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Desertificazione commerciale: “Le attività continuano a chiudere, le istituzioni non possono ignorare questa emergenza!”

PISA – “La saracinesca tristemente abbassata, le luci delle insegne e delle vetrine desolatamente spente. Non sono cartoline dal futuro, ma è già la dura e triste realtà con cui Pisa, come molte altre città e paesi, sta facendo i conti, come dimostra la chiusura annunciata dello storico negozio Rossi Calzature: l’ultimo esempio di un’emergenza desertificazione che le istituzioni di ogni livello non possono più ignorare!”.

Sono parole piene di preoccupazione quelle del direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli. “Fa male vedere chiudere un negozio storico alla soglia dei 100 anni di attività, un autentico simbolo per generazioni di pisani e non solo che sparirà dal cuore pulsante del commercio cittadino. Un cuore che purtroppo smetterà di battere se non si decide di affrontare alla radice il problema: serve un vero piano d’emergenza nazionale da parte del Governo per salvare i negozi di vicinato! Quella che fino a ora è rimasta una buona intenzione deve diventare una priorità”.

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: “Sono 311 le attività di commercio al dettaglio chiuse a Pisa negli ultimi 13 anni, il 25% in meno, con una media di 24 attività perse ogni anno. Comeconferma l’annuncio di questa chiusura tra le attività più colpite spiccano quelle di abbigliamento e calzature, che a Pisa sono il 30% in meno dal 2012 ad oggi

Serve un vero piano shock a livello nazionale” prosegue il direttore di Confcommercio Pisa “che preveda detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture, decontribuzione sui contratti di lavoro e una semplificazione burocratica estremo, oltre a riequilibrare il peso fiscale che vede le imprese pagare il 70% contro il prelievo irrisorio sui giganti globali dell’online, mettere in campo interventi mirati per disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici e incentivare l’utilizzo dei locali sfitti. Solo ripartendo da qui possiamo immaginare un futuro per le nostre città e provare a garantire l’esistenza di quelle attività di vicinato che rappresentano un patrimonio economico, sociale e culturale inestimabile e che contribuiscono a garantire servizi, sicurezza e vivibilità nelle nostre città”.

Siamo solo all’inizio di una valanga che rischia di travolgere tutti. Senza interventi mirati esostegni concreti le insegne delle nostre città sono destinate a spegnersi definitivamente, e le saracinesche ad abbassarsi per sempre”.

Last modified: Aprile 10, 2026
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