PISA – Un terzo settore “vigile e preoccupato”, ma ancora vitale. È quanto emerge dalla ricerca “Identità in movimento”, promossa daRegione Toscana e Cesvot, realizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa su 3.200 enti.
Lo studio fotografa un mondo associativo attivo nel post-pandemia e dopo l’introduzione del RUNTS, ma attraversato da dubbi su identità e ruolo. “Il volontariato non si è fermato, ma va accompagnato in questa fase di transizione, soprattutto sul piano culturale”, ha spiegato il presidente di Cesvot Luigi Paccosi.
I numeri confermano la forza del sistema: oltre 100mila volontari continuativi nel campione, che diventano circa 430mila stimati a livello regionale, con più di un milione di beneficiari. In crescita anche la presenza femminile (52%).
Accanto alla vitalità emergono criticità: invecchiamento dei volontari, difficoltà nel coinvolgere i giovani, ritardi nella digitalizzazione e nella formazione. Solo una minoranza degli enti utilizza strumenti come co-programmazione e co-progettazione con le pubbliche amministrazioni.
“Il terzo settore resta un attore indispensabile per le politiche pubbliche”, ha sottolineato il sociologo Andrea Salvini, evidenziando però la necessità di rafforzare reti e modelli organizzativi.
Lo sguardo al futuro resta prudente: la maggioranza degli enti punta a consolidare le attività esistenti, mentre la sfida sarà innovare senza perdere il legame con i territori e le comunità più fragili.
FOTO TRATTA DAL SITO CESVOT.
Last modified: Aprile 28, 2026

















