PISA – Mercoledì 22 aprile alle 17 prende avvio un nuovo ciclo di incontri della Domus Mazziniana, in collaborazione con l’Associazione Mazziniana Italiana, dedicato agli 80 anni della Repubblica.
Ad inaugurare la nuova serie di attività sarà lo scrittore e giornalista Dino Messina, penna storica del «Corriere della Sera», con il volume La Repubblica è nata in via Solferino, pubblicato in occasione del 150° anniversario della fondazione del giornale e degli ottant’anni dalla nascita della Repubblica.
È proprio al ruolo del principale quotidiano italiano è dedicato il libro di Messina che ripercorre l’azione di Mario Borsa, il direttore scelto nel 1945 dal Comitato di liberazione nazionale Alta Italia per guidare il quotidiano di via Solferino e che orientò il più importante quotidiano italiano in senso repubblicano e contro la monarchia, troppo compromessa con il passato regime.

Una pagina cruciale della storia nazionale, che ha visto intrecciarsi i destini di un giornale e quelli del Paese, che Dino Messina rievoca in modo rigoroso e affascinante.
A confrontarsi con l’autore sarà Chiara Nencioni, docente nei licei e studiosa della Resistenza, in un dialogo moderato dal direttore scientifico della Domus Mazziniana Pietro Finelli.
L’evento è pienamente accessibile libero e gratuito fino ad esaurimento dei post è sarà trasmetto in diretta streaming sui canali social della Domus Mazziniana (youtube e facebook).
Dino Messina: Giornalista, scrittore, storico. Per oltre trent’anni ha scritto per il «Corriere della Sera», per il cui cui sito cura ora il blog Lanostrastoria.
Tra i suoi saggi Italiani due volte (2019), dedicato alle foibe e all’esodo istriano-dalmata; Italiani per forza (2021), sull’unità nazionale e le dispute neoborboniche; Controversie per un massacro (2024), su via Rasella e le Fosse Ardeatine, e Piazzale Loreto. I due volti della Liberazione (2025).
Nel novembre 2024 l’Istituto nazionale per la Storia del Risorgimento gli ha assegnato il premio per la divulgazione storica.
Silloge del volume: Un giornale non è soltanto specchio di un Paese, ma ha una propria personalità che deriva dal suo atto di nascita. E questo vale in particolare per il «Corriere della Sera», il cui primo numero uscì 150 anni fa, il 5 marzo 1876. Come scrisse Mario Borsa, il grande direttore della Liberazione, la vocazione del «Corriere» era la moderazione. Non timorosa, ma costruttiva, ottimista.
Il giornale fondato da Eugenio Torelli Viollier, un garibaldino deluso dai velleitarismi del Risorgimento, si rivolgeva alla borghesia di Milano, che già in quello scorcio dell’Ottocento ambiva al titolo di «capitale morale» dell’Italia. Ma fu soprattutto all’insegnamento di Luigi Albertini, il giornalista liberale estromesso dal fascismo nel 1925, che Borsa si rifece quando, sconfitta la dittatura, venne chiamato nel 1945 dal Comitato di liberazione nazionale Alta Italia a guidare il quotidiano di via Solferino. Il direttore azionista, anche se non prese mai la tessera di partito, già prima che fosse indetto il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, orientò il più importante quotidiano italiano in senso repubblicano e contro la monarchia, troppo compromessa con il passato regime. Da quel momento la storia del giornale, con oscillazioni ora a destra ora a sinistra, è stata la storia di un grande gruppo liberale che ha interpretato i cambiamenti sociali e politici e ha accettato le sfide della modernità.
Last modified: Aprile 20, 2026
















