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San Matteo, a Pisa il ricordo della mostra del 1946 che trasformò l’arte in rinascita civile

PISA -Nel 1946 Pisa era una città ferita dalla guerra: fabbriche distrutte, quartieri rasi al suolo, ponti crollati. In quello scenario di macerie nacque un’idea destinata a segnare la storia culturale della città e dell’Italia del dopoguerra: riunire in una mostra le sculture che erano state rimosse dalle loro sedi originarie per essere salvate dai bombardamenti.

Nacque così la “Mostra della Scultura Pisana del Trecento”, allestita nell’ex convento di San Matteo, fino ad allora utilizzato come carcere per detenuti politici. Proprio da quell’esperienza, nel 1949, sarebbe nato il Museo nazionale di San Matteo.

La mostra fu considerata uno degli eventi culturali più importanti dell’Europa appena liberata, diventando modello per molte altre esposizioni e segnando un punto di svolta nella riscoperta della scultura medievale italiana e del ruolo centrale avuto da Pisa in questo ambito. Ebbe anche un forte valore civile: aprì negli stessi giorni in cui, a Roma, Alcide De Gasperi formava il primo governo della Repubblica italiana.

A ottant’anni da quella stagione, i Musei nazionali di Pisa promuovono un programma di iniziative per riportare all’attenzione del pubblico una pagina fondamentale della storia culturale e civile della città.

«A ottant’anni da quei giorni, desideriamo riportare all’attenzione del pubblico una pagina emblematica della storia culturale italiana, capace di rappresentare un autentico modello di coesione civile, rinascita e tutela del patrimonio – dichiara il direttore dei Musei nazionali di Pisa, Massimo Dadà –. Un’esperienza che contribuì in modo determinante ad affermare Pisa nel panorama internazionale dell’arte e che possiamo considerare una straordinaria anticipazione dei principi sanciti dall’articolo 9 della Costituzione».

Il programma prenderà avvio dopo l’estate e coinvolgerà pubblico, comunità scientifica e cittadini pisani. «L’obiettivo – prosegue Dadà – è trasformare questa memoria in un patrimonio realmente condiviso, capace di alimentare una riflessione collettiva sul valore della cultura, della sua tutela e sul ruolo che essa può svolgere nei momenti più difficili della storia».

Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Pisa. «La mostra della Scultura Pisana del Trecento, che nel 1946 vide esposte le opere messe in salvo dalla minaccia della distruzione in quello che poi diventerà il Museo di San Matteo, ha rappresentato un segnale di rinascita per la Pisa che cercava una ripartenza dopo gli anni della guerra – dichiara il presidente Stefano Del Corso –. Quell’evento porta con sé, ancora oggi, il messaggio che l’arte può diventare motore di ricostruzione e veicolo di fiducia nel futuro».

Soddisfazione anche dal Comune di Pisa. Il vicesindaco con delega alla cultura Filippo Bedini ricorda che il Consiglio comunale ha recentemente approvato una mozione dedicata alla valorizzazione della mostra del 1946. «L’iniziativa dei Musei nazionali di Pisa sta pienamente nel solco tracciato dalla mozione e rappresenta un’occasione importante per restituire alla città una pagina straordinaria della sua storia culturale e civile».

Bedini richiama anche il lavoro svolto in occasione del sessantesimo anniversario, con la pubblicazione del volume “L’arte delle rovine”, a cura di Emilio Tolaini. «Oggi, a ottant’anni di distanza, compiamo un passo ulteriore, trasformando quella memoria in un patrimonio vivo e accessibile. La mostra del 1946 dimostrò che la cultura può essere il primo motore della ricostruzione. È un messaggio di straordinaria attualità, che continua a indicare una direzione anche per la Pisa di oggi».

Da ottobre, grazie al contributo della Fondazione Pisa e alla collaborazione con il Comune, sarà proposta una mostra fotografica con materiale inedito dedicato all’allestimento del 1946 e alla trasformazione dell’ex carcere in museo. La narrazione sarà accompagnata da un video racconto sonoro curato da Acquario della Memoria, pensato per far rivivere l’esperienza di quei giorni attraverso un linguaggio capace di unire emozione e conoscenza.

Seguiranno conferenze, incontri e altre attività dedicate alle molteplici sfaccettature di un’impresa che trasformò un patrimonio salvato dalla guerra in simbolo di rinascita collettiva.

Last modified: Luglio 14, 2026
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