PERIGNANO – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Legambiente Valdera.
“A distanza di 18 mesi dalla realizzazione del polo logistico in via Sicilia a Perignano, su un’area di circa 155mila metri quadrati, emergono molte domande in merito alla mancata realizzazione degli impianti fotovoltaici previsti dal progetto”. Lo dichiara il direttivo di Legambiente Valdera, intervenendo sul comparto logistico realizzato nella zona industriale di Perignano.
“In fase di presentazione pubblica dell’intervento – spiegano dall’associazione – il progetto era stato descritto come un hub logistico caratterizzato da elevati standard di sostenibilità ambientale, con sistemi fotovoltaici sulle coperture dei due edifici, rispettivamente di 32mila e 21mila metri quadrati, e nelle aree pertinenziali, con l’obiettivo di contribuire all’autonomia energetica del complesso”.
Secondo Legambiente Valdera, però, la situazione attuale solleva interrogativi. “Ad oggi – prosegue il direttivo – è possibile notare l’assenza di impianti fotovoltaici installati sulle coperture e sulle superfici destinate a parcheggio. Non risultano inoltre documenti pubblici che attestino l’entrata in esercizio di impianti fotovoltaici, né dati pubblici relativi alla potenza installata: un elemento rilevante rispetto alle dichiarazioni iniziali di sostenibilità energetica”.
Da qui la richiesta rivolta alle amministrazioni competenti. “Alla luce di questo quadro – afferma Legambiente Valdera – riteniamo opportuna una verifica formale degli atti autorizzativi e urbanistici, per accertare se l’installazione degli impianti fotovoltaici fosse prevista come obbligo prescrittivo nei titoli edilizi rilasciati, se tali eventuali prescrizioni risultino pienamente rispettate o ancora in fase di attuazione e quale sia lo stato effettivo delle dotazioni energetiche rinnovabili del comparto”.
Il tema, per l’associazione, riguarda anche i nuovi interventi previsti nella stessa area. “Essendo iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo capannone nella stessa zona industriale – aggiunge il direttivo – ci chiediamo se anche quello sarà ‘green’ nello stesso modo degli ultimi realizzati”.
Legambiente Valdera richiama quindi il nodo più ampio della transizione ecologica e del consumo di suolo. “Ridurre la decarbonizzazione al 2030 a un mero slogan da spendere in fase autorizzativa è un grave errore – sottolineano dall’associazione – ancor più grave se serve a mascherare un consumo di suolo critico”. “La cementificazione – prosegue Legambiente Valdera – comporta una perdita netta dei servizi ecosistemici che un suolo naturale è in grado di offrire: dalla regolazione del ciclo dell’acqua allo stoccaggio del carbonio, fino al mantenimento della biodiversità. Se si decide di sottrarre questi terreni alle loro funzioni ecologiche, è quantomeno necessario destinarli a una produzione di energia pulita che contribuisca concretamente a ridurre l’impatto ambientale”.
Secondo l’associazione, il rischio è quello di compromettere il territorio senza reali benefici ambientali. “In caso contrario – conclude il direttivo – si rischia di compromettere il territorio senza perseguire davvero gli obiettivi della transizione ecologica. Il 2030 non è l’arrivo, ma una tappa di passaggio. La traiettoria europea è già tracciata: riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040 e azzeramento netto entro il 2050”.





















