PISA – Più i bambini sono piccoli, maggiore è il rischio di ricovero. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Università di Pisa e pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, che ha analizzato l’impatto del virus respiratorio sinciziale (RSV) nei bambini seguiti dai pediatri di famiglia in Italia.
L’età si conferma il principale fattore di rischio: alla nascita la probabilità di ospedalizzazione è stimata intorno al 12,5%, per poi diminuire progressivamente con la crescita.
«Abbiamo condotto lo studio prima dell’introduzione, in Italia, delle campagne di immunizzazione con anticorpi monoclonali contro l’RSV, avviate nel 2024-2025 – spiega Caterina Rizzo, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice della ricerca –. Questi dati rappresentano quindi un riferimento importante per valutare l’efficacia delle nuove strategie preventive e stimarne l’impatto clinico ed economico».
Il virus respiratorio sinciziale è una delle principali cause di infezioni respiratorie nei bambini sotto i cinque anni: quasi tutti lo contraggono entro i primi due anni di vita. Nei casi più gravi può rendersi necessario il ricovero, soprattutto nei neonati e nei lattanti.
Lo studio ha coinvolto 1.410 bambini con infezione respiratoria acuta, seguiti da una rete di pediatri in Toscana, Lazio, Liguria, Lombardia e Puglia, nell’arco di quattro stagioni invernali tra il 2019 e il 2024 (esclusa quella pandemica 2020-2021). L’RSV è risultato responsabile di circa il 40% dei casi.
Nei bambini con infezione confermata, la malattia è durata mediamente oltre due settimane: il 41% presentava ancora sintomi dopo 14 giorni e il 15% anche a distanza di un mese. Il 4,4% dei casi ha richiesto il ricovero, con una degenza mediana di cinque giorni.
Dalla ricerca emerge inoltre che la febbre, pur frequente, non consente di distinguere l’RSV da altri virus respiratori. Questo potrebbe portare a una sottostima della diffusione della malattia nei sistemi di sorveglianza che utilizzano la febbre come criterio principale.
Lo studio rientra nel progetto europeo RSVComNet e ha coinvolto università e strutture ospedaliere di Pisa, Roma, Genova, Bari e Milano. Il finanziamento è stato fornito da Sanofi e AstraZeneca, mentre raccolta e analisi dei dati sono state condotte in modo indipendente dai ricercatori.
Last modified: Marzo 25, 2026
















