PISA – “La Chiesa ha bisogno di comunicare per la sua missione con le forme più adatte. Oggi abbiamo sfide diverse, ma non meno gravi e importanti e innovazioni da sfruttare per una comunicazione corretta. Oltre la predica, come arrivare agli altri? Come fare, come sviluppare questa creatività?”.
di Andrea Bartelloni
Con queste parole, nella Cappella dell’Arcivescovado, Padre Saverio Cannistrà, arcivescovo di Pisa ha iniziato la breve omelia durante la celebrazione della santa Messa per i giornalisti e gli operatori della comunicazione che lavorano o vivono nella diocesi in occasione della festa liturgica di san Francesco di Sales (1557-1622), loro patrono. Il vescovo ginevrino «nel 1594, a 27 anni, venne inviato nell’alta Savoia, influenzata dal calvinismo, – ha detto ancora Cannistrà – e tentò di riaffermare l’autorità cattolica, ma pochi ascoltavano le sue prediche. Come posso portare a termine la mia missione? Si chiedeva. Con l’amore per il suo gregge, per i più fragili, i più esposti, per far sviluppare un senso critico nei confronti di queste nuove idee.

Si inventò i “foglietti”, dei volantini sui temi più controversi. Fu un grande successo». «Io penso che San Francesco di Sales debba essere un esempio, non aveva studiato giornalismo o sociologia, però si lasciava guidare dalla Spirito, dalla carità, dall’amore. È sempre la carità che trova le forme giuste per avvicinare gli altri. È una forma di amore il desiderio di parlare con l’altro e porta a inventare forme di comunicazione. Se percepiamo empatia con chi dobbiamo parlare le parole vengono con maggiore facilità. Questo credo sia l’atteggiamento spirituale profondo che porta a trovare forme per la comunicazione, avere il desiderio di essere vicini agli altri. Avere il desiderio che le persone possano sviluppare una visione della realtà ampia, sulla quale prenderanno le loro decisioni, liberandole da una sottomissione ad un certo tipo di manipolazione. In questo, il Vangelo di oggi ci offre due spunti importanti. Gesù, grande comunicatore, parla a molta folla, Gesù era per loro a tal punto che non riusciva a prendere cibo. La passione per l’altro è la condizione fondamentale per poter aiutare le persone.

C’è poi la reazione dei suoi che, vedendo quello che stava succedendo, dicevano: «E’ fuori di sé». C’è una incapacità di comprendere quello che Gesù sta facendo, penso che tutte le volte che Gesù ci dice di spenderci per gli altri, perché questi prendano possesso della nostra vita, riceveremo delle critiche, non saremo compresi. Questo non ci deve né sorprendere, né spaventare: chi si comporta così «è fuori di sé», è una scelta per non pensare a sé stessi, non essere centrati sul proprio io, essere decentrati verso l’altro. Se ci sono queste condizioni interiori poi anche le strategie, i mezzi, le vie per raggiungere l’altro in maniera efficace le troveremo e la nostra comunicazione potrà raggiungere i cuori del prossimo». Mons. Cannistrà ha anche voluto ricordare tutti i giornalisti che hanno dato la vita nel compimento del loro servizio e che sono stati vittime di persecuzione. Al termine della messa, concelebrata con don Luca Bau, direttore dell’Ufficio Diocesano delle comunicazioni sociali, la foto di rito, sotto la statua di Mosè, presenti numerosi giornalisti pisani in rappresentanza di varie testate: La Nazione, Il Tirreno, Toscana Oggi, 50 Canale, TeleGranducatoTV, Radio Incontro, vari uffici stampa e Pisanews. Poi tutti invitati al rinfresco offerto dall’arcivescovo.
La foto sopra Credit Teta
Last modified: Gennaio 25, 2026

















