Written by 11:18 am San Giuliano Terme, Attualità

Sindacato per Biodiversità e gli Ecosistemi: Predazione del puledrino ad Arena Metato: “Prevenzione e responsabilità, non rimozione dei lupi”

Il Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi interviene sulla predazione del puledrino avvenuta presso un
allevamento equino nella zona del cimitero di Arena Metato
, nel Comune di San Giuliano Terme. La morte del giovane animale è un fatto grave: non rappresenta soltanto un danno economico o zootecnico, ma la perdita di un essere vivente che avrebbe dovuto essere protetto.

UNA PRESENZA CONOSCIUTA, NON UN EVENTO IMPREVEDIBILE

Pubblicazione del presente comunicato, integralmente o nei suoi contenuti essenziali, con adeguata evidenza
Non intendiamo minimizzare l’accaduto, né attribuire responsabilità individuali senza avere effettuato un
sopralluogo e senza conoscere gli accertamenti veterinari e tecnici. Riteniamo però altrettanto scorretto
trasformare una predazione su un animale detenuto nella prova automatica di un pericolo imminente per le persone o nella giustificazione per allontanare, catturare o abbattere il branco. I lupi frequentano il territorio di Metato da circa due anni. Non siamo quindi di fronte a una comparsa improvvisa, ma a una presenza territoriale ormai conosciuta. Ad Arena Metato, la situazione avrebbe avuto origine oltre due anni fa da un maschio alimentato dall’uomo, poi accoppiatosi con una femmina in dispersione. Da quella coppia è nato un branco, le cui dinamiche si sono successivamente evolute attraverso complesse vicende intraspecifiche. La permanenza di alcuni individui nell’area non è casuale, ma legata all’opportunismo alimentare e alle dinamiche di pressione e competizione proprie della specie. Quando una specie selvatica stabilisce il proprio territorio in un’area fortemente antropizzata, la risposta razionale non consiste nel pretendere che scompaia, bensì nell’adeguare le attività umane e le strutture di custodia degli animali a un rischio divenuto prevedibile. Dopo due anni, la domanda istituzionale non può essere soltanto «come allontaniamo i lupi?». Deve essere anche, e
soprattutto: quali misure sono state progettate, finanziate, realizzate e verificate per proteggere fattrici, puledri e altri animali vulnerabili? Quali attrattivi sono stati individuati e rimossi? Quale monitoraggio è stato attivato? Quale assistenza tecnica è stata fornita agli allevamenti e ai centri ippici della zona?


PERCHÉ LA RIMOZIONE DEL BRANCO NON È RISOLUTIVA

Catturare o trasferire i lupi non elimina le condizioni che rendono quel territorio favorevole. Se restano disponibili corridoi di passaggio, rifiuti, scarti alimentari, mangimi, carcasse o animali domestici insufficientemente protetti, il luogo continuerà a essere attrattivo e potrà essere nuovamente occupato dagli stessi individui o da altri lupi. La traslocazione comporta inoltre cattura, immobilizzazione, stress, possibile separazione del gruppo familiare e un inserimento forzato in un territorio già occupato da altri individui. L’allontanamento mediante dissuasione può essere utile in situazioni circoscritte, ma se non viene accompagnato dalla rimozione degli attrattivi e dal rafforzamento delle protezioni produce, nella migliore delle ipotesi, un effetto temporaneo.
L’abbattimento è per il nostro Sindacato eticamente, ecologicamente e politicamente inaccettabile. Non mette
automaticamente in sicurezza gli allevamenti, può disgregare il branco e lasciare libero il territorio a nuovi individui. Nessuna di queste misure può sostituire una strategia preventiva stabile.


LA PREVENZIONE INTERVIENE SULLA CAUSA CONCRETA DELLA PREDAZIONE

La prevenzione non promette l’illusione di un territorio senza fauna selvatica. Riduce concretamente la possibilità che i predatori possano raggiungere gli animali detenuti. In un allevamento equino con fattrici e puledri è necessaria una valutazione tecnica specifica: non esiste una soluzione universale e non è sufficiente richiamare genericamente la presenza di recinzioni o sistemi di allarme. Devono essere verificati la continuità e la resistenza delle recinzioni, l’eventuale elettrificazione, la protezione alla base contro scavo e sollevamento, i punti di accesso, la conformazione del terreno, la disponibilità di ricoveri notturni, la possibilità di creare settori protetti per puledri e animali vulnerabili, la sorveglianza nelle fasce orarie a maggiore rischio e il collegamento tra allarme e intervento tempestivo Devono inoltre essere eliminati rifiuti, carcasse, mangimi e qualsiasi altra fonte alimentare accessibile. L’eventuale impiego di cani da guardiania non può essere suggerito superficialmente: in un allevamento equino vicino a strade, abitazioni e attività frequentate deve essere valutato da tecnici competenti, considerando compatibilità con i cavalli, addestramento, gestione e sicurezza delle persone.


NESSUNA ACCUSA SENZA SOPRALLUOGO, MA NESSUNA SCORCIATOIA CONTRO I
LUPI

Il Sindacato non accusa lo specifico allevamento di negligenza. Senza un sopralluogo non possiamo conoscere la
qualità delle strutture, le misure adottate o le eventuali richieste di aiuto rimaste senza risposta. Chiediamo però che tali elementi vengano accertati e resi conoscibili, invece di concludere preventivamente che la soluzione consista nella rimozione del branco. Regione Toscana, Comune di San Giuliano Terme, Azienda USL Toscana nord ovest, Parco regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli e soggetti scientifici competenti devono coordinare un piano operativo: sopralluoghi, individuazione dei punti vulnerabili, monitoraggio del branco, verifica degli attrattivi, protezioni immediate per i puledri e finanziamento pubblico delle misure necessarie.


LA NOSTRA POSIZIONE SULL’ALLEVAMENTO

L’allevamento animale non corrisponde all’orizzonte etico antispecista ed ecocentrico del Sindacato. Non
consideriamo la riproduzione, la detenzione e l’utilizzazione economica degli animali il modello di relazione tra
specie verso il quale dovrebbe evolvere la società. Tuttavia, finché un’attività di allevamento è legalmente esercitata, chi detiene gli animali e le istituzioni che autorizzano, disciplinano e sostengono tale attività hanno il dovere inderogabile di proteggerli. L’animale allevato non può essere lasciato esposto a un rischio conosciuto e poi, dopo la sua morte, trasformato nell’argomento per perseguitare l’animale selvatico. La predazione è un rischio prevedibile dell’attività zootecnica in un territorio abitato da grandi carnivori. «alea imprenditoriale ordinariamente connessa all’esercizio dell’attività zootecnica in ambiente rurale, naturale o seminaturale».
Ciò non significa lasciare ogni costo all’allevatore: le istituzioni devono finanziare integralmente le protezioni,
garantire assistenza tecnica continuativa, effettuare verifiche e riconoscere indennizzi rapidi quando misure adeguate siano state effettivamente applicate.


UNA CRITICITÀ CHE RIGUARDA L’INTERO DISTRETTO IPPICO

La vicenda impone inoltre una riflessione più ampia sulle condizioni delle aziende ippiche presenti nel territorio di San Giuliano Terme. Da osservazioni esterne e conoscenze dirette dell’area, che non hanno valore di accertamento ispettivo e dovranno pertanto essere verificate dagli organi competenti, emerge che numerose strutture sembrano prive di adeguati sistemi di protezione passiva e attiva contro le possibili predazioni: recinzioni specificamente progettate, barriere elettrificate, doppi perimetri, ricoveri notturni sicuri, sistemi di allarme collegati a interventi tempestivi, illuminazione e sorveglianza nelle ore maggiormente esposte. In alcuni casi appaiono inoltre presenti condizioni strutturali che meritano una verifica sotto il profilo del benessere animale, quali ricoveri apparentemente insufficienti, scarsa disponibilità di zone d’ombra, terreni eccessivamente secchi o polverosi, recinzioni non idonee e necessità di accertare la costante disponibilità di acqua e la corretta gestione degli animali. Non formuliamo giudizi definitivi sulle singole aziende, ma chiediamo al Comune di San Giuliano Terme, all’Azienda USL Toscana Nord Ovest e agli altri organi competenti di avviare una ricognizione sistematica dell’intero comparto ippico locale. La prevenzione non può essere richiesta soltanto dopo una predazione: deve diventare una condizione ordinaria dell’attività, insieme al pieno rispetto delle
esigenze etologiche e del benessere degli animali detenuti.

VICINANZA AL PAESE NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE PERICOLO PER LE
PERSONE


La frequentazione di un’area antropizzata non dimostra, da sola, aggressività o intenzione di avvicinarsi alle persone. Nel caso di Metato è documentata una predazione su un animale detenuto. Questo non consente di affermare automaticamente che il branco costituisca una minaccia imminente per bambini, famiglie o cittadini.
Un rischio concreto per l’incolumità pubblica deve essere valutato sulla base di comportamenti specifici, ripetuti e documentati: avvicinamenti intenzionali alle persone, mancato allontanamento, ricerca diretta del contatto o condotte aggressive non provocate. Qualora emergessero tali segnali, sarebbero necessari monitoraggio individuale, eliminazione immediata degli attrattivi e dissuasione professionale non cruenta. La paura non può sostituire l’accertamento tecnico.


LE MISURE CHE CHIEDIAMO PER METATO


 monitoraggio scientifico continuativo e coordinato del branco e dei corridoi utilizzati;
 fototrappole e strumenti non invasivi nelle aree di passaggio e ai margini delle zone abitate;
 mappatura degli spostamenti, degli orari e degli eventuali comportamenti realmente problematici;
 censimento e rimozione di rifiuti, carcasse, mangimi e altri attrattivi di origine umana;
 sopralluoghi tecnici in tutti gli allevamenti e centri ippici interessati;
 protezione prioritaria di puledri, giovani animali e soggetti vulnerabili, soprattutto nelle ore notturne;
 recinzioni e ricoveri progettati sul singolo sito, finanziati e periodicamente verificati;
 dissuasione non cruenta soltanto quando necessaria e affidata a personale qualificato;
 informazione pubblica equilibrata, distinta dall’allarmismo e dalle campagne favorevoli alla rimozione o
all’abbattimento.


La convivenza non significa accettare passivamente la morte degli animali detenuti. Significa prevenire
predazioni prevedibili senza pretendere la cancellazione della fauna selvatica e senza trasferire sui lupi le
conseguenze delle carenze strutturali, organizzative o istituzionali.

Last modified: Agosto 4, 2026
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