Negli ultimi mesi l’argento è tornato protagonista sui mercati internazionali, registrando rialzi superiori al 100% su base annuale in alcune fasi e attirando l’attenzione di investitori e media. Una performance che ha riacceso il dibattito sul ruolo dei metalli preziosi nei cicli economici e finanziari, riportando sotto i riflettori un asset spesso considerato complementare all’oro, ma storicamente capace di movimenti molto più rapidi e accentuati.
di Emilia Beria d’Argentine
Parallelamente, anche l’oro continua a muoversi su livelli elevati, segnando nuovi massimi e confermando una tendenza strutturale di lungo periodo. In questo contesto, alcuni osservatori hanno iniziato a parlare di gold fatigue, un’espressione utilizzata per descrivere fasi in cui l’attenzione del mercato sembra spostarsi temporaneamente dall’oro verso asset percepiti come più dinamici, tra cui proprio l’argento.
La rotazione tra metalli come fenomeno ciclico. Il concetto di gold fatigue può risultare fuorviante se interpretato come una perdita di centralità dell’oro. In realtà, si tratta di una rotazione tattica tipica dei mercati, che emerge quando la ricerca di stabilità lascia spazio a una maggiore propensione al rischio.
L’argento presenta infatti una duplice natura: oltre a essere un metallo prezioso, è anche una materia prima industriale. Questo lo rende particolarmente sensibile alle aspettative di crescita economica, alla domanda manifatturiera e ai cambiamenti di esigenze degli investitori. In fasi di espansione o di rinnovato ottimismo macroeconomico, l’argento tende quindi a muoversi con un’ampiezza superiore rispetto all’oro.
Storicamente, le fasi di forte apprezzamento dell’argento sono spesso concentrate e rapide, mentre l’oro segue traiettorie più graduali e continue. Le rotazioni tra i due metalli non sono casuali, ma riflettono il passaggio da una logica di protezione a una di opportunità, e viceversa. In questo senso, l’argento che “corre” e l’oro che mantiene una crescita più costante rappresentano due espressioni diverse dello stesso ciclo economico.
Perché l’oro resta un riferimento. Anche in una fase di rialzo significativo, l’oro non cambia la propria funzione. Non compete sulla velocità, ma sulla capacità di rappresentare una misura del valore nel tempo. È per questo che continua a essere utilizzato da banche centrali e investitori istituzionali come elemento di equilibrio nei portafogli, piuttosto che come strumento per inseguire le performance di breve periodo.
Quando altri metalli attirano l’attenzione per movimenti rapidi, l’oro mantiene un ruolo più silenzioso ma strutturale. La sua forza non risiede nell’euforia del momento, bensì nella continuità e nella fiducia che attraversano le diverse fasi economiche e monetarie.
Velocità e permanenza, due funzioni complementari. La cosiddetta gold fatigue non segnala quindi un indebolimento dell’oro, ma descrive una dinamica fisiologica dei mercati. Le accelerazioni dell’argento raccontano il bisogno di movimento e di reattività tipico di alcune fasi cicliche, mentre l’oro continua a rappresentare un riferimento stabile, capace di attraversare contesti economici e monetari differenti.
Leggere insieme questi due movimenti consente di superare la logica della contrapposizione e di comprendere come, nel mondo dei metalli preziosi, velocità e permanenza rispondano a funzioni diverse ma complementari.
Fonti :
- World Gold Council – Gold Demand Trends https://www.gold.org
- LBMA – London Bullion Market Association – Precious Metals Market Insights https://www.lbma.org.uk
- International Monetary Fund (IMF) – Global Financial Stability Report https://www.imf.org
- Banche Centrali – Dati ufficiali su riserve e allocazioni https://www.bis.org
- Analisi istituzionali sui mercati di oro e argento https://www.reuters.com


















