti e regole fondamentali per la crescita sana dei più giovani. Il troppo permissivismo, mascherato da bontà e apertura mentale, si è trasformato in un lasciar fare senza confini, creando così un terreno fertile per comportamenti disordinati, insubordinazione e difficoltà nell’apprendere il valore della disciplina. Paolo Crepet è stato etichettato come “patriarcale” solo perché richiama con fermezza al dovere genitoriale e mette al centro la famiglia come fulcro imprescindibile dell’educazione. Ebbene sì, è proprio così: ribadire l’importanza della famiglia non è un retaggio superato o una forma di oppressione, bensì un richiamo urgente alla realtà che molti sembrano voler ignorare. Chi critica Crepet dimostra di non essere vicino ai giovani, non passa le mattinate in classe con gli studenti e quindi non conosce le problematiche reali che li attanagliano. I casi più difficili sono proprio quelli di ragazzi provenienti da famiglie fragili, caratterizzate da assenze di figure genitoriali solide, oppure da genitori che, pur avendo tutto, non sanno o non vogliono imporre limiti, lasciando così i figli alla deriva. Se vogliamo davvero recuperare i nostri giovani, in particolare quelli che si sono smarriti lungo il percorso, dobbiamo tornare a ricostruire l’autorevolezza delle figure genitoriali. L’emancipazione e il progresso sociale non possono e non devono annullare i principi della buona educazione, né tantomeno il rispetto delle regole che costituiscono la base di ogni convivenza civile e di ogni percorso di crescita personale. Abbiamo bisogno di genitori che sappiano dire no, che siano presenti, coerenti e autorevoli, senza cadere nella trappola del falso buonismo che cerca di evitare ogni conflitto a scapito del futuro stesso dei ragazzi. Non si tratta di tornare a modelli rigidi o di invocare un passato idealizzato, ma di riaffermare con determinazione quei valori fondamentali che garantiscono stabilità e sicurezza ai giovani. Perché solo dentro una famiglia solida e consapevole dei propri doveri si può costruire un’educazione che insegni il rispetto, l’impegno e la responsabilità. Senza questi capisaldi, la scuola – e la società intera – rischiano di perdere la loro funzione educativa, destinando intere generazioni ad un futuro incerto e privo di radici. Perciò basta con l’accanimento contro Crepet, basta con il rifiuto ideologico di chi non vuole guardare in faccia la realtà. Se vogliamo cambiare davvero la storia dei nostri giovani, dobbiamo prima cambiare la storia delle nostre famiglie. E questo richiede coraggio, coerenza e la capacità di mettere al primo posto il vero bene dei nostri figli, anche quando ciò significa ricordare che nella vita non sempre si può avere tutto e che spesso un “no” è il regalo più grande che una famiglia può fare ai suoi ragazzi“, conclude la nota dell’esponente di Fratelli d’Italia.

Last modified: Luglio 7, 2026
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