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Depressione e percezione del tempo: uno studio tra Pisa e Padova svela perché “le ore non passano mai”

PISA- Per chi soffre di depressione il tempo sembra rallentare, le giornate appaiono interminabili e le ore sembrano non passare mai. Una sensazione spesso raccontata dai pazienti e conosciuta in ambito clinico come “dilatazione temporale depressiva”, ma che fino ad oggi la scienza aveva faticato a spiegare in modo chiaro.

Adesso uno studio condotto dall’Università di Pisa insieme all’Università di Padova ha individuato nuovi elementi per comprendere il legame tra depressione, emozioni e percezione del tempo.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Biological Psychiatry Global Open Science con il titolo “Emotional Blunting and Time Estimation in Depression”, ha analizzato il rapporto tra stati emotivi, attività cerebrale e dinamiche corporee legate all’asse cuore-cervello.

“Diversi studi mostrano che l’elaborazione del tempo è alterata nei disturbi dell’umore – spiega Vincenzo Catrambone, ricercatore in bioingegneria dell’Università di Pisa – ma i meccanismi neurofisiologici alla base di questa percezione sono ancora poco compresi”.

Lo studio ha coinvolto 120 studenti universitari, metà dei quali con sintomi depressivi. I partecipanti sono stati sottoposti a test di percezione temporale mentre venivano monitorati tramite elettroencefalogramma ed elettrocardiogramma.

Ai volontari venivano mostrati video dal contenuto emotivamente neutro oppure triste; successivamente era richiesto di stimare il tempo trascorso tra un segnale visivo e il momento presente.

I risultati hanno evidenziato differenze significative tra soggetti sani e soggetti con sintomi depressivi. Nelle persone senza depressione le emozioni influenzano la percezione del tempo, mentre nei soggetti depressi questo collegamento sembra interrompersi.

In chi presenta sintomi depressivi – spiega Gaetano Valenza, docente di bioingegneria all’Università di Pisa – le emozioni non modificano più la stima del tempo. È come se il cervello elaborasse il fluire temporale in modo più meccanico e meno legato all’esperienza emotiva”.

Secondo i ricercatori, nei pazienti depressi il normale dialogo tra emozioni e percezione del mondo esterno risulta alterato, con una diversa attivazione delle aree cerebrali e dell’asse cervello-cuore.

Una scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche.

Se la percezione del tempo è così profondamente connessa all’esperienza depressiva – sottolinea Claudio Gentili, docente di psicologia clinica all’Università di Padova – potremmo lavorare direttamente su questo aspetto in psicoterapia, aiutando i pazienti a modificare la propria esperienza soggettiva del tempo”.

Secondo i primi dati raccolti dal team, intervenire sulla percezione temporale attraverso specifici compiti cognitivi potrebbe contribuire a ridurre sintomi di stress e depressione.

Per i ricercatori comprendere come il cervello sincronizza emozioni e tempo rappresenta un passo importante per sviluppare terapie sempre più mirate e migliorare la qualità della vita dei pazienti depressi.

Last modified: Maggio 13, 2026
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