PECCIOLI- Da mercoledì 8 luglio, Peccioli accoglie Arcturus e Sun, i due monumentali cavalli bronzei dell’artista internazionale Antonio Signorini, protagonisti del progetto Metamotus, curato da Alessandro Tosi, direttore scientifico del Museo della Grafica di Pisa.
Promosso da Belvedere spa, Macca – Museo d’Arte Contemporanea a Cielo Aperto, Fondazione Peccioliper e Comune di Peccioli, il progetto porta nel borgo pisano due opere imponenti, alte quasi 11 metri e dal peso di circa due tonnellate ciascuna, destinate a dialogare con il paesaggio e con l’esperienza culturale che Peccioli ha costruito negli ultimi decenni attorno all’arte contemporanea.
Il titolo Metamotus, parola composta dal greco meta e dal latino motus, racchiude il senso dell’intervento: trasformazione e movimento, attraversamento e mutamento, permanenza e divenire. Non la forma conclusa, ma il processo attraverso cui ogni forma continua a generarsi.
I due cavalli, già attraversati da un lungo percorso tra luoghi, culture e geografie diverse, arrivano a Peccioli per aprire una nuova conversazione con il territorio. Nelle intenzioni dell’artista, infatti, l’opera non appartiene mai a un luogo in modo esclusivo: ogni contesto la trasforma e, allo stesso tempo, viene trasformato dalla sua presenza.
Nel paesaggio aperto di Peccioli, dove arte, architettura, memoria e territorio convivono in una progettualità continua, i Flying Horses generano una nuova costellazione di significati. Slanciati nell’atto di superare un immaginario ostacolo, Arcturus e Sun saranno visibili 24 ore su 24 e cambieranno aspetto con il passare delle ore, delle stagioni e della luce, naturale e artificiale, offrendo letture sempre diverse del rapporto tra arte e natura.
Le opere poggiano su un basamento in terra battuta di circa 50 metri in direzione nord-sud e 41 metri in direzione est-ovest. La struttura, realizzata a forma di stella a quattro punte per ragioni di stabilità ed efficienza tecnica, accoglie una zavorra di 10 metri per lato che sostiene l’equilibrio dei cavalli. La finitura finale è in ghiaia nera, mentre le parti in terra battuta saranno progressivamente colonizzate da essenze erbose autoctone, integrando l’opera nel paesaggio.
Al centro del progetto c’è anche una rilettura della simbologia del cavallo. Fin dall’antichità associato a forza, potere, velocità e conquista, nelle opere di Signorini il cavallo si allontana da questa tradizione. Non è animale da cavalcare, né simbolo di dominio o vittoria, ma presenza sospesa tra materia e immaginazione, tra realtà e sogno.
Per l’artista, i cavalli sono suono, luce ed energia in movimento. Le forme slanciate evocano corpi celesti in attraversamento, stelle che percorrono traiettorie invisibili. Arcturus, nome di una delle stelle più luminose del cielo notturno, richiama il viaggio e l’orientamento; Sun, il Sole, rimanda invece alla luce, alla vitalità e alla forza creatrice. Insieme, le due sculture diventano metafore della libertà, della conoscenza e della tensione verso l’oltre.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è la sfida alla gravità. Una scultura alta oltre dieci metri e pesante due tonnellate sembra trovare un equilibrio impossibile, trasmettendo una sensazione di leggerezza che contraddice la massa reale della materia. Dietro questa apparente semplicità si cela un complesso lavoro ingegneristico fatto di strutture interne, distribuzione dei carichi, verifiche statiche e dinamiche, studi sul vento e fondazioni dedicate.
Ma la gravità, nell’opera di Signorini, è anche metafora delle paure, delle convenzioni e delle rigidità che accompagnano l’esistenza. I Flying Horses invitano alla leggerezza dello spirito, alla libertà del pensiero e alla capacità di attraversare la complessità senza esserne schiacciati.
Nato a Pisa nel 1971, Antonio Signorini ha sviluppato in oltre tre decenni una ricerca che intreccia disegno, pittura, scultura, incisione, materia, segno e progetto. Il suo linguaggio, oggi riconoscibile a livello internazionale, è segnato da una costante tensione tra peso e leggerezza, permanenza e trasformazione, materia e movimento.
Con Metamotus, Peccioli conferma il proprio ruolo di laboratorio permanente dell’arte contemporanea, dove le opere non vengono semplicemente collocate nel paesaggio, ma partecipano alla sua evoluzione. Arcturus e Sun non appartengono soltanto alla terra né al cielo: appartengono al viaggio, a quella tensione continua tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.




















