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Pronto soccorso, Mazzeo (PD): “Valutare una sperimentazione nelle Case di comunità”

PISA – “Le proposte avanzate dal dottor Giuseppe Pepe (presidente della SIMEU Toscana), insieme al confronto aperto in queste settimane sul futuro dell’emergenza-urgenza, offrono un contributo concreto e utile. L’idea di una sperimentazione che porti nelle Case di comunità i medici di pronto soccorso, per rafforzare la risposta sul territorio e ridurre la pressione sugli ospedali può essere una soluzione che spero che l’assessora Monni possa valutare sia nella fattibilità tecnica che economica“. Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, intervenendo sul tema dei pronto soccorso.

Il punto da cui partire è molto concreto: intercettare i bisogni a bassa e media complessità prima che si riversino sui pronto soccorso, con una presenza strutturata di professionisti dell’emergenza nelle Case di comunità, in raccordo con la medicina generale e con i servizi territoriali. In questo modo possiamo alleggerire gli accessi impropri, migliorare l’appropriatezza e dare ai cittadini risposte più rapide, più vicine e più efficaci”.

Mazzeo richiama anche la posizione espressa dal dottor Alessandro Cipriano (Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana) pubblicata sul Emergency Care Journal, che propone un vero cambio di impostazione per il sistema dell’emergenza-urgenza: “Nelle sue parole si afferma con chiarezza che il pronto soccorso deve tornare alla sua funzione originaria, riservata alle urgenze reali e ai casi tempo-dipendenti, mentre i bisogni non acuti devono trovare risposta in percorsi dedicati fuori dal pronto soccorso. È una linea che va nella stessa direzione della sperimentazione che vorrei proporre”. Sempre riferendosi all’ipotesi avanzata da Cipriano, Mazzeo evidenzia anche la possibilità di superare altre criticità che attualmente caratterizzano i pronto soccorso a partire dalla “necessità di un triage più omogeneo e scientificamente validato” fino al “superamento del sovraffollamento cronico e del fenomeno dei pazienti bloccati in attesa di ricovero” per arrivare a “una migliore organizzazione dei flussi ospedalieri e una rete dell’emergenza più coerente con gli standard di sicurezza e qualità”. Senza dimenticare il tema, altrettanto fondamentale, delle condizioni di lavoro: “Turni, carichi, notti, valorizzazione professionale e tutele sono questioni centrali se vogliamo rendere di nuovo attrattivo il lavoro nell’emergenza”.

La sperimentazione nelle Case di comunità può essere un primo passo serio e pragmatico, ma deve inserirsi in una strategia più ampia. Servono scelte concrete, tempi certi e una verifica rigorosa dei risultati. Difendere la sanità pubblica significa ascoltare chi lavora ogni giorno in prima linea, a partire dalle proposte di Pepe e Cipriano, e trasformare quelle indicazioni in soluzioni utili per i cittadini e per gli operatori. La Toscana – conclude Mazzeo – può aprire una fase nuova, capace di coniugare innovazione organizzativa, sostenibilità del lavoro e qualità dell’assistenza”.

Last modified: Aprile 7, 2026
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