PISA- Ogni anno migliaia di tonnellate di microscopica polvere cosmica cadono sulla Terra, offrendo agli scienziati una preziosa finestra sull’origine del Sistema solare. Un team internazionale di ricercatori, guidato da Matthias van Ginneken dell’Università del Kent, ha scoperto un particolare tipo di polvere cosmica che indica l’esistenza di un asteroide primitivo vicino alla Terra, finora assente dalle collezioni meteoriche mondiali.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, ridefinisce la comprensione della varietà dei materiali planetari che orbitano nel nostro vicinato cosmico. Alla ricerca hanno partecipato anche il professor Luigi Folco, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, già relatore della tesi di dottorato di van Ginneken, e Martin David Suttle, ricercatore affiliato allo stesso dipartimento.
Le sferule cosmiche sono minuscoli granelli di roccia che viaggiano nello spazio interplanetario e che, entrando nell’atmosfera terrestre, fondono a causa dell’intenso attrito e delle elevate temperature. Costituiscono la maggior parte del materiale extraterrestre che raggiunge il nostro pianeta.
Tradizionalmente si ritiene che gran parte di questa polvere cosmica abbia origine da collisioni relativamente recenti avvenute nella fascia principale degli asteroidi, situata tra Marte e Giove. Analizzando un gruppo insolito di particelle, recuperate sia nei sedimenti glaciali dell’Antartide sia in ambienti urbani, i ricercatori hanno però identificato una categoria distinta, caratterizzata da una composizione chimica e fisica anomala.
L’aspetto più significativo riguarda l’estrema carenza dell’isotopo ossigeno-16, che offre una risposta a una questione irrisolta da tempo nella scienza planetaria. Da decenni, infatti, gli studiosi erano incuriositi da una minoranza di polvere cosmica, pari a circa il 10% delle sferule analizzate, caratterizzata da una firma isotopica povera di ossigeno-16 e incompatibile con qualsiasi gruppo di meteoriti presente nelle collezioni conosciute.
Queste particelle, classificate da tempo come un sottotipo isotopicamente anomalo, avevano finora origine e corpo progenitore sconosciuti. Denominate SCumPo, acronimo di sulphur-rich cumulate porphyritic olivine, ovvero “olivina porfirica cumulitica ricca di zolfo”, sono particelle microscopiche completamente prive di magnetite, un ossido di ferro che si forma quasi sempre quando la polvere spaziale fusa reagisce con l’ossigeno presente negli strati superiori dell’atmosfera terrestre.
Al contrario, queste particelle risultano ricche di goccioline di ferro-nichel-zolfo. Una composizione altamente insolita, che indica una fusione avvenuta in condizioni estremamente riducenti, probabilmente grazie all’effetto schermante prodotto dalla vaporizzazione dei propri gas volatili. Le particelle presentano inoltre una peculiare struttura interna, nella quale i cristalli di olivina si sono rapidamente depositati su un lato durante il passaggio nell’atmosfera.
Attraverso avanzati modelli numerici, capaci di simulare il comportamento di questi cristalli durante la sedimentazione in condizioni di fortissima decelerazione, il team ha calcolato che le particelle progenitrici sono entrate nell’atmosfera terrestre a velocità comprese tra 14 e 17 chilometri al secondo.
Una velocità d’impatto così elevata indica un’orbita altamente eccentrica, incompatibile con quella tipica delle bande di polvere provenienti dalla fascia principale degli asteroidi. La combinazione tra traiettoria orbitale e firma chimica esclusiva suggerisce invece un’origine da un asteroide primitivo vicino alla Terra, ricco di solfuri e strettamente imparentato con una rara classe di meteoriti primitive identificata solo di recente.
La scoperta è di particolare importanza per la scienza planetaria perché rivela l’esistenza di un “anello mancante” tra i corpi progenitori presenti nel nostro vicinato cosmico.
Sebbene meteoriti di grandi dimensioni provenienti da questo tipo di asteroide possano essere troppo fragili o troppo ricche di materiali volatili per sopravvivere intatte al violento attraversamento dell’atmosfera terrestre, la loro presenza viene comunque registrata dalla continua e delicata pioggia di micrometeoriti che raggiunge la Terra.
Studiando questi minuscoli viaggiatori cosmici, gli scienziati possono così ricostruire la storia di regioni del Sistema solare che altrimenti rimarrebbero nascoste, dimostrando che il mezzo interplanetario contiene materia primitiva molto più varia e complessa di quanto documentato finora.
Luigi Folco durante il campionamento di polveri cosmiche sulle cime delle Montagne Transantartiche


Matthias van Ginneken in Antartide mentre raccoglie micrometeoriti che si accumulano nei detriti sulla cima di montagne.

Nell’ immagine in evidenza, una sferula cosmica di circa 200 micrometri di diametro ottenuta con un microscopio elettronico a scansione.
Last modified: Giugno 29, 2026


















